Le amicizie afroislamiche di Pogba, rapito da amici di banlieu: “Mi hanno puntato le pistole addosso”

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Fra stregoneria e jiadismo: la vicenda Pogba è il non plus ultra dell’integrazione afroislamica in Francia.

Questo, al di là di Pogba, di cui non ci interessa, dimostra che la Francia sta diventando un inferno afroislamico, in cui intere parti di territorio sono governate da gang afroislamiche.

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E come è avvenuto questo? Non con gli sbarchi: coi ricongiungimenti familiari che hanno portato in Francia milioni di piccoli Pogba. Uno gioca a pallone e tutti gli altri delinquono o scroccano dai contribuenti.

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Paul Pogba sta vivendo sotto scorta a Torino, e come lui anche la madre Yeo Moriba, per via delle minacce e dei tentativi di estorsione da parte di ex amici d’infanzia che hanno portato in carcere Mathias, fratello del centrocampista bianconero, e altre quattro persone di cui domenica è stato formalizzato l’arresto. A dare conto della scorta è il quotidiano francese “Le Parisien”. Secondo le indiscrezioni di stampa, Pogba è sotto scorta anche quando si sposta in territorio francese. La madre gode della stessa protezione sulla base dell’irruzione di sconosciuti a casa sua nello scorso luglio per ribadire le minacce fatte al figlio. L’accusa per il fratello dello juventino e per gli altri è di estorsione in banda organizzata e associazione per delinquere, reati su cui gli inquirenti stanno ancora indagando.

La vicenda è nata da un video a fine agosto di Mathias, che sui social network ha annunciato rivelazioni scioccanti su Paul. Nel corso delle indagini lo juventino ha rivelato che a partire dalla scorsa primavera ha versato ai suoi ricattatori 100 mila euro, a fronte di una richiesta di 13 milioni di euro. Le Monde ha pubblicato la deposizione fatta dal centrocampista della Juventus agli inquirenti, di cui erano emersi i particolari ma per la prima volta con le sue dichiarazioni dirette: “Avevo paura. I due ragazzi mi hanno puntato le pistole addosso”, ha raccontato della sera del 19 marzo 2022 quando, in ritiro con la nazionale, dopo aver trascorso la giornata con un amico di infanzia prima di tornare in albergo è stato portato da altri conoscenti in un appartamento a Chanteloup-En-Brie, dove è stato costretto a spegnere il cellulare, che gli è stato sequestrato. “Allora, essendo stato minacciato in quel modo, ho detto loro che avrei pagato. Gridavano: ‘Stai zitto, guarda in basso’. (…) Uno dei due incappucciati parlò all’orecchio di Roushdane. Quando gli incappucciati se ne andarono, Roushdane mi disse che dovevo pagarli, altrimenti eravamo tutti in pericolo”.




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