La fine dell’Italia inizia a Lampedusa: la prima zona a maggioranza africana – VIDEO

Vox
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E’ questo che Meloni prepara per tutta Italia. Quello che oggi è Lampedusa tra pochi anni sarà tutta l’Italia con sbarchi, decreti flussi e ricongiungimenti familiari. Dobbiamo fermare lei e i suoi padroni.

Le immagini di questa notte da Lampedusa, mostrano la struttura di accoglienza al collasso.

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Questa è l’Italia del futuro che sta preparando per voi la Meloni con sbarchi, decreti flussi e ricongiungimenti familiari: un inferno africano.

I media parlano di ‘ondata di disperati’, noi vediamo solo un’ondata di invasori e di merda:




7 pensieri su “La fine dell’Italia inizia a Lampedusa: la prima zona a maggioranza africana – VIDEO”

  1. Perché l’Italia sta precipitando nell’inferno il più abissale?

    Perché noi Italiani non abbiamo mai smesso di essere meticcionisti! apolidisti!

    Gioacchino Volpe era convintamente meticcionista! apolidista!

    aperto l’un paese ai cittadini dell’altro”!!!
    Nessun cittadino! tutti disarmati! tutti sudditi! tutti schiavi!
    I sudditi degl’imperi sono schiavi! non cittadini!
    L’italicida impero è ultraregressione verso la preistoria! Anche durante la preistoria non esistevano i sacrosanti confini della Patria!

    Qual è l’infernale fondo abissale dell’apolidismo?
    Che cos’è l’infernale fondo abissale del meticcionismo?

