Chi celebra il 25 Aprile celebra le Marocchinate e lo stupro della Patria

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Il 25 aprile non c’è stata la liberazione, ma la morte della Patria.

Celebrerà il 25 aprile? “Dipende. Certo non sfilerò nei cortei per come si svolgono oggi. Perché lì non si celebra una festa della libertà e della democrazia ma qualcosa di completamente diverso, appannaggio di una certa sinistra. Non ho avuto difficoltà come Ministro della Difesa a portare una corona di fiori al monumento dei partigiani al cimitero Maggiore di Milano. E non era un atto dovuto”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a La Stampa.

Per molti lei è apparso più un capo del partito che la seconda carica dello Stato, non crede dovrebbe fare un passo indietro? “Contesto questa cosa e rivendico di poter mantenere la promessa solenne davanti al Senato di essere presidente di tutti, sforzandomi di garantire sia maggioranza che opposizione. Solo a me hanno cominciato a guardare dove metto i piedi! Ricordo che Bertinotti, Fini e Casini erano capi di partito e facevano i Presidenti della Camera. Oppure ricordo il Presidente del Senato Forlani: altro che La Russa! Per quanto mi riguarda, si devono abituare: se nella forma sarò meno paludato, nella sostanza potete stare sicuri che saprò essere imparziale e possibilmente non del tutto escluso dalla vita politica”.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa torna a parlare del 25 aprile. “Alla presidente del gruppo Pd Malpezzi che rispetto e di cui apprezzo l’onestà intellettuale e a chi in queste ore mi sta attaccando, chiedo cortesemente di leggere non il titolo volutamente fuorviante de La Stampa ma il testo della mia intervista correttamente riportata dal giornalista Paolo Colonnello e correttamente ripresa da alcune agenzie in cui emerge chiaro il mio rispetto per la ricorrenza del 25 aprile tanto da averlo celebrato da ministro della Difesa”, dice.

“La mia contrarietà è semmai solo al modo in cui finora si svolgono molti cortei che lungi dal celebrarlo, ne fanno una manifestazione appannaggio della sinistra. – afferma ancora La Russa – A chi strumentalmente si ferma a leggere il titolo errato e ignora le mie parole, dopo questa mia nota, sarò invece costretto a riservare -a differenza delle mie abitudini – una risposta nelle sedi più opportune a tutela del ruolo che ricopro. Da oggi ho dato mandato che questa sia la regola per chi traviserà parole e fatti che mi riguardano”.

La Russa ha ragione. Ma non è solo questo. Non è per come la sinistra celebra il 25 aprile, è proprio che il 25 aprile non vi è nulla da celebrare. E non serve essere fascisti per comprenderlo. Basta essere italiani.

Quello italiano è l’unico Stato al mondo che celebra una guerra persa e l’occupazione che da allora non è mai finita. Se siamo ‘liberi’ dal 1943, come mai da allora sono presenti sul nostro territorio basi americane? Semplice: siamo una colonia. E questo celebrano i fantocci di Washington come Mattarella.

E’ stupefacente che un paese governato da un manipolo di non-eletti imposto all’Italia da oscure élites finanziarie, si illuda di “festeggiare” un giorno che, alcuni ma non tutti, considerano di “liberazione” dalla dittatura.

Forse viviamo in un’epoca democratica? Forse la nostra è democrazia? E’ “dittatura” solo quando il capo del governo si affaccia da un balcone indossando una divisa e non, quando la mezza figura d’un mediocre politicante deruba il popolo della propria identità, traghettando famelici clandestini nelle sue strade, nelle sue case? Quando decide per decreto che i cittadini debbano rimanere chiusi in casa?

Oggi, come ogni anno, si trascina la solita pantomima dei “liberatori” in doppiopetto gracchianti parole insulse e vuote. Stavolta non marceranno i “partigiani” che partigiani non sono mai stati, a meno di precoci e improbabili guerriglieri “novenni”.

Quest’anno rimarranno a casa, come recita il nuovo libretto rosso. E canteranno ‘Bella Ciao’ dai loro balconi. Per festeggiare una liberazione che non c’è mai stata. Alcuni di loro, privilegiati rispetto al resto della popolazione, si riuniranno nelle piazze a differenza di tutti gli altri italiani. Ma non importerà a nessuno. Tranne ai media di distrazione di massa.

