Il cibo per i clandestini non è bio, scatta indagine procura Milano

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Paghiamo magistrati perché si occupino del menù degli spacciatori clandestini, ai quali dovremmo dare pane e acqua.

Poveri clandestini, il cibo che i contribuenti servono loro in attesa che vengano espulsi – parliamo di spacciatori, stupratori e delinquenti vari – non è bio.

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Cibo inadeguato, al posto dei prodotti bio di cui si parlava nell’offerta tecnica. Mancavano o erano insufficienti poi i servizi di mediazione culturale, il presidio sanitario, le prestazioni sanitarie specialistiche, in molti casi i medicinali, i sevizi di pulizia, le visite di idoneità alla vita in comunità ristretta. Anche i luoghi di culto totalmente assenti. Con l’ipotesi di frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, la procura di Milano ha aperto un’inchiesta sul Centro di Permanenza per il Rimpatrio dei migranti irregolari di via Corelli. Dalle prime ore dell’alba, infatti, sono in corso in queste ore perquisizioni e acquisizioni di documenti a Milano e Salerno da parte della Guardia di Finanza. Come si legge nel decreto di perquisizione, l’ipotesi della procura è che abbiano commesso frode “ponendo in essere espedienti maliziosi e ingannevoli, idonei a fare apparire l’esecuzione del contratto di appalto conforme agli obblighi assunti e in particolare: simulavano la presenza presso il Cpr” di servizi “pattuiti in sede contrattuale con la prefettura di Milano, servizi in realtà mai prestati o comunque prestati in maniera largamente insufficiente”.

Inoltre, secondo la procura di Milano, in sede di offerta tecnica per l’aggiudicazione dell’appalto da 4,4 milioni di euro e indetto dalla prefettura di Milano, “producevano documenti contraffatti e con firme apocrife”. Erano falsi o contraffatti quindi una decina di contratti o protocolli. Al centro dell’indagine delle fiamme gialle, coordinata dal pm Paolo Storari, c’è La Martinina Srl, di Pontecagnano, società salernitana aggiudicataria dell’appalto da 4,4 milioni di euro della Prefettura di Milano. Gli inquirenti stanno notificando gli avvisi di garanzia agli indagati, l’amministratore di fatto Alessandro Florenzi e Consiglia Caruso, la rappresentante legale, nonché all’azienda coinvolta per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti in relazione agli eventuali reati commessi dal management.

Si punta – come evidenzia un comunicato della procura milanese guidata da Marcello Viola – alla ricerca degli illeciti penali commessi dal management della società a vantaggio di quest’ultima. L’indagine è partita da un approfondimento della Guardia di Finanza sulla gara d’appalto indetta dalla Prefettura milanese: un altro risvolto dell’inchiesta sarà però sulle condizioni in cui erano sottoposti gli ospiti del centro, per verificare se i servizi erogati corrispondevano a quelli previsti sulla carta. Già in passato c’erano state diverse polemiche sul modo in cui venivano trattati gli ospiti, come documentato dagli ospiti del centro che giravano video con il telefonino e da alcune testimonianze degli operatori del centro.




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