Migranti denunciano: “ONG ci obbligano a sbarcare in Italia d’accordo con scafisti”

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“Io non voglio partire. Negli ultimi due mesi ho fatto di tutto per tornare in Sudan, il mio Paese”. È la testimonianza di un africano riportata in questo libro e documentario:

Clandestino svela legami tra ONG e scafisti: “Partiamo perché ci sono loro ad aspettarci”

Ogni testimonianza del libro è collegata a un codice Qr che rimanda all’audio o al video dei racconti. A pagina 37, Severgnini riporta il dialogo con tal Yahia, africano che si trova in Libia.

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La Ong Mediterranea Saving Humans, denuncia, aveva appena annunciato il varo di Mare Jonio, battente bandiera italiana. Alla notizia Yahia lo contatta. “Gira la notizia che la sinistra in Italia ha creato un’organizzazione per mettere in mare una nuova nave. Ci sono altri modi per aiutarci, non solo il mare”, dice l’africano in un messaggio vocale.

“La gente si è sbarazzata del sogno di venire in Europa. Vuole solo ritornarsene a casa. Perché non evacuate i migranti qui in Libia? Sono certo che conoscete i numeri dei migranti e la nazionalità. Li state ad aspettare in mare? Aspettate che attraversino?”, incalza.

“Se state veramente cercando di aiutarci, perché non vi impegnate in altre direzioni che possano aiutare più di una nave?”.

Un’altra testimonianza riguarda un giovane clandestino ghanese, che si trova a Tripoli, intervistato dall’autore di Urlo, riporta la convinzione ‘certa’ che esista una connessione strutturale tra le Ong e i trafficanti libici.

“Non c’è modo che uno di questi gommoni parta senza che le Ong non ne siano a conoscenza”, spiega. “Quindi se le Ong sono in contatto con i trafficanti, bisogna dire loro che questo sistema deve finire. Mi appello alla mia gente e a tutti coloro che stanno ascoltando questo programma: bisogna fermare le traversate del mare”.