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Saman uccisa dal padre islamico per questa foto: perché li facciamo entrare in Italia?

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Una famiglia di regolari, tutti ‘integrati’ perché lavoravano, secondo la vulgata progressista. Non che a noi interessi o convenga che si integrini, a noi conviene che non entrino in Italia o che se ne vadano.

Ma è comunque ridicolo che portino i figli in Italia, facendoli mantenere a noi con i sussidi, per poi volere imporre qui le abitudini pakistane.

Come insegnano le baby gang, i figli degli immigrati sono una emergenza nazionale e motivo di conflitto perché senza radici e senza prospettive. E’ quindi urgente abrogare i ricongiungimenti familiari.

“Ho ucciso mia figlia, l’ho fatto per proteggere il mio onore”. La registrazione è agli atti del processo che inizierà il 10 febbraio a carico dei familiari della diciottenne sparita dalla notte del 30 aprile 2021: sono imputati lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq, oltre – appunto – ai genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi ancora latitanti in Pakistan.

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Saman Abbas, padre islamico confessa: “Ho ucciso mia figlia”

La Procura e gli inquirenti sono sicuri sia stata assassinata, perché rifiutava di sposare un cugino in patria e voleva andarsene di casa. Saman era fidanzata con un connazionale, ma quello che la famiglia aveva deciso avrebbe dovuto sposare. Un bacio postato da Saman sui social tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, è stato la scintilla che alimentò la rabbia dei familiari. La foto risale al periodo in cui la ragazza viveva in una comunità protetta. Un cugino, sentito dai carabinieri di Reggio Emilia, ha riferito di aver ricevuto l’immagine e che il padre Shabbar, la madre Nazia e il fratello della diciottenne “si lamentavano in continuazione di tale situazione”.

“Per me la dignità degli altri non è più importante della mia (…) – diceva Shabbar al parente nella telefonata intercettata – Io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello minorenne di Saman ora affidato a una comunità protetta, ndr). Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno”. Lo stesso familiare, sentito dai carabinieri il 25 giugno di quell’anno, ha riferito che il padre di Saman lo aveva chiamato per intimargli di non parlare di lui. “Io sono già rovinato – le parole di Abbas nel racconto del parente – avete parlato di me in giro, non lascerò in pace la vostra famiglia”. E ancora: “Io sono già morto, l’ho uccisa io, l’ho uccisa per la mia dignità e per il mio onore. Noi l’abbiamo uccisa”, senza fare nomi specifici, ma intendendo con ‘noi’, ha spiegato sempre il parente ai carabinieri, il contesto familiare.




5 pensieri su “Saman uccisa dal padre islamico per questa foto: perché li facciamo entrare in Italia?”

  1. Però posso dirvela una cosa? Ha sbagliato a commettere il crimine di cui si è macchiato, però dice cose giuste. Ovvero quello di tenere all’onore e alla dignità, cosa a cui purtroppo i padri di razza bianca e di religione cristiana non tengono affatto, e perciò lasciano libere le proprie figlie di puttaneggiare a destra e a manca.

    Prima di lanciare certe sentenze di condanna, occorrebbe riflettere. Io fossi padre di una figlia femmina, desidererei che si legasse ad un solo uomo, quello che sposerà, e che si faccia baciare solo da lui e che faccia l’amore soltanto con il medesimo. Ne valrebbe tanto la dignità e l’onore mio, quanto i suoi. Invece i padri occidentali di oggi, se ne fottono altamente e gli permettono di essere promiscue. Perché mezzo secolo di marxismo culturale francofortista aschenazita che ha demolito il patriarcato nella nostra società (solo quello dei padri bianchi e cristiani, perché gli altri “vanno bene”), li ha resi così, cornuti dalle loro figlie. Le quali, dal momento in cui sono libere e promiscue sessualmente, di conseguenza lo sono anche razzialmente, e perciò molte allargano le cosce a ne(g)ri e merda varia.

    Signori, se dobbiamo avversare il Sistema liberalprogressista, non lo dobbiamo fare limitatamente all’immigrazionismo e all’omotransessualismo, ma in ogni sua parte. Va rovesciato nella sua interezza.

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