Stuprata in strada da africani, loro si difendono: “Voleva l’uomo nero, ci provocava”

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Stuprata in strada da tre immigrati: “Ci ha provocato”

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Afferrata per i polsi e trascinata dietro una siepe dove poi, in 3, l’hanno stuprata in strada. È accaduto la notte del 3 luglio in Piazza Napoli, a Milano. I tre aggressori sono ora a processo, con la pm Rossella Incardona che ha chiesto una condanna a 12 anni di carcere per violenza sessuale aggravata. Eppure oggi, tra il racconto di uno degli aguzzini. E le ricostruzioni del gip Massimo Baraldo nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere – che ha parlato di stupro di gruppo con «modalità brutali». Messo in atto «quasi alla vista dei passanti» – se possibile aumenta la portata di orrore di quella drammatica vicenda. Un caso su cui hanno indagato i carabinieri, intervenuti sul posto grazie proprio grazie alle segnalazioni di alcune persone casualmente in zona, e che hanno arrestato il branco.

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Dunque, proprio le testimonianze dei cittadini che hanno dato l’allarme, sono al centro della ricostruzione della compagnia di Porta Magenta. Ai militari, infatti, dando l’allarme intorno alle 3 di quella notte d’estate, hanno detto di aver visto un gruppo di uomini afferrare improvvisamente la vittima, strattonarla e poi trascinarla dietro una siepe per abusare di lei. Di segno opposto, invece, la versione del guineano, che oggi Il Giornale riporta e che destano indignazione e sconcerto. «Lei viene da me, mi tocca, mi gira…(…) mi provoca, le chiedo: “Ah vuoi fare sesso con me?”», è una delle tante asserzioni dello straniero alla sbarra. Un ultimo oltraggio in sede di processo.

Un ennesimo sfregio, quello del guineano, 43 anni, verbalizzato in aula, e mirato a difendersi dall’accusa di stupro di gruppo. L’uomo sceglie la via più facile, ma anche la più agghiacciante: dare la colpa alla vittima della feroce aggressione avvenuta in strada. «Eravamo tutti e due un po’ brilletti – rimarca al pm che lo incalza – perché anche io avevo bevuto. Ero lì per farmi passare l’alcol». Quindi prosegue imperterrito: «Sì, mi propone di fumare, anche se io non volevo fumare. Poi mi provoca per un atto sessuale, perché lei (una donna di 43 anni di origini brasiliane ndr), lo fa sempre. Mi provoca». Frasi da cui si evince un ulteriore dettaglio inquietante: l’aggressore conosceva la sua vittima…

Dunque, secondo la versione dell’unico guineano del branco che riferisce Il Giornale, quella sera era lì «perché avevo bevuto alcol e non volevo tornare a casa ubriaco». Poi, per giustificare la sua descrizione dei fatti – ossia per accreditare il fatto che lui e la vittima si sarebbero appartati volontariamente dietro un cespuglio – aggiunge persino: «Ho sentito un italiano che diceva “Ah, vuole l’uomo nero”. E io mi sono messo a ridere». Una versione allucinante, dall’inizio alla fine e che, proprio nell’epilogo, porta il guineano a concludere che, alla vista dei lampeggianti dei carabinieri, ha pensato: «Magari mi ammazzano per qualcosa che loro credono, e che invece non c’è mai stato»…

Parole a cui fanno da contraltare quelle che il gip Baraldo ha messo nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Come riferisce Il Giornale, allora, nel provvedimento il magistrato ha sottolineato che la 43enne «è stata trasformata in un “oggetto di piacere” e trascinata “in una zona appartata dei giardini pubblici, respingendo coloro che cercavano di portarla via». Non solo. Il giudice ha anche parlato di abusi commessi «in un contesto di degrado. Con disprezzo di valori basilari di pacifica convivenza e rispetto dei soggetti deboli».