    È ”Un mucchio di macerie
    […] dopo sessanta o settanta anni di politica estera, di sforzi per trovare una strada [un atroce burrone, un orrido precipizio] e camminarvi sopra, di obiettivi via via posti e raggiunti; insomma dopo sessanta o settanta anni di lavoro, di sudore e di sangue […] dopo tutto questo, l’Italia ha visto annullato quel lavoro e profuso invano quel sudore e sangue; è stata ricondotta o meglio ricacciata al punto di partenza, come Sisifo dalla vetta [vetta abissale nel caso dell’apolidismo! del meticcionismo!] su cui aveva faticosamente messo il piede, rotolando il suo sasso.
    [il nostro stramaledettissimo sassone, italicida, è l’apolidismo! il meticcionismo!] […]
    Appena nata o almeno superata la prima fase di vita diciamo fisiologica, tutta di politica interna, costruzione della macchina statale, assestamento del bilancio, l’Italia cominciò a proporsi qualche cosa di più che non semplicemente vivere [e malissimo ce ne incolse! avremmo potuto quietare! avremmo potuto vivere tranquillamente!], a voler dare anzi dimostrazione di esser veramente viva [invece diede dimostrazione di non sapersi autocontrollare!!], poiché per le nazioni vivere è agire [autocontrollarsi! autodifendersi e autogovernarsi! quietare! non autodistruggersi!], è conservarsi e crescere fra le altre nazioni che agiscono e crescono. Tre furono dopo il ’78, l’anno del congresso di Berlino, l’anno che dimostrò a chiare note che l’unità raggiunta era, doveva essere, un punto di partenza se non si voleva perdere anche il punto di arrivo [tutt’al contrario! perdemmo eccome il punto d’arrivo! perdemmo la santa meta perché regredimmo all’italicida apolidismo! all’italicida meticcionismo! che atrocità!]; tre furono le nostre, dirò così, direttive di marcia, i nostri obiettivi positivi. [obiettivi italicidi!]
    1) Metter piede, tornare
    come nazione unita in Africa, nell’Africa mediterranea innanzi tutto, dove erano ancora piccoli focolai della nostra vita passata che si venivano riattizzando in virtù della emigrazione siciliana, per riprendervi attività secolari e avere respiro, sicurezza in quel Mediterraneo che certo ora non era e non poteva essere il mare nostrum, ma doveva diventare anche mare nostro e non mare altrui. Gli Italiani erano risorti già nel XI, già nel XVIII sec., col primo e col secondo risorgere del Mediterraneo, e non potevano ora rimanersene passivi spettatori della presa di possesso che ne venivano facendo altri: la Corsica, prima; l’Algeria poi, e via via Cipro, la Tunisia, l’Egitto, la Balcania. Sfumata Tunisi, per l’azione combinata di Francia, Inghilterra e Germania; sfumata anche Tripoli che forse avremmo potuto avere in cambio, ma noi riluttammo al baratto, fino a che il momento buono passò anche per un baratto; dovemmo ricorrere alla Triplice, per salvaguardare lo stato delle cose esistente nelle regioni ancora libere del Nord-Africa. Dovemmo cercare un compenso in altre e più lontane parti del Continente, ma già consacrate a noi dalle fatiche eroiche dei nostri esploratori che da venti e più anni venivano battendo l’Africa del nord – est, l’Africa delle grandi montagne e delle ricche sorgenti. Eccoci così, dopo che già attorno al settanta un tricolore si era drizzato su quattro palmi di sabbia ad Assab, eccoci così a Massaua e di lì su su verso gli Altipiani a sud e il Nilo ad Ovest; eccoci ad Uccialli che metteva nella nostra protezione l’Impero etiopico, ed ai protocolli italo-inglesi del 1891 e 1894 che riconoscevano sostanzialmente Uccialli; eccoci a Cassala. Vennero poi l’invasione abissina, Amba-Alagi, Macallè, Adua, Cassala rimessa agli Inglesi, liquidazione quasi fallimentare che solo Re Umberto impedì fosse anche maggiore. Ma ricominciammo subito a tessere la fragile tela: un Governatore civile a Massaua, ordine e primo avvaloramento della Colonia, saldi legami morali fra noi e gli indigeni, contatti pacifici col Negus e pacifica penetrazione nel suo impero, Tripartito italo-anglo-francese del 1906 che salvava quel che si poteva dei protocolli 1891-94.
    Finalmente, Tripoli
