Per sgomberare la topaia di don Biancalani non è bastata neanche la refurtiva nel confessionale, i clandestini rapinatori, la droga e la violenza. Cosa aspetta, il nuovo governo, ad imporre al dormiente prefetto di Pistoia lo sgombero di questa fortezza della illegalità?
Il problema è che non c’è un piano di rimpatri. E questi deficienti non sgomberano se non hanno alloggi alternativi a spese vostre per gli invasori.
“Problemi di ordine igienico-sanitari e di sicurezza”, dovuti alla presenza di “soggetti potenzialmente pericolosi e di pregiudicati per reati gravi”. Queste le criticità ravvisate dai residenti di Vicofaro (una frazione del Comune di Pistoia) a proposito del centro di accoglienza gestito da don Massimo Biancalani. E se gli abitanti della zona hanno deciso a quanto pare (proprio di recente) di costituire un comitato e di inviare nelle scorse ore una lettera al Comune, alla prefettura, alla Diocesi e alla questura, puntando indirettamente il dito contro il “parroco dei migranti”, è forse sintomo di come il rapporto fra le parti si sia ormai incrinato. Nella missiva, i cittadini si dicono preoccupati per una lunga serie di motivi, che andrebbero dal consistente numero di stranieri che soggiornano nella struttura alle numerose liti (che talvolta culminerebbero con accoltellamenti) scoppiate fra gli stessi.
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Di più: lamentano fra i rifugiati anche la presenza di pregiudicati, ricordando oltretutto il quadro di degrado nel quale verserebbe a loro avviso l’area. Sempre a detta del comitato, la parrocchia si sarebbe trasformata in una sorta di “hub di smistamento”, dove le persone soggiornano per pochi mesi. Quindi anche trovare una sistemazione per i circa 150 migranti ospitati in questo momento non basterebbe a loro dire a risolvere il problema. Il documento si conclude con una domanda e con un appello alle autorità.”Chi ha consentito per tutti questi anni che si potesse creare questa situazione? Dovrà assumersi le proprie responsabilità – si legge – aspettiamo una risposta dalla prefettura, dal Comune, dalla questura e dal vescovo”. Un’iniziativa che don Massimo ha accolto con un pizzico di amarezza. E avrebbe a sua volta lanciato un “controappello” alle istituzioni, chiedendo maggior supporto sotto ogni aspetto.
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“Non sapevo niente di questa lettera – ha dichiarato il diretto interessato al quotidiano La Nazione – dispiace perché con i membri del comitato ci vediamo spesso, in caso di disagio possono sempre venire a parlare con me. Riconosco che nell’accoglienza che offriamo ci siano delle criticità e non l’ho mai negato, facciamo il possibile con le sole nostre forze per non lasciare queste persone per strada. Nel caso di problematiche che sorgono con la comunità parrocchiale preferirei che ci fosse un confronto diretto. Molti degli immigrati ospiti di Vicofaro necessitano di una presa in carico da parte delle istituzioni. L’accoglienza di base fornita a Vicofaro andrebbe coadiuvata e rafforzata, dopodiché a queste persone andrebbe offerto un percorso istituzionale strutturato per la loro integrazione”.
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Non c’e bisogno di Piantedosi.
Chi ha occhi per vedere, sa che sono 40 anni, che la destra lavora alacramente per deportare islamici, piu dello stesso PD.
Anzi e’ dai tempi di Mussolini, che lavorano per islamizzare e destrificare l’Italia.
Non lo vedono solo i leghisti,
perche sappiamo tutti
che essi rappresentano l’estremo inferiore dei submani.
La colpa e’ dei partigiani, che non li sterminarono tutti, quando era il momento giusto.
Se fosse stato fatto,
non solo personaggi come Salvini, Meloni e Crosetto, non arriverebbero mai al potere,
ma ci saremmo evitati anche l’arrivo di decine di milioni di nazisti abbronzati.