Ius scholae, è emergenza crimini tra figli di immigrati: stuprano e spacciano

Condividi!

Con la legge del Pd questo problema ‘sparirebbe’, sarebbero tutti crimini italiani.




10 pensieri su “Ius scholae, è emergenza crimini tra figli di immigrati: stuprano e spacciano”

  1. Non mi stancherò mai di dire che il ‘meticciamento’, non sarebbe solo quello, definitivo, biologico, per cui tra 50 anni, in assenza di ghetti che verranno a formarsi naturalmente tra comunità nazionali, che ai piddini piaccia, o meno, a meno che davvero non impongano il matrimonio interraziale, c’è il meticciamento dei comportamenti.
    Non ci saranno solo giovani italiani, ed italiane, che adotteranno usi, costumi, religioni, straniere, pensiamo alle conversioni, o ai fenomeni meno disturbanti, ma indicativi, ad esempio dei rasta, dei bonghi, di altre amenità, che provano come certi giovani siano ‘aperti’ a rinnegare le proprie tradizioni, ma soprattutto, se degli italiani nascono e vivono e crescono con la feccia, diverranno a loro volta feccia. Fosse anche solo per sopravvivere.
    E a quel punto poco importerà se un delinquente è marroncino o bianco, sarà sempre un rapinatore e picchiatore, magari di anziani, o di coetanei più deboli.

    1. Bonghi e danze africane:

      AfriCarmine – Ritmi e danze tribali nel cuore di Genova

      5 Luglio 2017

      Musica e canti africani nel cuore antico della città. La seconda edizione di AfriCarmine è tornata ad “agitare” il rinato angolo della “Genova che fu” con danze e ritmi tribali che hanno trascinato diverse centinaia di persone riunite in piazza per festeggiare e ritrovarsi in compagnia.

      Sapori e colori d’Africa hanno “invaso” pacificamente la piazzetta che sorge dietro il rinnovato Mercato del Carmine in una delle tante attività organizzate proprio per rivitalizzare la zona.
      Associazioni e onlus, gruppi di danza e appassionati di strumenti tribali si sono dati appuntamento al Carmine per una serata decisamente “alternativa”.

      Prima gli incontri con le Associazioni che da tempo operano in Africa in progetti di cooperazione allo sviluppo e per incentivare lo studio e poi la cena con prodotti tipici e sapori africani, insieme alla più tradizionali delle cucine genovesi e poi tanta musica.

      <<.

      Il momento più atteso, quello delle danze, è arrivato intorno alle 20.
      I bonghi e le percussioni tipiche africane hanno iniziato a martellare con i ritmi ancestrali ed in breve l’area della piazzetta adibita a “palcoscenico” si è animata con scuole di ballo e gruppi di danzatrici ma anche di giovani migranti che hanno mostrato passi e sequenze che non si vedono spesso.

      I ritmi si sono fatti via via più intensi ed è nata una vera e propria “gara” per dimostrare la propria abilità in un tripudio di applausi dei presenti.

      ://youtu.be/lE6HDjZ41Vk

      ://www.liberainformazione.org/2021/09/08/genova-multietnica-la-citta-piu-meticcia-del-nord-ha-il-suo-festival-di-cultura-africana/

      Genova multietnica. La città più meticcia del nord ha il suo festival di cultura africana

      8 Settembre 2021

      In piazza Caricamento a Genova, ai primi di novembre del 2008, ci fu una grande euforia. Barak Obama era appena stato eletto presidente degli Stati Uniti.

      Nel grande brulichio del primo mattino accanto al Porto antico era tutto un chiamarsi “Obama” tra gli africani genovesi. E così i baristi e i commercianti locali chiamavano i loro ospiti di colore. Non è dunque un caso se quell’area meticcia e scintillante della città è la stessa in cui si tiene quella originalissima manifestazione genovese che è il Suq Festival.

      Un appuntamento annuale inventato nel 1999 da due donne con storie di eventi e di teatro: Carla Peirolero e Valentina Arcuri. Retto fondamentalmente da donne. Tagliato su misura per la città del Nord più aperta per definizione. L’idea di ospitare insieme poesia, musica, teatro, letteratura del continente africano (ma non solo), usando il nome simbolo dello scambio: il mercato.

      Carla è una signora colta e tenace. Un passato nel teatro genovese e maestri prestigiosi, ha aperto con il fiato sospeso questa nuova edizione, la ventitreesima, vent’anni dopo il G8, a cui è stato dedicato un appuntamento speciale. Una vera sfida: il primo rilancio delle pubbliche arti dopo la gelata del lockdown, rinunciando agli assembramenti e alle promiscuità che costituivano una delle ragioni di fascino del festival. Sfida vinta grazie a diversi successi importanti.

      Energia e inventiva pura negli spettacoli per bambini, che hanno ospitato tra l’altro una deliziosa piéce sulla città africana (nel caso Marrakesch) raccontata da un suo abitante attraverso polveri colorate e parole e musiche cariche di ironia. Giuro che studiare le espressioni dei bambini e le fatiche delle loro maestre è stata una esperienza di pace interiore per il vostro corrispondente.

      Ma il successo maggiore è stato forse lo spettacolo (splendido) sul razzismo. Una attrice-danzatrice, Bintou Ouattara, vorticosa nel suo monologo, musiche evocatrici di mondi lontani e battute fulminanti: “il razzismo è come il pulviscolo nell’atmosfera; non si vede ma un certo punto un raggio lo illumina”; “sui libri di storia si legge che un giorno un signore di nome Martin Luther King tenne un bellissimo discorso davanti a centinaia di migliaia di persone e il razzismo finì”. Per tacere del monologo musicato improvvisato da Mohamed Ba, grande attore senegalese.

