Sharia in Italia, assolto immigrato che picchia le donne: “E’ la sua cultura”

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Il Tribunale di Brescia ha assolto Hasan Mb Imrul, il cittadino bengalese finito a processo per maltrattamenti ai danni della ex moglie 27enne, sua connazionale e cugina sposata in patria con un matrimonio combinato dopo la morte dello zio. Secondo il giudice, “il fatto non sussiste”. Il caso era finito al centro dell’attenzione mediatica già a settembre, quando il pm Antonio Bassolino aveva sostenuto che il comportamento dell’uomo era “frutto dell’impianto culturale e non della volontà di annichilire e svilire la coniuge”.

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Fonti legali hanno riferito che, prima dell’udienza di martedì 17 ottobre, il pubblico ministero ha cambiato la formula con cui ha chiesto l’assoluzione dell’uomo da “perché il fatto non costituisce reato per mancanza dell’aspetto soggettivo” a “perché il fatto non sussiste”. Una decisione, questa, che ha fatto passare in secondo piano le parole sugli aspetti culturali che avevano scatenato la polemica e che avevano spinto il procuratore capo Francesco Prete a dissociarsi dal suo sostituto, perché “in base alle norme del codice di procedura penale, non possono essere attribuite all’ufficio nella sua interezza”

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“Ancora violenza senza tutela. Le donne maltrattate non denunceranno più”, ha commentato l’avvocato Valeria Guerrisi, difensore della donna vittima per anni di soprusi fisici e psicologici. Già al tempo della dichiarazione choc del pubblico ministero, la 27enne bengalese aveva espresso tutto il suo sconcerto. La donna, infatti, aveva trovato il coraggio di sporgere denuncia “solo nel 2019, dopo anni di urla, insulti e botte, sotto la costante minaccia di essere riportata in Bangladesh definitivamente”. L’ex marito l’aveva anche costretta ad abbandonare gli studi superiori dopo la maternità e a restare segregata in casa.

Le parole messe nero su bianco dal pm le attribuivano una sorta di colpa, poiché la donna, nata e cresciuta nel nostro Paese, aveva “inizialmente accettato” i valori di cui l’uomo “si era fatto fieramente latore”, per poi giudicarli “intollerabili perché cresciuta in Italia e con la consapevolezza dei diritti che le appartengono”. L’ex marito, invece, secondo Antonio Bassolino, non intendeva “annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia sulla medesima”, ma era anch’egli vittima del contesto culturale in cui è stato allevato, dove è ben radicata la disparità tra uomo e donna.




9 pensieri su “Sharia in Italia, assolto immigrato che picchia le donne: “E’ la sua cultura””

  1. i giudici fanno quello che fanno
    quando sanno che c’e un popolo
    che avvalla tutto questo
    portando al potere (ad esempio), la attuale classe politica.

    Non credete a chi vi dice che la Meloni o la Lega,
    sono appena arrivati su quelle poltrone
    (come fu per il M5S nel 2018).

    Essi sono su quelle poltrone da sempre.
    E sono stati al governo già tante altre volte.

  2. cioe’ ?????
    quindi perche’ ci rompete i coglioni se poi dite che noi siamo razzisti?
    lo era mio padre
    lo era mio nonno
    lo era il mio bisnonno,
    lo era il mio trisnonno , conservo ancora le sue lettere quando prendeva a calci in culo il negretto portalampade!
    lo erano tutti i miei e di sicuro fino ad arrivare a romolo e remo, quindi cosa andate cercando?
    è la nostra cultura non è colpa nostra se siamo razzisti!

    un negro è innocente e noi no?

    rikkionazzi!!

    1. anche in noi è ben radicata la cultura del negro di merda, sottosviluppato e ritardato cronico!
      un parassita che invece di trombare tutto il giorno mollando i figli a stronze alla meloni che ci costringono a lavorare , e duro, per mantenerli, se andassero a lavorare e a spaccarsi la schiena cosi come facevano i nostri avi, metterebbero l uccello in riposo perchè non ce la farebbero neppure a pisciare, invece qui ci sono i gran coglioni che mantengono i figli di sti parassiti con laute donazioni (soldi nostri!), sicchè i loro genitori possono continuare bellamente a trombare! e a sfornare inutili parassiti ritardati

        1. In Iran, i rifugiati afghani affrontano due livelli di razzismo:
          il razzismo sistematico supportato dalla legge
          e il razzismo comunitario.

          La prima impone tasse e tasse aggiuntive ai rifugiati afghani senza consentire loro l’accesso ai servizi pubblici.
          Tuttavia, il razzismo comunitario è più pericoloso. I cittadini iraniani umiliano quotidianamente i rifugiati afghani

          dw.com/en/opinion-as-an-afghan-refugee-in-iran-i-grew-up-with-fear-and-humiliation/a-53899456

    2. pensi che gli islamici non siano razzisti?
      Povero illuso.

      Vai a vedere cosa fanno in Iran
      agli immigrati dell’Afghanistan

        1. si ammazzano anche fra Musulmani
          quindi l’odio non e’ di tipo religioso

          In Iran c’e una Repubblica islamica presidenziale teocratica
          in altre parole una dittatura islamica
          dove il razzismo e’ istituzionalizzato
          esattamente come ad i tempi di Mussolini o Hitler

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