Immigrati scrocconi: la metà non lavora e prende il reddito di cittadinanza

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Gli immigrati regolari, tranne poche centinaia di migliaia – e ci stiamo tenendo molto alti -, non sono una ricchezza.

Dicono, ad esempio, che gli immigrati vengono in Italia a lavorare. Ma allora ci devono spiegare i numeri dell’Inps.

la maggior parte di loro ha una pensione assistenziale (la famosa pensione sociale che la sinistra ha concesso anche gli immigrati) o di invalidità senza avere mai lavorato.

Non solo non pagano le pensioni dei nostri vecchi, ma non riusciranno neanche a pagare le proprie, visti i bassi contributi che derivano dai loro lavori a basso costo. Senza contare i milioni che non lavorano o lavorano in nero che una volta superata una certa età prenderanno la pensione sociale senza avere mai versato una lira. E nemmeno un euro.

Secondo gli ultimi dati disponibili sono 3.760.421 i cittadini stranieri, comunitari e non, presenti nelle banche dati dell’INPS, di cui 3.192.588 (84,9%) sono lavoratori attivi, 266.924 (7,1%) pensionati e 300.909 (8%) percettori di prestazioni a sostegno del reddito.

Visto che in Italia i regolari sono più di 5 milioni, significa che almeno metà degli immigrati presenti in Italia non lavora. E che quasi 600 mila vengono mantenuti dai contribuenti.

Il 49,7% (132.533 soggetti) ha una prestazione assistenziale e che quindi la ricevono senza avere mai lavorato, mentre coloro che percepiscono una pensione di tipo previdenziale – quelli che hanno pagato i contributi – sono 96.169 (il 36%); 15.682 (5,9%) sono titolari di pensioni indennitarie e 22.540 (8,4%) percepiscono due o più pensioni.

Questo significa che in Italia ci sono 2,5 milioni di immigrati che non lavorano. E pesano sul welfare. Meno della metà di loro sono minori, che non si comprende cosa vengano a fare in Italia se “gli immigrati vengono a fare i lavori che gli italiani non vogliono fare”, e gli altri sono semplicemente scrocconi che vengono a farsi mantenere: oltre 300mila prendono il reddito di cittadinanza e quasi 300mila addirittura la pensione sociale senza avere mai lavorato.

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E che oltre metà non lavorino, vuoi per l’età o perché venuti a farsi mantenere in hotel – 100mila di loro sono nel business dell’accoglienza, ed erano il doppio prima di Salvini -, non sorprende, visto che in Svezia, quelli arrivati dal 2015 sono al 90 per cento disoccupati.

Detto che non sono loro a produrre il 10% del Pil, ma semmai le imprese che li assumono, rimane un numero molto basso, inferiore alla percentuale di incidenza nella popolazione: significa che, anche con questo calcolo inesatto, producono meno ricchezza di quella che dovrebbero. I numeri della ricchezza pro-capite non mentono, sono crollati con l’immigrazione:

In 20 anni quadruplicati immigrati e crollata ricchezza: sarà un caso?

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E questo non sorprende, visto che è la stessa Fondazione Moressa per la Caritas a spiegare che gli occupati stranieri si concentrano nelle professioni non qualificate (33,3%), solo il 7,6% qualificate. Il restante 60% si divide quasi equamente tra operai, artigiani-commercianti e impiegati. Ovvero a basso valore aggiunto: questi non si pagano nemmeno le loro future pensioni. Senza contare i 5 miliardi annui di Pil che portano via con le rimesse, rimesse che non esisterebbero se i loro lavori fossero fatti dai 5 milioni di italiani disoccupati.

E lo fanno entrando in concorrenza con gli italiani:

Effetto immigrazione: peggiora la qualità del lavoro

Senza considerare il danno sociale dell’immigrazione di milioni di immigrati. Se non si entra nell’ordine di idee che è l’immigrazione a uccidere un popolo, indipendentemente dal fatto che sia o meno regolare, meglio darsi alla musica.

Quando fai entrare 200mila immigrati ogni anno con i ricongiungimenti familiari, avere chiuso i porti serve a poco.

L’immigrazione non va regolata, va bloccata. Poi, fra qualche anno, quando avremo liberato l’Italia da una presenza eccessiva, potremo di nuovo pensare ad ingressi regolati di poche migliaia di individui l’anno.

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Anche la Caritas ha dovuto ammettere che gli immigrati in Italia non servono a nulla. Se non a garantire le attività stesse della Caritas che, infatti, si becca attraverso le varie entità della Chiesa la metà circa del business accoglienza.

Avete letto bene: lavora meno della metà degli immigrati residenti in Italia. Questo è dovuto in parte ai quasi centomila che ospitiamo in hotel come ‘richiedenti asilo’, le migliaia che stanno sul divano col reddito di cittadinanza insieme agli amici di Di Maio.

Ma soprattutto ai famigerati ricongiungimenti familiari che portano genitori di chi lavora, così prendono subito la pensione sociale – parliamo di altri 266mila nullafacenti che in Italia non hanno mai lavorato – oltre a moglie e figli che portano sussidi. Come la famiglia di bengalesi che beccava 60mila euro in sussidi.

Domanda: perché se, in teoria, ci servono 2 milioni di lavoratori, ci dobbiamo anche prendere i parenti?

Posto che almeno la metà di questi lavoratori ruba lavoro ai nostri disoccupati o fa lavori inutili come vendere aste da selfie, se proprio li vogliamo per lavorare, allora lavorino e poi tornino a casa portandosi anche le conoscenze acquisite e dando la possibilità ad altri, a rotazione, di venire a lavorare e acquisire conoscenze. Altrimenti non è immigrazione, è ripopolamento.

Stiamo invece importando povertà e parassitismo. Tutte cose che piacciono alle componenti pauperiste di Chiesa e politica: loro vogliono poveri per sentirsi buoni. E ne hanno bisogno per sfruttare la classe media.

Abbiamo, ad esempio, 860.000 alunni stranieri nelle nostre scuole, 64% nati in Italia. Gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono il 10% del totale: un costo enorme. La loro presenza non permette il distanziamento sociale, ad esempio. Impone classi pollaio. E voi pagate le loro mense.

L’immigrazione è un tumore che ci sta uccidendo. Ma che ingrassa la Caritas e le coop del PD. Ma uccide l’Italia.