    e Bengasi nel 1911. Nel 1912 ci affacciammo da Rodi sul Mediterraneo orientale e sulla costa anatolica. Nel 1914, la piccola concessione di Adalia, nel tempo stesso che Inglesi, Russi e Francesi mettevano segretamente mano alla spartizione dell’Impero turco, consumata sulla carta, negli anni 1915-16. Passata poi la tempesta della prima grande guerra, riconquistata Tripolitania e Cirenaica che avevamo quasi perso, cominciammo veramente l’opera di colonizzazione nel Nord – Africa e nelle altre Colonie. E si vide il bravo Luigi di Savoia, già scalatore di montagne e ghiacciai e marinaro, mutarsi in piantatore e agricoltore, prendere stanza in una modesta casa fra le sue piantagioni, farsi educatore dei suoi lavoratori indigeni; si vide la Tripolitania via via avviarsi di campi verdi e di villaggi e città popolose; si vide il dinamico Balbo trasferire migliaia di coloni nei nuovi focolari, gli anni stessi che il Governo di Roma risolveva di liquidare la vecchia partita col Negus e conquistava l’Etiopia. Follia? Gesto teatrale? Spirito agonistico che apprezza solo quel che si conquista con sforzo e lotta? Sia quel che si voglia: ma Eritrea e Somalia non potevano crescere senza liberarsi dall’incubo di quel potente vicino che le premeva alle spalle dalle montagne, esposto a mille influenze altrui, non certo benevole a noi. Per cinquanta anni, tutti i Governi italiani avevano camminato in quella direttiva, il megalomane Crispi e il «piede di casa» e antiafricanista Rudinì e il Giolitti dei problemi interni; governatori militari e governatori civili. Non dunque un colpo di testa di Mussoli.
    2) Garantire la nostra sicurezza adriatica. E impiantammo, dopo che la Triplice ci assicurava da altre arbitrarie occupazioni balcaniche dell’Austria, la «questione albanese
    » che voleva dire: l’Albania, o provincia turca, possibilmente autonoma, o Stato indipendente; nessuna grande Potenza (Austria) o piccola Potenza ma legata al carro dei grandi (Grecia, Serbia, Jugoslavia), insediata a Valona su la porta dell’Adriatico. Quel che da tre secoli faceva l’Inghilterra sul Mare del Nord e in tutta Europa potevamo, dovevamo farlo anche noi nel piccolo Adriatico. Ed avemmo accordi speciali con l’Austria-Ungheria per l’Albania oltre a quello generale della Triplice per i Balcani; avemmo la dura battaglia del 1913 con Francia e Inghilterra per dare vita ad una Albania integra e indipendente, la temporanea occupazione nostra durante la prima guerra, in ultimo lo sbarco in armi nel 1939, quando tutto il lavoro di quarant’anni per la integrità e indipendenza albanese [che atroce contraddizione!] pareva messo in pericolo dall’avanzata germanica nel già Impero austriaco. Si giudichi come si vuole, anche quella iniziativa mussoliniana: ma vi è chi possa dubitare che l’Albania, già presente in Italia da secoli con decine di piccole colonie, associata ora all’Italia e non soggetta, aperto l’un paese ai cittadini dell’altro, avrebbe avuto una sicurezza e una capacità di proprio [proprio?! maternalismo razzista!] sviluppo nazionale [non sono gl’italicidi imperi ad essere grandi e potenti!!] di gran lunga migliori che non abbandonata a se stessa [l’Italia! l’Italia era abbandonata a se stessa durante l’invasione franco-anglo-americana! durante le marocchinate! durante
    le senegalesate! l’apolidismo è l’abbandono de l’Italia! il meticcionismo è l’abbandono delle Italiane!
    ] cioè a Greci e Serbi e Bulgari eccetera, abituati a risolvere con metodi balcanici le controverse questioni di nazionalità?
    3) Compiere l’unità nazionale
    : che era, anche, giungere al confine naturale e assicurare alla patria tutta una non troppo aleatoria possibilità di difesa. Addormentatasi la questione, già viva nel ’66, al tempo della Triplice e delle faccende africane, essa era poi risorta ed accampatasi in ultimo nel bel mezzo della nazione, per effetto della maggior efficienza raggiunta da questa, della politica interna di Vienna, della avanzata slava nell’Istria e a Trieste, del pangermanesimo nel Trentino. Grave il pericolo per l’Italianità di quelle province. O se ne mutava l’assetto politico o erano perdute per noi. […] E così, dopo una fase piuttosto mediterranea e africana di nostra politica, noi refluimmo con gli animi e poi con le armi verso il confine alpino, partecipammo con questo obiettivo, non unico ma primo e massimo, alla guerra del 1914-18, e, pur sanguinando per tutte le vene, raggiungemmo, nella parte sua essenziale, lo scopo prefisso, compiemmo l’opera iniziata nel 1859 e 1866.
    Ebbene, o miei concittadini, tutta questa costruzione, varia e complessa, in Africa, nell’Adriatico, su le Alpi, è in gran parte crollata.

