Pamela, parla lo zio: «Nessun nigeriano è sceso in strada quando la uccisero»

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Perché non parlano di razzismo ogni volta che uno di loro uccide uno di noi?

«Perché la comunità nigeriana non è scesa in strada dopo il massacro di Pamela?». È lo sfogo dell’avvocato Marco Valerio Verni, zio della diciottenne romana uccisa e fatta a pezzi nel gennaio del 2018 da Innocent Oseghale in un appartamento di via Spalato a Macerata. «Perché all’epoca nessuno di loro aveva preso le distanze e condannato apertamente il loro connazionale?».

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«È gravissimo quanto accaduto a Civitanova e spero che la giustizia compia i suoi passi con fermezza e decisione – sottolinea il legale commentando l’omicidio del nigeriano Alika Ogorchukwu -. Un invasato ha ucciso un’altra persona che, a quanto pare, era stata insistente nel chiedere l’elemosina. Il tutto, sotto lo sguardo di diversi testimoni che hanno filmato l’accaduto, invece di fermare ciò che forse poteva essere evitato. Quanto all’uccisione, i soliti noti hanno gridato al razzismo, sebbene gli inquirenti, al momento, abbiano escluso tale aspetto. E il dramma si è allora polarizzato sulla nazionalità dell’uccisore (italiana) e dell’ucciso (nigeriana)».

«Proprio la locale comunità nigeriana è scesa in strada, chiedendo giustizia per il suo connazionale (giustissimo) e gridando, appunto, al razzismo. Diversi politici nostrani sono corsi, fisicamente o virtualmente, ad offrire la loro solidarietà alla moglie della vittima. La Regione, tramite il governatore Francesco Aquaroli, ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo. Mi chiedo una cosa: perché la comunità nigeriana non scende in strada ogni volta che un connazionale compie un crimine violento? Perché, con la stessa veemenza, non si è data notizia, con conseguente sdegno politico e mediatico, dell’uccisione di un commerciante cinese in provincia di Avellino e del ferimento di un cliente del negozio da parte di un nigeriano? Perché la moglie di Ogorchukwu nelle interviste parla in inglese e non in italiano? Fornisco a questa donna la mia massima solidarietà per quanto accaduto ma mi domando se sia stata messa in grado di integrarsi nella nostra società, e con lei il suo povero marito, visto che la lingua è il primo indizio in tal senso. Non che ciò cambierebbe l’estrema gravità di quanto successo, ma visto che si parla di razzismo, allora bisogna parlare di tutti gli anelli che possono purtroppo causarlo o favorirlo. Perché la Regione, nel caso di Pamela Mastropietro, non si è costituita parte civile? A Civitanova nessuno ha fermato l’uccisore; nel caso di Pamela, nessuno l’ha aiutata, nessuno ha sentito. Solo qualcuno ha visto e ha denunciato, contribuendo grandemente alle indagini ma non ha fatto notizia e non ha meritato alcun riconoscimento».




5 pensieri su “Pamela, parla lo zio: «Nessun nigeriano è sceso in strada quando la uccisero»”

    1. Te lo ricordi quello ammazzato col palo della segnaletica, che poi si scoprì essere un pocaccio di buono, dopo mesi di menare il torrone da parte dei criminali comunistardi e di pianti greci della mogliera in tv? E te la ricordi quella dell’uovo nell’occhio (lanciato da altri comunistardi) con il padre che “poi” si scoprì essere un altro pocaccio di buono? Ecco, cose così.
      Intanto ai bianchi ammazzati nessuno li difende. Nessuno mena il torrone: perchè serve che si estinguano per far posto a questi CESSI NEGRI, che diano il voto ai comunistardi infami.

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