Migrante stupra 80enne al parco: “Non ricordo”

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Vecchi, donne, bambini, uomini e animali. Questi stuprano qualunque essere che si muova e respiri, a volte non importa neanche che si muovano o respirino.

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Si è celebrato a Cuneo, davanti al gip Alberto Boetti, il processo per lo stupro di una pensionata ultrasettantenne avvenuto lo scorso 11 settembre al Parco Fluviale. L’episodio aveva sconvolto l’intera città e dato avvio a una caccia all’uomo protrattasi per sei giorni.

Dorin Traian Plesa, 40enne rumeno, è stato condannato a dodici anni e quattro mesi. Già nelle prime ore dopo la denuncia era stato individuato dalla Squadra Mobile della Questura come responsabile della violenza. A inchiodarlo le telecamere che lo ritraevano in bicicletta, intorno alle ore 18, nell’area in prossimità delle piscine dove si era consumato lo stupro. La vittima aveva raccontato di essere stata avvicinata con una scusa da un uomo, che l’aveva poi immobilizzata e violentata. Pur in stato di forte shock, dopo essere stata liberata la donna era riuscita a chiedere aiuto. Al momento del terribile episodio, avvenuto di domenica nel tardo pomeriggio, nessun passante si trovava nei paraggi.

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Plesa, divorziato e padre di una figlia, residente a Borgo San Giuseppe in via Savona, è un soggetto con piccoli precedenti penali e un lavoro come addetto di un’impresa alimentare a Borgo San Dalmazzo. In passato era finito a processo, tra l’altro, per aver minacciato di uccidersi facendo esplodere la bombola del gas nel suo palazzo: nulla comunque che facesse presagire una violenza come quella consumata. “Ero ubriaco dal giorno prima, non ricordo nulla di ciò che è successo” ha raccontato agli inquirenti dopo l’arresto. “Nelle riprese lo si vede viaggiare in bicicletta con andatura normale” ha specificato tuttavia il procuratore capo Onelio Dodero.

Per l’imputato la Procura aveva chiesto la condanna a sette anni e quattro mesi, comprensivi della riduzione per la scelta del rito abbreviato. La vittima dello stupro, assistita dall’avvocato Alberto Coggiola, si è costituita parte civile: il giudice ha fissato in suo favore una provvisionale di 100mila euro, cui seguirà la quantificazione dei danni in sede civile.

Il condannato si trova al momento nel carcere di Vercelli, dove esiste un reparto dedicato ai detenuti per crimini sessuali. Il suo avvocato, Pier Carlo Botto, ha manifestato la volontà di appellare la sentenza.