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Violentata dal migrante:”Quell’africano voleva uccidermi: aveva l’odio in faccia”

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Ragazza stuprata a Bologna: è stato il solito AFRICANO

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“Non dimenticherò mai lo sguardo di odio con cui mi fissava, mentre gli chiedevo ‘perché mi stai facendo questo?’”. Porta ancora sul viso i segni della violenza subita, ma Anita (il nome è di fantasia) ha una forza impressionante. All’alba di domenica, mentre rientrava a casa, un trentottenne tanzaniano ha tentato di stuprarla nell’androne del palazzo dove abita, in via Riva di Reno. Ma la trentenne ha reagito. Si è salvata. E adesso lui è in carcere.

Anita, cos’ha provato quando i poliziotti le hanno detto che avevano arrestato il suo aggressore?

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“Sono scoppiata a piangere. È stata una liberazione. Me lo avevano promesso: ‘Lo prendiamo prima di smontare il turno’. Lo hanno fatto e davvero, sono stati fantastici. Non mi hanno lasciata un attimo sola. Né in ospedale, né a casa”.

“Stavo rientrando, saranno state le 5,15. Ero quasi al portone di casa, quando quest’uomo mi è passato accanto correndo. Mi è venuto spontaneo, ho detto: ‘Cosa corri, m’hai spaventato!’. Sembrava se ne fosse andato, ma quando ho spinto il portone per entrare me lo sono ritrovato addosso. Mi ha sbattuto per terra, mi ha strappato le calze e gli slip. Io ho urlato, ma lui mi ha stretto le mani al collo. Più urlavo, più stringeva. Allora ho pensato che volevo vivere. E ho smesso di gridare. È iniziata così una lotta tra me e lui. Mi ha colpito con schiaffi e pugni. Il tempo si è dilatato, mentre tentavo di parlarci, perché allentasse la presa. Aveva lo sguardo dell’odio, faceva paura”.

“Mentre gli parlavo, in inglese. Gli chiedevo ‘perché mi stai facendo questo?’. Lui ha mollato per un attimo la presa. E io sono riuscita ad abbassare la testa, così che non mi potesse più afferrare il collo. A quel punto l’ho tirato per i capelli e ho iniziato a colpirlo io, con pugni in faccia, ben piazzati. E ho urlato ancora. Una mia vicina mi ha sentita, ha gridato che avrebbe chiamato la polizia. E a quel punto lui è fuggito”.

“Non aveva uno sguardo normale. All’inizio voleva violentarmi. Poi, quando mi stringeva le mani al collo, ho avuto la percezione che volesse uccidermi. Sfogare tutta la sua rabbia su di me”.

“Anni fa. Ero con un mio amico in piazza Trento e Trieste, un ragazzo, anche lui del Centrafrica, ci ha puntato contro un coltello. Voleva rapinarci, diceva di avercela con lo Stato italiano che non l’ha aiutato. Ma con lui abbiamo parlato. Ricordo che gli dissi: ‘Guarda che lo Stato non aiuta neanche me’. Alla fine gli pagai un kebab. Questa cosa è stata molto diversa. Quest’uomo era fuori di sé”.

“Sono uscita ieri sera, anche se ho ancora i segni sulla faccia, perché non voglio darla vinta a una persona così. E pure se i miei genitori mi hanno detto di tornarmene a casa e lasciare Bologna, qui adesso c’è la mia vita. Certo la paura c’è. E resta, anche se con i miei amici cerco di sdrammatizzare, per andare avanti. Ma non è giusto. Una donna vorrebbe poter girare tranquilla. Ma qui così non è”.




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