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Tunisia indaga l’Italia per la morte di 9 spacciatori tunisini 🤡

Vox
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Senza pudore. Hanno svuotato le loro carceri in Italia, orde di spacciatori e stupratori sono saliti sui barconi, e ‘indagano’. Cominciate col riprendervi detenuti e clandestini.

Un governo serio farebbe un blocco navale della Tunisia, senza il permesso di Tunisi. Vogliono la guerra? E sia. Magari spargeremo il sale una seconda volta su quella terra.

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Anche la magistratura tunisina, come quella italiana, indaga sui 9 morti durante e subito dopo la rivolta nel carcere di Modena tra l’8 e il 9 marzo del 2020.

L’AGI ha contattato Hazem Ksouri, avvocato tunisino e attivista internazionale per i diritti umani, che ha presentato una denuncia agli inquirenti del suo Paese per conto dei familiari di Lofti Ben Mesmia e Hafedh Chouchane.

“Queste famiglie che hanno perso tutto con la morte dei loro figli ora hanno soltanto un obbiettivo: la verità. Noi vogliamo che siano valutate le responsabilità del direttore del carcere di Modena sulla base della legge tunisina che prevede che chi abbia commesso reati fuori del territorio tunisino, sia in qualità di mandante o complice, può essere perseguito e giudicato dai tribunali tunisini se la vittima è di nazionalità tunisina”. Per attuare questa norma, occorre, spiega, una denuncia da parte degli eredi che lui assiste in questa vicenda.

“I media tunisini hanno riportato con interesse la notizia di questi dossier, e la radio IFM, quella più seguita nel mio Paese, ne ha parlato – prosegue -. Penso che questo fascicolo sia un vero banco di prova nei rapporti tra la Tunisia e l’Italia sul tema del rispetto dei diritti umani. Io ritengo che ci siano delle responsabilità su questi decessi per violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti. Vogliamo contribuire ad aiutare le magistrature dei Paesi nella ricerca della verità. Noi come avvocati, la società civile e gli Stati devono svelare questi crimini”.

Lofti Ben Mesmia aveva 40 anni è stato l’ultimo a morire nel carcere di Sant’Anna. “Sua moglie Najeth Ben Salah – si legge nel libro ‘Morti in una città silente’ di Sara Manzoli – non riesce a credere che suo marito se ne sia andato per overdose. E’ sicura che lo abbiano ucciso”. Hafedh Chouchane aveva 36 anni e avrebbe finito di scontare la pena poche settimane dopo la sua morte ed è stato il primo a perdere la vita. Il suo legale, Luca Sebastiani, dice che “aveva già una proposta di lavoro per quando sarebbe uscito”.

Una proposta di lavoro ce l’avevano tutti, sicuro.

Come quelli dell’Agi, finanziati da soldi pubblici, visto che l’agenzia è di proprietà dell’ENI. E con questi soldi diffondono notizie fake sull’immigrazione, spostando il Canale di Sicilia in Libia, ad esempio.




4 pensieri su “Tunisia indaga l’Italia per la morte di 9 spacciatori tunisini 🤡”

  1. Paese con cui bisogna chiudere i ponti rimpatriando tutti i loro delinquenti.
    Dovrebbe risarcire la Tunisia dei danni provocati dai ratti che vomita.
    Compresa l’italiana dell’articolo sopra.

I commenti sono chiusi.