      Carla Peirolero scruta il pubblico, in mezzo ai tavoli delle cucine etniche. Soddisfatta ma inquieta. Sta andando bene.

      “Potrebbe essere un grandioso appuntamento per Genova. Ma funziona al di sotto delle sue possibilità. Il budget messo insieme faticosamente è di 140mila euro. Qualche esperto ha visto il programma di quest’anno e lo ha stimato sulle 500. Non abbiamo una sede, anche se ci abbiamo provato a presentare dei progetti su luoghi pubblici, proponendo il principio dell’autosufficienza gestionale. Credo che conti anche un po’ di pregiudizio. Inconscio naturalmente. Forse se facessimo un festival della ceramica giapponese saremmo più appoggiati. Eppure siamo una risorsa per la città. Pensi che ormai facciamo da agenzia di intermediazione per i contatti con i popoli africani o del Medio Oriente. Enti o associazioni chiedono a noi di aiutarli a trovare ora un intellettuale palestinese, ora un esponente dell’associazionismo afghano. Il ricordo più bello? Fu una decina d’anni fa, con la giornata della donna immigrata. C’erano donne di ogni nazionalità: Ucraina, Ghana, Nigeria, Iran, Ecuador, Indonesia, Marocco, Perù…Tutte vestite a festa, come se la stessa vita desse spettacolo. Una folla enorme. Il prefetto regalò a tutte una piantina di basilico e tutte diedero in cambio scialli o oggetti artistici delle loro tradizioni.”

      Poi lo sguardo che cerca complicità: “Lì sta il significato vero del Suq festival. E oggi più che mai, con l’aria che tira, occorrerebbe valorizzarlo. O no?”.

      Il suq è uno schifo e andrebbe proibito.

      Non credo che Genova sia la città più meticcia del Nord.
      Lo è o Milano o Brescia o Bergamo. Non lo so.

      ://www.ausiliatrice-genova.it/news-dett.asp?nn=160

      ://it-it.facebook.com/DancingBaobabs/
      M A D Musica Arte e Danza asd organizza un nuovo corso principianti di danze africane, con la maestra Chiara Martinoli. È una fantastica opportunità per iniziare un nuovo percorso: movimento, cultura, musica dal vivo, socialità…serve altro?
      Servirebbe rinsavire studiando la Storia.

      ://www.spaziosarava.com/afro.html

      ://www.centrolatidou.it/percafro.asp

      1. La prima edizione di AfriCarmine era stata entusiasmante – raccontano gli organizzatori – ma questa seconda edizione ha superato ogni nostra aspettativa. Al Carmine c’erano bambini, anziani, migranti attirati dalla musica “familiare” e tanti curiosi provenienti da diversi quartieri. Tutti hanno partecipato in modo più o meno coinvolgente ma lo scopo di far vivere insieme anime così diverse è stato raggiunto.

        ://www.ilsecoloxix.it/eventi/2017/07/05/news/africarmine-ritmi-e-danze-tribali-nel-cuore-di-genova-1.30830086

  2. Domenica pomeriggio ho fatto una passeggiata da Punta Vagno fino al porticciolo di Nervi.
    Ho veduto
    due coppie di amici, un italiano e un negro
    una coppia di amiche, un’italiana e una negra
    alcuni gruppi di amici/che in c’era un/a negro/a.
    Qualche coppia non di amici.
    Non erano turisti. Li ho sentiti parlare in Italiano.

    E ovviamente tanti negri, arabi ed ecuadoregni per conto loro.

    Nonostante durante la guerra razziale i patrioti troveranno opposizione tra Italiani stessi, tutti questi legami dovranno essere recisi. Costi quel che costi.

    Genova è diventata uno schifo.

    La Foce è stata mostruosamente colonizzata dai Cinesi.
    Ho perduto il conto di ristoranti, bar, sartorie, calzolerie, cartolerie nel quartiere.

    Domenica mattina, in Via Casaregis, ho veduto una coppia di italiani adottatori di sudamericano, adolescente.
    Subito dopo, in Via Cecchi, un giovane uomo italiano che si prendeva cura di un indocinese sul passeggino.
    Non sono il primo sudamericano né il primo indocinese adottati che vedo in città.

    Non è possibile percorrere Via Garibaldi senza incontrare un negro colla pelle scura come la pece.

    La zona del Porto Antico fa orrore.
    Qualche giorno fa sono passato per Via San Luca, in cui c’è il patronato degli stranieri; è stracolma di negri, bengalesi o pachistani, amerindi e magrebini.
    Un magrebino e un’ecuadoregna chiacchieravano.

    Sbucato in Piazza Banchi, cinesi e una coppia bianco/negra con meticcetto tra i piedi.

    1. Oggi ho ripetuto la passeggiato.
      È andata peggio di ieri.
      A Quinto ho veduto:
      una quarantenne adottatrice di due negretti, adolescenti
      molte coppie di amici/che adolescenti
      una coppia di amici quarantenni su una spiaggia
      in spiaggia, molti gruppi di amici/che sia adolescenti sia ventenni in cui vi era almeno un/a negro/a

      È disturbante la quantità.

      Sulla passeggiata di Nervi c’era pieno di ecuadoregni.

      1. Non è stato possibile percorrere Via Angelo Giannelli e il lungomare di Nervi senza vederne.

I commenti sono chiusi.