    (Dal Governo, 6 maggio 1950.)”
    Gioacchino Volpe, ”L’Italia che fu”, pagine 361-7, Le Edizioni del Borghese, 1960.

    L’Italia che non ha mai smesso di essere!
    L’Italia che non ha mai smesso di perpetrare, contro se stessa, l’italicida apolidismo!
    L’Italia che non ha mai smesso perpetrare, contro se stessa, l’italofago meticcionismo!

    Meno male che in Africa l’italicida impero crollò!!
    Viva l’antiafricanismo!

    Gli apolidisti meticcionisti Francesco Crispi e Benito Mussolini avrebbero dovuto leggere l’”Orazione Redentrice”, del valentissimo eroe Giacomo Leopardi!!! Se l’avessero letta…

    il più naturale degli Stati è, dunque, quello costituito da una sola nazione, ossia una più ampia famiglia, con un proprio carattere nazionale. Esso si preserva di era in era e si sviluppa in maniera naturale se i governanti provengono dal popolo […] Nulla, dunque, è più manifestamente contrario ai fini del governo politico di un’innaturale espansione degli Stati, con il selvaggio mescolarsi di svariate etnie e nazionalità sotto un’unica autorità. Il potere umano è davvero troppo debole e insufficiente per poter ricondurre a sé elementi così tanto incongruenti tra loro. Degli Stati siffatti non sono altro che congegni mal assortiti, macchine fragili, […] e le loro parti costituenti sono tenute assieme da artifici meccanici piuttosto che da vincoli sentimentali. […] Si tratterebbe unicamente di una maledizione del fato se queste unioni forzate, se queste mostruosità senza vita, venissero condannate all’immortalità. La storia però testimonia a sufficienza che gli strumenti dell’orgoglio umano sono costituiti da argilla e, al pari di qualsiasi argilla, si dissolveranno o andranno in pezzi.”
    Giovanni Herder, ”Idee per una filosofia della Storia dell’umanità”, in Yoram Hazony, ”Le virtù del nazionalismo”, Guerini e associati, 2019, pagina 166-7.

    Semplicemente vivere”, da questo gl’italicidi orchi meticcionisti sono terrorizzati!!
    Gl’italicidi orchi apolidisti sono terrorizzati dal vivere semplicemente!! sono selvaggi infantili privi di autocontrollo!
    Gl’istinti beluini, italicidi, li ardono! li incendiano! li spingono a violare o a far violare i Sacri Confini della Patria! a infrangere le Leggi Divine!

    Gl’imperialisti tradizionali, gli apolidisti tradizionali come Enrico Corradini, Luigi Federzoni, Benito Mussolini, Gioacchino Volpe, Giovanni Papini furono incapaci di rispettare i Sacrosanti Confini della Madrepatria dall’interno!!!
    Erano privi di autocontrollo!
    I Sacrosanti Confini della Patria NON devono essere violati, infranti, frantumati né dall’esterno né dall’interno!!!

    I crimini odierni sono gli stessi, identici crimini dei secoli scorsi, tuttavia nella loro massima sismicissima esplosività! telluricissima esplosività! vulcanicissima esplosività!
    Crimini contro noi stessi!

    ://www.ilprimatonazionale.it/cultura/giovanni-pascoli-la-grande-proletaria-guardate-alto-252700/

    Descrive quelle terre che avrebbe voluto chiamare Tripolitalia (sua la firma su una lettera ritrovata pochi anni fa negli archivi del Vittoriale)

    Questa è la stessa, identica, truculenta pazzia che fa dire ch’esistono negracci italiani!

    Mescolare è distruggere! meticciare è trucidare!
    Crudelissimamente!
    Meticciare è il più feroce modo per sfogare gl’impulsi italicidi!

    Giovanni Pascoli, come Vergilio e Plinio il Vecchio, aveva la mente ottenebrata, obnubilata dall’ultratracotanza! infrangitrice della Legge Divina! Costoro erano imperialisti tradizionali! apolidisti tradizionali! meticcionisti tradizionali!

    “apriranno vie, colteranno terre, deriveranno acque, costruiranno case, faranno porti”.
    Questa è ultratracotanza italicida!
    Un inno all’italicida imperialismo! un inno all’italicida apolidismo! un inno all’italicida apolidia!

    Noi Italiani dobbiamo considerare soltanto noi stessi!
    Risaliamo! voliamo fuori da l’infernale abisso!

    ://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/domande_e_risposte/grammatica/grammatica_367.html

    1. La vera conquista è il potere su noi stessi
      Andrea Silvestri

      L’importanza della solitudine. Breve riflessione.
      ://youtu.be/6DcA7j8cSkQ

      La solitudine per Schopenhauer e la compagnia per Nietzsche
      ://youtu.be/KhEPumq8t1A

      Dr Maurizio Mizrahi – Gli ebrei, “un popolo che dimora solo” (Balak)
      ://youtu.be/vwwDAkh7iHc

