«La bimba ha detto “voglio la mamma” e l’AFRICANO l’ha lanciata dal balcone»

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Alla fine la madre italiana confessa: “E’ stato il mio compagno tunisino ad uccidere mia figlia”

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«Udivo qualcosa sbattere contro la ringhiera del balcone. Dopo quel rumore sentivo un piccolissimo pianto di bambina piccola. E subito dopo una vocina che diceva: voglio la mamma». Le ultime parole della piccola Fatima, morta a tre anni lanciata giù dal balcone dal compagno della madre, sono stampate sulla carta dei verbali di testimoni preziosi. E, al di là di come andrà il processo, in cui l’imputato rischia l’ergastolo, resteranno incise nella mente e nelle anime di tutti i torinesi che quella bimba, così amata dalla mamma, dai familiari e dalle maestre dell’asilo che ancora oggi la piangono, l’hanno abbracciata o vista sorridere. C’è una testimone, in particolare, imparziale, che la sera del 13 gennaio in via Milano 18 ha visto e sentito quelle parole che fanno male al cuore e che hanno preceduto l’orrore. Il suo verbale è uno dei tasselli che l’accusa userà al processo contro Mohssine Azhar, il 33enne marocchino accusato di omicidio volontario aggravato dalle aggravanti della crudeltà e dall’avere agito per futili motivi.

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Fatima urlava «Voglio la mamma» perché Azhar, nella sua mansarda, alterato dall’alcol e dalle droghe che spacciava, gliela aveva strappato dalle braccia dicendo: «La bambina è mia». Indispettito dall’istinto di protezione di una madre, che vedendo la piccola nella mani di un ubriaco, voleva riprendersela, Azhar avrebbe deciso di vendicarsi contro una richiesta parsa un affronto. E così, dopo avere preso con la forza la bimba, «l’ha lanciata giù dal balcone con un movimento veloce», scrivono i giudici del Riesame. Per «dispetto», per punire la madre. La banalità del male è spiegata in questi scarni passaggi. Azioni e parole sono confermate non solo dalla madre (Lucia Chinelli, assistita dall’avvocata Lorenzino), ma da testimoni neutrali e dai cosiddetti “amici” del presunto assassino, quella sera presenti nella mansarda dell’orrore.

«La bimba diceva ‘Voglio la mamma’ – testimonia la vicina – e subito dopo sentivo la voce di una donna che urlava ‘Cosa state facendo’. Poi, c’è stato un attimo di silenzio. E subito dopo le urla strazianti di quella donna che correva giù per le scale». Il tonfo della piccola Fatima sul selciato del cortile lo hanno sentito in tanti. Uno schianto da venti metri per una bimba che pesava venti chili. Quella frase, “Voglio la mamma”, anche secondo i giudici del Riesame (presidente Marta Sterpos) è stata espressa dalla bambina che, «vedendo la madre davanti a sé, nel momento in cui l’Azhar la tratteneva, discutendo con la donna», si disperava, pochi istanti prima di morire. Dagli atti depositati con la chiusura delle indagini (pm Valentina Sellaroli) emerge con chiarezza che Lucia Chinelli non avrebbe mai lasciato sola la figlioletta quella sera. «Mohssine era ubriaco – è la testimonianza di un amico dell’imputato – la mamma si era spaventata perché era fuori di testa e ha preso la bambina perché era preoccupata che si facesse male. Hanno litigato perché Azhar voleva tenerla con sé».




5 pensieri su “«La bimba ha detto “voglio la mamma” e l’AFRICANO l’ha lanciata dal balcone»”

  1. ma come il negro se era ubriaco era incapace di intendere e di volere subito libero subito santo!, io manderei la troia della italiana che si faceva montare da sta bestia in africa, si ma in pasto ai leoni!
    cmq dicono che napoli sia degradata, ma la fogna che sta a torino non l ho mai vista da nessuna parte… citta di merda, ma lo dico sul serio, di buono c’è il politecnico che sforna fior di ingegneri , ma per il resto citta’ di merda al pari di potenza!

  2. Questa cosa e’ da incubo!!!I mussulmani vanno tolti dal pianeta, nessuna merda africana deve continuare ad esistere.RAZZA INFERIORE DI VERMI SCHIFOSI!!!!NON DEVE RESTARNE MEZZO!!!

I commenti sono chiusi.