Due operazioni dopo il brutale stupro africano per tornare a mangiare

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L’aveva spinta in una casa abbandonata di Costa Masciarelli a L’Aquila, dopo averla appena conosciuta. Si era denudato, l’aveva afferrata per i capelli per violentarla, ma la donna vittima si è difesa con tutte le sue forze, e gli ha sferrato un pugno in faccia. A quel punto lui ha cominciato a picchiarla selvaggiamente, l’ha presa a calci e pugni, mentre lei era a terra, fratturandogli una mascella. Poi ha afferrato la sua borsa, ed è scappato via, dileguandosi nella notte.

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Questa l’agghiacciante cronaca di quanto accaduto il 7 giugno scorso a L’Aquila, nel corso dell’udienza di ieri al Tribunale, dove il gup, Marco Billi dopo il rito abbreviato, ha condannato a sei anni e 4 mesi di reclusione l’egiziano Elhadidi Hani Rabie Abdeleahman, di 29 anni, riconosciuto colpevole di aver violentato, rapinato e picchiato una 31enne aquilana, ex rugbista.

Il rito abbreviato ha consentito lo sconto di pena di un terzo. Il pm Guido Cocco aveva chiesto dieci anni di carcere e una multa di 1600 euro.

L’imputato è stato presente in aula durante la discussione ma non alla lettura del dispositivo.

Lo straniero era stato ospite di un centro di accoglienza in città.

Poi terminati i benefici, invece di essere espulso o inviato in Albania, viveva da irregolare in uno dei palazzi abbandonati nell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio. Era subito fuggito dopo la brutale aggressione ma il personale della Squadra Mobile dell’Aquila, insieme alla Polfer di Civitavecchia, lo ha poi arrestato raccogliendo gravi indizi a suo carico.

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Decisiva la testimonianza della vittima, che ha riconosciuto un tatuaggio che il suo aguzzino aveva sul collo.

L’africano è stato fermato alla stazione di Civitavecchia, pronto a imbarcarsi per l’estero. Da allora è in carcere a Velletri.

La difesa poco convincente del ventenne è che qualcuno quella sera aveva messo una sostanza stupefacente all’interno della bottiglia di vino consumata in un kebab del centro storico. Il 29enne comunque era già noto alle forze dell’ordine per casi di spaccio di sostanze stupefacenti e per aggressioni.

La vittima dopo la sera da incubo ha avuto bisogno di un intervento chirurgico, avendo riportato fratture al volto e alla mascella ed è stata ricoverata per una settimana, con prognosi di 40 giorni. Indelebili le ferite dell’anima, per quanto subito.

La parte civile si è costituita tramite l’avvocato del Foro aquilano Giulio Michele Lazzaro mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Annamaria Verno del Foro di Roma che ricorrerà in appello. Ottenere in sede civile il risarcimento non sarà però facile, l’egiziano è infatti nullatenente e senza fissa dimora.