  2. Lampedusa Finis Italiae.

    L’Europa non è di nessuno, non è degli europei, è di chi la abita
    La nuova narrativa del partito pro immigrazione. Strani progressisti: direbbero mai “l’Ucraina non è degli ucraini”? Il futuro che vogliono per noi si vede già nelle città dove l’Islam è maggioritario

    Giulio Meotti

    L’ex banchiere centrale tedesco Thilo Sarrazin nel suo best seller da un milione di copie, Deutschland schafft sich ab (La Germania si abolisce), ha scritto: “Se il tasso di riproduzione della popolazione autoctona rimane dove è stato per 40 anni, nel corso delle prossime tre generazioni il numero dei tedeschi scenderà a 20 milioni. Una combinazione di tassi di natalità e immigrazione vedrà la popolazione musulmana crescere a 35 milioni”.

    Per questo Sarrazin è stato cacciato dall’Spd ed è diventato persona non grata.

    Ma se lo dicono da sinistra?

    “In Germania il 18 per cento della popolazione è immigrata, una trasformazione molto profonda”, dichiara a Le Monde il liberal Ben Judah. “L’Europa sta cambiando, demograficamente, culturalmente, etnicamente”. Yascha Mounk, un altro stracitato dalla stampa liberal, a Le Point afferma che “il cambiamento demografico è irreversibile”. Lo scrivono apertamente membri dell’intellighenzia come Jacques Attali: “La Grande Sostituzione è un fatto della vita, dei popoli, delle culture”. Lo scriveva Eugenio Scalfari: “Il meticciato ringiovanisce la nostra popolazione, favorisce l’integrazione delle razze, delle religioni, della cultura”. Lo scrive Axel Steier, il fondatore della ong tedesca Lifeline attiva davanti alle coste italiane: “La fine della società omogenea sta arrivando. Lo sostengo con il mio lavoro. Un giorno non ci sarà più ‘pane bianco’“. Pane bianco è il termine usato a sinistra per indicare i tedeschi etnici. “La demografia europea e il suo invecchiamento significano che avremo bisogno di 50 milioni di stranieri per bilanciare la popolazione attiva nel 2050 in Europa”, dice Jean-Paul Delevoye, il Commissario di Emmanuel Macron per la riforma pensionistica. E l’ex commissario europeo Dimitris Avramopoulos non ha forse detto che la UE ha bisogno di 6 milioni di immigrati in più nei prossimi anni e che dovrebbe aprire uffici per l’immigrazione in tutti i paesi della costa meridionale del Mediterraneo e dell’Africa occidentale?

    Prima il cambiamento demografico non esiste e, chi lo dice, è solo un razzista. Ora che l’imperatore è nudo a Lampedusa, dicono che il cambiamento è reale, irreversibile e bellissimo. “Pane bianco”, così ci chiamano.

    Le scene e i numeri di Lampedusa sono da Finis Italiae. Stephen Smith, lo studioso di sinistra tutto fatti e niente ideologia che ispira Emmanuel Macron e autore di Fuga in Europa (in Italia per Einaudi), si chiede: “E se l’Africa ci inondasse?”. E se 2.500 sbarchi al giorno diventassero una costante? Un milione in un anno.

    Ayaan Hirsi Ali accusa le politiche migratorie europee: “Se lo stesso numero di migranti provenisse da Cuba, Colombia e Argentina, i problemi sarebbero di un ordine diverso. La maggior parte dei migranti in Europa proviene dal Medio Oriente e dal Nord Africa, da paesi in cui la maggioranza è musulmana. Di solito si tratta di giovani uomini. I paesi europei si destreggiano tra le definizioni dei migranti. Giocano con la loro stessa popolazione”.

    “Cos’è l’Europa?”, si chiedeva Joseph Ratzinger, allora cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in apertura del discorso che tenne a Cernobbio l’8 settembre 2001, tre giorni prima della distruzione delle Torri Gemelle.

    “L’Europa non è di nessuno”, gli risponde ora il partito dell’immigrazione.

    Naika Foroutan, la docente alla Humboldt-Universität di Berlino che domina i discorsi sull’immigrazione in Germania, su Focus enuclea tutto quello che non va nelle teorie migratorie di sinistra, liberal, woke, progressiste e finto-europeiste. La Welt fa notare che, come Sarrazin, Foroutan annuncia l’Europa che abolisce se stessa.

