Genova, immigrati si divertono a stuprare donne e bambine

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I carabinieri sono sulle tracce del rapper accusato da una diciassettenne di stupro. La ragazza si è presentata domenica pomeriggio al pronto soccorso del Galliera e ha raccontato di essere stata violentata al Porto antico: la direzione dell’ospedale, dopo che nella visita cui è stata sottoposta sono emersi i segni di un rapporto sessuale e graffi su gambe e braccia, ha avvisato l’Arma. I militari hanno interrogato la giovane, facendosi spiegare nel dettaglio tutto quello che ricordava dell’accaduto.

Mentre ripeteva quello che era successo nel parcheggio al coperto che si trova all’altezza dei Magazzini del Cotone, la giovane ha fatto il nome dell’aguzzino: un artista di origine sudamericana che ha già all’attivo diversi brani con tanto di video, girati proprio al Porto antico e nei vicoli. I testi sono particolarmente violenti, infarciti di insulti e con riferimenti sessuali espliciti. È più un hobby il suo, perché per vivere lavora come cameriere, ma ha un certo credito nella comunità latina che vive all’ombra della Lanterna.

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Gli inquirenti stanno cercando il ragazzo (ha una trentina di anni circa e abita del centro storico), ma al momento le forze dell’ordine mantengono il più stretto riserbo. E sebbene il racconto della diciassettenne venga ritenuto credibile, occorre supportarlo con le prove. Ieri è stata la giornata dell’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza: sia quelle esterne sia quelle all’interno del parking, dove l’adolescente ha detto che si è consumato l’abuso. E qualche traccia, perlomeno in base alle pochissime indiscrezioni fin qui filtrate, potrebbe essere emersa, specie sulla fuga dell’aggressore.

C’è un’altra indagine delicata in corso e a occuparsene è la squadra mobile. Gli agenti coordinati dal dirigente Gianfranco Minissale stanno cercando di dare un volto al maniaco che all’inizio di giugno ha aggredito una sedicenne alle spalle, mentre stava camminando nei giardini Mario Ginocchio di Sestri Ponente. Poi, dopo averla trascinata in un angolo più appartato dove probabilmente voleva consumare la violenza, l’ha palpeggiata più volte. La ragazza aveva trovato il coraggio e la forza di reagire: con due calci assestati nel basso ventre dello sconosciuto si era liberata dalla stretta, e a quel punto aveva iniziato a urlare per attirare l’attenzione delle altre persone che si trovavano nell’area verde. Con il supporto dei genitori aveva poi raccontato l’accaduto alla polizia.

Mentre gli inquirenti si stavano occupando del caso, una dodicenne era stata aggredita nei giardini sotto casa a Sampierdarena, da un uomo che somigliava a quello descritto dalla sedicenne. Così entrambe le violenze sono diventate di competenza della Mobile, che per prima cosa ha escluso un legame tra i due episodi.