Salari crollati del 12% in Italia grazie a immigrati: calo peggiore tra paesi G20

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Ecco l’effetto a tenaglia di immigrazione di massa ed euro. I salari in Italia sono più bassi del 12% rispetto al 2008 in termini reali. A dirlo è il nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) nel Rapporto mondiale sui salari 2022/23 ‘L’impatto dell’inflazione e del Covid-19 sui salari e sul potere d’acquisto’.

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In sostanza: siamo più poveri di quindici anni fa. E non parliamo dell’inizio del secolo, quando è iniziato tutto.

Quando regali agli ‘imprenditori’ un esercito di riserva di migliaia di disgraziati ogni giorno, disposti a tutto, poi i tuoi salari non possono che collassare: l’immigrazione arricchisce i molto ricchi, impoverisce i poveri e annienta la classe media.

Mentre la Repubblica della Corea mostra, con immigrazione zero e una moneta nazionale, mostra una crescita dei salari reali in forte aumento nel periodo 2008-22.

La grave crisi inflazionistica, unitamente al rallentamento della crescita economica a livello globale, innescato in parte dalla guerra in Ucraina e dalla crisi energetica globale, sta causando un nuovo calo ingente dei salari reali mensili in molti Paesi.

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Secondo un nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), la crisi sta riducendo il potere d’acquisto della classe media, con conseguenze particolarmente gravi per le famiglie a basso reddito. Il Rapporto mondiale sui salari 2022/23: L’impatto dell’inflazione e del Covid-19 sui salari e sul potere d’acquisto stima che, in termini reali, i salari mensili siano scesi dello 0,9 per cento a livello globale nella prima metà del 2022, facendo registrare per la prima volta in questo secolo una decrescita.

Tra le economie avanzate del G20, si stima che nella prima metà del 2022 la crescita dei salari reali sia scesa a meno 2,2%, mentre nei paesi emergenti del G20 i salari reali sono cresciuti dello 0,8%-il 2,6% in meno rispetto al 2019, l’anno precedente alla pandemia del Covid-19

La crisi del costo della vita – sottolinea l’Ilo – si aggiunge alle ingenti perdite salariali subite dai lavoratori e dalle loro famiglie durante la crisi del Covid-19, il cui impatto, in molti Paesi, è stato maggiore sui gruppi a basso reddito.

Il rapporto mostra che l’impatto dell’inflazione sul costo della vita è maggiore per i lavoratori a basso reddito. Questo gruppo di lavoratori utilizza la maggior parte del reddito disponibile in beni e servizi essenziali, che in genere subiscono aumenti di prezzo maggiori rispetto ai beni non essenziali.

Secondo il rapporto, l’inflazione sta intaccando anche il potere d’acquisto dei salari minimi. Le stime mostrano che, nonostante gli aggiustamenti nominali in atto, l’aumento dell’inflazione sta erodendo in modo repentino il valore reale dei salari minimi in molti Paesi per i quali vi era disponibilità di dati.