    “Molte persone hanno la sensazione di non riconoscere più il proprio paese”, scrive in un libro la studiosa di origine turca Foroutan. “Giustamente, si potrebbe dire, perché ha un aspetto diverso, è diventato più giovane, parla diversamente, mangia diversamente, prega diversamente, ama diversamente. Ma dimenticano: questo paese in sé non appartiene a nessuno”. Si potrebbe aggiungere anche che ha un rapporto diverso con il coltello, con la polizia, con le donne, con gli ebrei, con i cristiani, con le piscine all’aperto e con la libertà di culto. O come ha detto il fratello di Saman Abbas, “nel nostro Corano c’è scritto che se una [donna] smette di essere musulmana, deve essere sepolta viva con la faccia fuori dalla terra e poi uccisa”.

    Foroutan ora scrive che nel 2022 con “1,5 milioni di arrivi è stata registrata l’immigrazione più alta dal 1950”. “L’ultimo decennio ha visto cambiamenti demografici significativi in ​​Germania. La diversità, che è principalmente associata alla migrazione, si è ampliata”, osserva Foroutan.

    E calcola con orgoglio: “Oggi il 30 per cento della popolazione ha un background [origine] migratorio. Il 40 per cento degli immigrati sono arrivati ​​nel paese negli ultimi dieci anni.” Foroutan giudica i tedeschi: “La Germania è il paese dei suoi abitanti. Non appartiene a nessuno i cui antenati sono sempre vissuti qui”.

    Foroutan e i progressisti direbbero mai agli ucraini: “L’Ucraina di per sé non appartiene a nessuno”?

    Foroutan sembra aver trasformato le paure della Grande Sostituzione in resoconti di vittoria. Come se la nostra cultura, storia, religione, agli occhi di Foroutan e soci non valesse nulla, come se valesse solo la pena di essere abolita. E non è l’opinione di una estremista: è il comune sentire delle élite europee sull’immigrazione.

    Su Le Figaro lo storico francese Vermeren liquida così questa ideologia: “Hanno reso invisibili gli uomini e le donne – il popolo di Michelet – occupandosi solo di curve, flussi, percentuali. Ma un popolo è dotato di tratti culturali, linguistici e antropologici, di un orizzonte. Hanno destabilizzato il modello familiare attraverso le politiche sociali condotte per decenni, da qui quello che Sylviane Agacinski ha definito il ‘corpo a pezzi’; ma un corpo in pezzi non si riproduce. Un popolo non è un semplice aggregato economico ma è dotato di una cultura che dobbiamo rispettare”.

    Eppure, i partigiani dell’immigrazione di massa ora paragonano le rotte da Africa e Medio Oriente ai coloni che andarono a insediarsi in Australia. “Dimenticano” che gli europei non portarono usi, costumi e religione diverse da quelle che c’erano in Oceania: lì non c’era niente e vi portarono la civiltà. Oggi l’immigrazione extra-europea cambia volto al nostro continente.

    Il grande storico Simon Sebag Montefiore ha appena ricordato che Osama bin Laden scelse l’11 settembre per l’attentato perché cadeva l’anniversario della battaglia di Vienna, quando il re polacco Sobieksi fermò l’avanzata dell’Islam in Europa.

    Oggi non hanno bisogno di assedi, attacchi e armi: l’Europa la conquistano dolcemente.

    C’è una grande città dove il progetto di Foroutan è già realtà. Due milioni di abitanti e la seconda città tedesca: Amburgo.

    Dieci anni fa, il governo guidato dai Socialdemocratici ad Amburgo concluse un “trattato di stato” con le sue comunità musulmane che concesse ai musulmani diritti e privilegi. Firmato dall’allora sindaco, Olaf Scholz, attuale cancelliere, e dai leader [capi] dei gruppi musulmani, l’accordo fu elogiato dai sostenitori del multiculturalismo per aver messo 200.000 musulmani della città portuale su un piano di parità con i cristiani. La parte più controversa dell’accordo previde un impegno da parte del governo a promuovere l’insegnamento dell’Islam nel sistema scolastico.

