Libia, schiaffo a Meloni: rifiutato nuovo ambasciatore italiano per la Ue, arriva un francese

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Nuova grande vittoria in politica estera di Meloni e di Tajani. Resta il fatto che la Ue non dovrebbe avere diplomatici che sono doppioni dei diplomatici dei Paesi membri. Perché, oltre all’ambasciatore italiano, francese, tedesco e così via dobbiamo pagare anche un altro burocrate?

“Un incredibile schiaffo all’Italia”. Così fonti a conoscenza del dossier definiscono con l’Adnkronos il mancato gradimento da parte del governo libico di Abdul Hamid Dbeibah all’ambasciatore Nicola Orlando, designato nei mesi scorsi da Josep Borrell a capo della delegazione Ue a Tripoli. Dove oggi si conclude il mandato dello spagnolo Jose Sabadell e dove, dopo la “clamorosa” bocciatura di Orlando, già inviato della Farnesina in Libia e vice ambasciatore a Tripoli, arriverà un francese.

L’ennesimo paradosso nel complicato puzzle libico, dove Roma e Parigi hanno spesso giocato da concorrenti, con la prima sempre vicina a Tripoli e la seconda vicina all’est di Khalifa Haftar. Patrick Simmonet, finora a capo della delegazione Ue a Riad, è arrivato secondo nella selezione vinta dall’italiano – sostenuto passo passo dall’amministrazione della Farnesina, costantemente informata del processo di selezione – e presto potrebbe essere lui a rappresentare l’Unione nella capitale libica.

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Inspiegabili, in apparenza, i motivi per cui Dbeibah, che nell’ultimo anno è stato a Roma due volte e che è rimasto alla guida del governo di unità nazionale anche grazie al continuo appoggio dell’Italia, non ha dato il gradimento a Orlando. Una bocciatura “sconcertante”, che, tra l’altro, è stata anche messa per iscritto, contrariamente alla prassi diplomatica e che, a quanto risulta all’Adnkronos, sarebbe stata accettata dal governo italiano senza alcuna contestazione.

Già ambasciatore in Kosovo, Orlando era stato nominato inviato in Libia dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio nella primavera del 2021, incarico che ha mantenuto con Antonio Tajani fino alla candidatura a Bruxelles, ottenendo sempre pubbliche attestazioni di stima dal governo libico.

Secondo alcune fonti di Tripoli, “Dbeibah avrebbe avuto paura di una persona come lui, esperta e non schierata, che forte del nuovo incarico avrebbe potuto spingere verso le elezioni e mettere fine a questa situazione di instabilità”.