Baby gang di immigrati: decreto ‘Caivano’ non prevede espulsioni e salva ricongiungimenti familiari

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Il fenomeno baby gang è una questione allarmante nelle città del nord e riguarda figli di immigrati nati in Italia o arrivati coi ricongiungimenti familiari. Questo al di là del fenomeno mediatico, che invece ne parla solo nei rari casi in cui ci sono di mezzo italiani, soprattutto al sud.

Quindi la soluzione sarebbe piuttosto semplice: blocco ricongiungimenti familiari ed espulsione di minori e famiglia in caso di reati.

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Ma siccome abbiamo un governo di teste vuote, allora fatto il contrario.

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Il Consiglio dei ministri licenzia ufficialmente il decreto legge contenente “Misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile”. Il provvedimento, noto anche come dl Caivano, prevede – tra i vari elementi – una stretta contro i comportamenti devianti e talvolta criminali dei giovanissimi, a partire dai 14 anni, norme più rigide sulla responsabilità dei genitori e interventi educativi attraverso il volontariato e i lavori socialmente utili e più fondi per le scuole. Il testo è stato pensato anche alla luce dei fatti avvenuti a Caivano, dove sono avvenuto dei presunti stupri di gruppo ai danni di due minorenni.

Le norme contro le baby gang
Le misure rivedranno alcuni articoli del codice penale con l’obiettivo di offrire anche tutela alle vittime dei reati telematici. La stretta nel dettaglio prevede l’arresto per i minori dai 14 anni in flagranza di reato per spaccio e violenza a pubblico ufficiale. Ci sarà poi l’avviso orale del Questore dai 14 anni in su: se il minore è stato condannato (anche in via non definitiva) per delitti contro la persona, il patrimonio, armi o droga può arrivare il divieto di uso del cellulare. Prevista anche l’ammonizione del questore a partire dai 12 anni per reati che prevedono la reclusione fino a 5 anni, nonché una multa per i genitori dei minori ammoniti fino a 5 mila euro. Daspo urbano per risse, violenza e minacce anche senza querela della persona offesa.

Nel decreto Caivano compare anche un percorso più severo di reinserimento e rieducazione dei minori condannati, che prevede lo svolgimento di lavori socialmente utili o la collaborazione a titolo gratuito con enti no profit oppure ancora attività a beneficio della comunità. Il tutto per una durata da uno a sei mesi. Per i genitori che “omettono senza giusto motivo di far impartire al figlio l’istruzione obbligatoria” ci sono fino a 2 anni di carcere. Sono state poi decise delle modifiche anche sulla rieducazione minorile. Il pubblico ministero notifica al minore e ai genitori, in caso di reati per cui è prevista una pena non superiore a 5 anni, deve notificare al minore e ai genitori l’istanza di definizione anticipata del procedimento. Ma a condizione che il minore “acceda a un percorso di reinserimento e rieducazione che preveda lo svolgimento di lavori socialmente utili o la collaborazione a titolo gratuito con enti no profit o lo svolgimento di altre attività a beneficio della comunità di appartenenza, per un periodo compreso da uno a sei mesi”.

Pensate come questo decreto impatterà sui Mohammed che terrorizzano le città del nord: zero. Impatterà quei quattro gatti italiani e quindi il fenomeno rimarrà tale e quale.

La Meloni farebbe bene a trovarsi un lavoro più consono a quelle come lei.




4 pensieri su “Baby gang di immigrati: decreto ‘Caivano’ non prevede espulsioni e salva ricongiungimenti familiari”

  1. Periferia di Roma: convivere quasi impossibile tra italiani e musulmani
    ://youtu.be/lLBqrEb5KGE
    24 lug 2015

    La ferocissima guerra interrazziale si avvicina!

I commenti sono chiusi.