    Nelle scuole di Amburgo, il 51,4 per cento degli studenti ha oggi un passato migratorio (come a Lampedusa ci sono più migranti che residenti). Così Amburgo è diventata la prima in Germania ad aver inserito le festività islamiche per studenti e dipendenti pubblici. Ad [In] Amburgo, due terzi delle chiese dovranno essere chiuse nei prossimi anni. Ci sono però già 50 moschee. La Welt (“più moschee che chiese”) rivela che le 52 moschee hanno già superato le 40 chiese cattoliche ad Amburgo.

    E le chiese diventano moschee. “Un viale trafficato nel quartiere Horn di Amburgo. 60 anni fa qui è stata edificata la Chiesa di Cafarnao: un moderno edificio in mattoni, cemento e vetro con una torre esagonale. Ora la chiesa non è più una chiesa, ma una moschea”. Lo racconta Deutschelandfunk Kultur. “Nell’atrio della chiesa di Cafarnao, le persone si riuniscono per una visita guidata del monumento. La luce entra nella sala attraverso piccole vetrate disposte a nido d’ape. La comunità musulmana ha rimosso la croce cristiana dal campanile. La scritta araba ‘Allah’ ora può essere letta in cima”.

    La città che ha già visto il futuro dell’Europa come terra nullius agognata dalle Foroutan al potere. L’uomo europeo trasformato in curve, flussi, percentuali. Pane bianco.

    “Ebreo, ti ammazzo”, si sentiva dire questa settimana un ebreo con la kippà a Marsiglia, dove tra una settimana andrà Papa Francesco. Per questo il presidente della comunità ebraica, Zvi Ammar, ha chiesto ai correligionari di non indossare i simboli ebraici. Troppo pericoloso. Hanno anche tentato di assassinare un insegnante ebreo, “in nome di Allah”, perché indossava una kippà. Nei primi anni Duemila, la popolazione ebraica di Marsiglia era di 80.000 persone. Oggi sono 60.000. Gli ebrei di Marsiglia vanno in sinagoga a gruppi di dieci per l’insicurezza. Una sinagoga è stata acquistata dai musulmani per trasformarla in moschea.

    Giovanni Paolo II, parlando con monsignor Longhi, presagì: “Le orde invaderanno l’Europa…”. Ora siamo spettatori del più grande cambiamento demografico-religioso della storia. Siamo nella banchina della fine della civiltà europea, a osservare 5.000 migranti in un solo giorno a Lampedusa.

    Tuttavia c’è una grande ipocrisia al fondo della nostra concitazione per le immagini da Lampedusa. Se i migranti sono solo “risorse”, se non abbiamo diritto di selezionarli per cultura e competenze perché sarebbe razzista, se “i popoli hanno diritto di emigrare”, se come dice Emma Bonino a noi resta solo di “organizzare questo travaso”, se come dicono alcuni vescovi “siamo tutti migranti”, se la maggioranza deve espiare facendo spazio alle minoranze, se c’è il “diritto del mare”, se il multiculturalismo è una festa a sorpresa, se è nelle cose che l’Islam rimpiazzi il Cristianesimo, se come dice il consigliere di Angela Merkel Christoph Heusgen dobbiamo “abolire la parola Occidente”, se i confini esistono solo per essere varcati, se gli stati-nazione devono confluire nel sovranazionale, se i poteri che contano (la Ue per cui “i confini sono la peggior invenzione”, l’Onu che vuole imporci il “patto di Marrakesh”, i media che chiedono di cancellare la parola “clandestino”, il Vaticano woke per cui l’Europa è “filo spinato e stragi in mare”, e poi Quirinale, giudici, “società civile”…) applaudono a tutto questo, allora Foroutan ha ragione e Lampedusa non sarà la fine, ma l’inizio di una nuova Europa.

    Siamo alla Caporetto occidentale!”

    14 settembre

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