Donne incinte sui barconi: è una guerra demografica, italiani cacciati da casa loro – VIDEO

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Sempre più clandestine vengono a partorire in Italia: è gratis e poi tuo figlio lo mantengono i contribuenti italiani fino ai diciotto anni. Pazzesco, no?

Einstein disse un giorno di non avere idea, di quali armi sarebbero state usate per combattere la terza Guerra Mondiale. Oggi noi lo sappiamo:

Una guerra che ‘loro’, le popolazioni afroislamiche, combattono. Noi, no.

Una guerra che è iniziata un paio di decenni fa. Quando i nostri governanti hanno firmato la resa senza condizioni. E senza nemmeno avvisarci. Hanno deciso, loro, che conveniva ai propri interessi di élite globale sostituire i popoli occidentali con quelli più facilmente manipolabili dal terzo mondo.

Ma nel loro fanatismo quasi teologico, non hanno immaginato che sì, intelligenti non erano, ma violenti lo sono. Eccome.

In questo contesto, ogni attentato islamico, ogni strage, ogni violenza di cui sono protagonisti è solo una ‘piccola’ puntata di una catastrofe epocale. Lo strattone di un treno che marcia verso il precipizio.

Ci stanno cacciando da casa nostra.

Il fenomeno descritto dal servizio è noto negli Usa da decenni col nome di ‘white flight”, la fuga dei bianchi, man mano che un quartiere attira popolazioni non bianche. E’ un fenomeno che si avvita su se stesso e poi lascia indietro chi non può permettersi la fuga: anziani e poveri.

Ora sta avvenendo anche in Italia.

In Italia però non possiamo fare come gli americani: non c’è abbastanza spazio dove fuggire. Questo è positivo: il punto di rottura arriverà molto molto prima.

Come vedi, Salvini, anche i regolari, quando sono troppi, sono un problema. E anche una minaccia esiziale alla nostra sopravvivenza come popolo.

Stiamo assistendo, attraverso l’immigrazione, al crollo di un’intera civilizzazione, la nostra. In una guerra che stiamo perdendo solo perché abbiamo deciso di non combatterla.

In questo, le similitudini con quello che Gibbon analizzo in ‘Declino e Caduta dell’Impero Romano’, sono fin troppo chiare. Anche allora l’oligarchia al potere decise che era tempo di sostituire la Repubblica con l’Impero (Globalizzazione), perché questo rispondeva meglio ai loro interessi, miopi, di classe. Anche allora, la globalizzazione impoverì l’Italia, che di Roma era il cuore pulsante su cui tutto si reggeva. Anche allora, si decise di rispondere al declino demografico importando ‘immigrati’ che combattessero nelle Legioni al posto dei cittadini. E anche allora, questo, portò alla catastrofe.

Solo che, da quella catastrofe, la civiltà romana si riprese dopo secoli bui e rinacque perché il nemico era simile razzialmente. Dalla catastrofe attuale, se non la fermiamo, non ci riprenderemo più. L’uomo che verrà dopo, se mai ci sarà un dopo, sarà diverso. Sarà l’omuncolo dei romanzi distopici: non avrà identità.

Oggi le orde islamiche afro-asiatiche penetrano nel corpo molle dell’Europa come il violentatore in una donna ubriaca: li andiamo anche a prendere.

Se uno di loro muore nel tentativo di venire a conquistare casa nostra, invece di esultare, scatta il lutto. Questa non è nemmeno follia, o demenza senile. E’ perversione.




3 pensieri su “Donne incinte sui barconi: è una guerra demografica, italiani cacciati da casa loro – VIDEO”

  1. Sono tutte puttane che hanno pagato con le scopate le loro traversate, mica le mantiene draghimangiamerda…. le manterremo noi

  2. Fintantoché non ci uniremo, continueremo ad essere castigati.

    «Felix Roma ciuesque beatos
    si libertatis Superis habitura tam cura placeret
    quam uindicta placet»

    «Fortunata Roma, fortunati i suoi cittadini se gli Dèi avessero voluto prendersi cura della libertà come lo fanno del nostro castigo»
    Lucano, Pharsalia, IV, 807-9.

    ://www.michaellaitman.com/it/2016/12/01/cosa-possono-imparare-gli-ebrei-liberali-da-henry-ford/

    Non per noi stessi

    Il problema è che l’odio per noi stessi è proprio ciò che causa la recrudescenza dell’antisemitismo. Se non altro, abbiamo imparato che questa è la lezione che dobbiamo trarre dalla storia: le nazioni diventano antisemite proprio quando e poiché noi cerchiamo di integrarci. Nel 1929, il dr. Kurt Fleischer, capo dei Liberali nell’Assemblea della Comunità ebraica di Berlino, sostenne che “l’antisemitismo è il flagello che Dio ci ha mandato per farci stare insieme e riunirci”. Similmente a Fleischer, il prof. Donald L. Niewyk scrisse sull’ascesa del Nazismo: “Non pochi ebrei vedono l’antisemitismo come un dono che, da solo, potrebbe impedire agli ebrei di integrarsi gradualmente alla società più grande e scomparire definitivamente”. E che dono è stato!

    Al di là di tutto, l’unione non è solo una caratteristica da preservare ma è esattamente ciò che dobbiamo coltivare fra noi e che dobbiamo trasmettere alle nazioni del mondo. Non è una coincidenza che le nazioni abbiano fatto proprio il principio fondamentale della legge ebraica, “Non fare agli altri quello che tu odi”. Ma le nazioni non sapranno come applicarlo fino a quando non mostreremo loro la strada. Più ritarderemo, più il mondo proverà un odio rabbioso e ci punirà per questo.

    Quando il nostro patriarca Abramo accolse nella sua tenda i ribelli scappati dall’odio che sentivano fra i propri concittadini, egli condivise generosamente la sua saggezza con loro. Abramo voleva che tutto il mondo fosse unito. Al suo tempo, un popolo come gli Ebrei non esisteva neppure.

    Nel momento in cui Mosè riunì gli Ebrei ai piedi del Monte Sinai, proprio come Abramo, egli “desiderava completare la correzione del mondo” (Ramchal, Il commentario di Ramchal alla Torah). La nostra missione, perciò, di essere “Una luce per le nazioni”, è molto più impegnativa dell’essere “liberali”, permettendo a tutti di pensarla come vogliono. La nostra missione è unire i cuori di tutta l’umanità fino a quando saremo tutti “Come un solo uomo con un solo cuore”. C’è da meravigliarsi se il mondo vuole vedere un esempio prima di poter realizzare questo obiettivo?

    Il più noto antisemita della storia americana, Henry Ford, riconobbe il ruolo degli ebrei nel suo libro L’ebreo internazionale: “I moderni riformatori che stanno costruendo sistemi sociali modello, dovrebbero esaminare il sistema sociale in base al quale erano organizzati i primi ebrei”.

    Non ho dubbi sul fatto che l’amministrazione Trump sarà molto più comprensiva verso gli ebrei e Israele di quanto non lo sia stata quella attuale. Tuttavia, se perdiamo l’opportunità e continuiamo a cercare di integrarci invece di salire al di sopra del nostro ego, connettendoci e divenendo così un modello di unione, allora le nazioni ci ricorderanno ancora una volta il nostro vero ruolo su questo pianeta.

    A proposito di Israele

    […]

    Nel momento in cui cominceremo a connetterci noi e i nostri figli, anche il mondo intero attorno a noi comincerà a connettersi positivamente. In questo, saremo veramente “Una luce per le nazioni”.

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