Come ogni anno, le inutili parole di quell’altro privilegiato che vive sul colle più alto di Roma, attraverseranno l’etere per perdersi e non essere, da nessuno, ricordate.

I nuovi schiavi, senza tema di ridicolo, celebrano la festa della liberazione, in cattività. Schiavi delle banche, schiavi dell’euro, schiavi di poteri che neanche comprendono. Felici di stare al guinzaglio.

Festeggiano, quando invece, ora, sarebbe tempo di combattere. Non di celebrare vuoti riti. Combattere, come avrebbero combattuto quei partigiani e quei fascisti che, in entrambi i casi, erano convinti di farlo per il bene dell’Italia.

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Il 25 Aprile non è mai stata una festa, non si festeggia quando fratelli combattono i fratelli.

E il 25 Aprile non è mai stata una festa anche perché siamo usciti da una gabbia per entrare in una gabbia più grande e piena di luci, ma pur sempre una gabbia: quella “americana”. E dopo quasi un secolo, le basi dei “liberatori” sono ancora qui. I mafiosi che i hanno fatti sbarcare in Sicilia, escono dalle prigioni.

Almeno, due anni fa potevamo celebrare la liberazione dai barconi. Visto che l’anno prima erano sbarcati mille clandestini vomitati in Italia da navi straniere:

Liberazione: nave tedesca scarica 403 clandestini a Catania

Nave portoghese scarica clandestini a Messina: sbarcati 500

Come tutti gli anni precedenti. Ora, invece, il business è ripreso. Arricchito dal nuovo business della quarantena di lusso su navi da milioni di euro al mese.

Ma una minoranza militante e iperattiva celebrerà questa data in cui dovremmo ricordare. E piangere. Non tanto o non solo perché non vi è stata alcune ‘liberazione’, a differenza di cosa racconta la vulgata da quasi un secolo, che ci riempie la testa di menzogne. Ma, soprattutto, perché i lutti più grandi, in Italia, non li hanno portati gli occupanti tedeschi, ma i liberatori alleati. E sia chiaro: gli occupanti tedeschi di lutti ne hanno portati.

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Si potrebbe scrivere per ore sul numero delle vittime delle marocchinate. Gli stupri di massa delle truppe coloniali francesi, alle quali, addirittura, si è permesso di riposare in cimiteri italiani e alle quali si sono eretti monumenti di ringraziamento.

Le vittime furono migliaia: giovani, anziane, bambine e bambini. Non facevano discriminazioni i famigerati goumiers, le truppe coloniali francesi sotto lo sguardo soddisfatto dei liberatori. Lo stesso sguardo che, è bene ricordare, ebbero anche i franchisti durante gli stupri delle truppe coloniali spagnole contro le donne repubblicane.

Si potrebbe scrivere, dicevamo, per ore sulla striscia di sangue e miseria che hanno lasciato mentre ci ‘liberavano’. Ma basteranno le parole dello scrittore Frédéric Jacques Temple, allora soldato dell’esercito francese.

Scrive Temple in “Les Eaux mortes”: “Stesa sui cuscini sventrati, ancora giovane, con la gonna alzata fino al viso, un viso di cenere incorniciato da bei capelli neri. I neri, grandi e grossi, si lavoravano metodicamente quella donna aperta a forza, ora silenziosa e inerte, che aveva da molto tempo smesso di lamentarsi sotto le violente spinte. Nessuna tregua tra un uomo e l’altro. Erano più di cento, con i pantaloni abbassati e la verga in mano, in attesa del loro turno. Un ufficiale se ne stava vicino alla porta”.

Oggi non è cambiato molto. Solo che i liberatori li chiamano profughi. E gli ufficiali vicini alla porta sono i nostri politici. Oggi al governo.

E avete ancora l’ardire di chiamarla ‘liberazione’?

Nulla da festeggiare. Prepararsi, invece, a combattere.




4 pensieri su “Chi celebra il 25 Aprile celebra le Marocchinate e lo stupro della Patria”

  1. celebrano l’occupazione sionista americana..rothschild,rockfeller,soros.
    vanguard,blackrocj,state street

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