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Africano violenta ragazza:«Mi piace violentare le donne italiane, ti do 20 euro»

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Aggredita e molestata in via Feltre: violenza sessuale e violenza privata, non percosse. Il giudice di pace Nicola Parrocco aveva ammesso la propria incompetenza, dopo aver sentito la 30enne bellunese e visionato due video girati con il telefonino, pertanto la Procura ha dovuto rifare le indagini: l’imputazione iniziale è diventata molto più grave e il pm Simone Marcon ha dovuto chiedere il rinvio a giudizio di F.F., un 35enne cameriere di origine maliana.

L’udienza preliminare è già fissata per martedì 8 novembre, davanti al gup Elisabetta Scolozzi. L’uomo è difeso dall’avvocato Gherda Forlin e la donna si costituirà parte civile con Paolo Patelmo, il legale che quei video li ha prodotto, dopo aver fatto le proprie indagini. Nelle immagini non si vede la contestata violenza sessuale, che sarebbe avvenuta su una panchina, ma c’è una donna spaventata, bisognosa di aiuto e trattenuta per i polsi.

Tutto questo prima dell’intervento delle due guardie giurate della Mondialpol, Mirko Buso e Bruno Bez, che in caso di rinvio a giudizio saranno chiamati a testimoniare in tribunale. La volante della Polizia arriverà in un secondo momento, per identificarlo. C’è stata una querela da parte della donna che, chissà, perché l’ha portato davanti al giudice di pace per percosse. Dopo l’acquisizione dei video e la deposizione precisa e coerente della parte offesa, il quadro accusatorio è cambiato in maniera radicale.

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I fatti sono del 13 dicembre 2021. Verso le 16.55 la donna è uscita di casa e stava aspettando un’amica, quando è stata avvicinata da un ragazzo africano, che indossava un parka verde e un cappello bianco: «Parlava italiano e mi ha chiesto nome ed età. Mi ha detto che era di religione musulmana e gli piacevano tantissimo le donne italiane. Pensavo volesse dei soldi e, come mi era già capitato altre volte, gli ho offerto cinque euro, affinché mi lasciasse stare. Per tutta risposta, mi ha allungato una banconota da 20, con la quale avrebbe voluto qualcosa che non intendevo concedergli».

L’uomo non avrebbe desistito: «Si è seduto su una panca, aveva le gambe un po’ divaricate e quando gli ho dato le spalle, sono stata afferrata e messa a cavalcioni. Era pronto per un rapporto sessuale e voleva che lo sapessi. Mi sono alzata di scatto, per cercare di sottrarmi, ma non sono riuscita a scappare. Mi ha chiesto dove stessi andando e si è rifatto sotto».

Poi il tentativo di rifugiarsi in auto: «Ha tenuto la portiera aperta, prima di tirarmi fuori dall’abitacolo e riprendere a molestarmi. Mi ha stretto i polsi, è stato in quel momento che sono stati girati i due video. Ho chiesto aiuto. A un certo punto avevo le mani blu, oltre a una ferita sulla mano sinistra».