La baby gang dei nuovi italiani che massacra gli italiani: “Non sapete chi siamo”

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“Di origine straniera ma italiani”. Ecco gli effetti dello ius soli mascherato già presente nell’attuale legge e che, insieme ai ricongiungimenti familiari, deve essere abrogato per tornare allo ius sanguinis.

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​​​​​​“Chi diventa Montana diventa una persona alla quale nessuno può arrecare offese e gli deve essere portato rispetto.” Sono sparsi in vari istituti di pena per minori, i ragazzi della baby gang “famiglia Montana”, sgominata da Squadra Mobile e Polizia Municipale. A Firenze non c’era posto per tutti e sei i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere: solo uno, l’aretino, si trova lì, mentre gli altri sono in varie parti d’Italia. Domani interrogatorio di garanzia. Il giovane aretino, classe 2005, avrà accanto l’avvocato Gabriele Tofi. Gli ulteriori tre appartenenti alla “famiglia” si trovano presso comunità di recupero. Più o meno coetanei, chi è nato in Tunisia, Marocco, chi ha origini straniere ma italiano. Intanto, dalle carte dell’inchiesta emerge nel dettaglio la sequenza di episodi delinquenziali attribuiti al gruppo, qualificato come associazione a delinquere. La scia di violenza va dalla primavera 2021 fino al febbraio scorso. La lista di episodi enunciati dal pm Filippo Focardi si apre con il pestaggio in Sant’Agostino, alle due della notte del 2 giugno, di un ragazzo, che un anno fa venne accerchiato e malmenato, con lesioni ad un occhio. Il 25 luglio poi in due incapparono in un’analoga imboscata, in Corso Italia. Il 9 settembre altra location: le scale mobili. Uno della gang per “mero gusto vandalico” le bloccò e un giovane osò riprenderlo. Il gruppo reagì: coltelli sguainati e botte. Intervennero le forze dell’ordine, la gente applaudì. Quelli della famiglia Montana erano già un incubo, sembravano invincibili. Oltre alle aggressioni, anche “immotivate e originate dalla esaltazione della violenza per ottenere rispetto e assicurarsi il controllo della zona”, come scrive il pm minorile, un’altra specialità erano le rapine.

Lo scopo? “L’umiliazione della vittima”, strappargli un oggetto considerato come “trofeo”. Il 15 maggio un malcapitato fu aggredito e derubato: indicò alla polizia, tra gli aggressori, uno che indossava un giubbotto bianco macchiato di sangue. Aveva già colpito in precedenza un altro ragazzo finito al pronto soccorso. Il 10 ottobre in Guido Monaco a un giovane che aveva appena fatto shopping furono strappati gli acquisti di mano. Schiaffi e coltelli per imporre l’egemonia dei Montana. La fissa del personaggio di Scarface interpretato da Al Pacino era il tratto distintivo. Il capo della banda – arrestato a marzo – era il “Montana” apicale. Maggiorenne. Gli altri venivano dopo di lui, secondo la ferrea legge del tutti per uno, uno per tutti. Il 6 novembre fu un giorno di iper attività: la zona delle scale mobili, piazza del Duomo, il Prato teatro principale delle malefatte. Il gruppo prima accerchia un ragazzo e lo schiaffeggia per avere il cellulare. Un altro viene rapinato di 20 euro. Ad un terzo prima chiedono una mascherina, quello gliela dà, in zona Duomo, ma i Montana non si accontentano: lo buttano a terra e lo picchiano con lesioni a viso, naso, labbro. Finito? No. Altra vittima: affrontato per 5 euro. La violenza si sposta identica sotto i portici di via Roma. C’è anche l’estorsione tra le accuse: 31 dicembre 2021, ad un ragazzo sparisce il telefonino in piazza Sant’Agostino. Per riaverlo deve pagare venti euro. Altra rapina il 18 febbraio 2022, un giovane con due amiche si trova al Chicken in Guido Monaco e viene aggredito dal branco: gli mostrano un collo di bottiglia, obiettivo il portafoglio. 7 settembre 2021: minacce al titolare del bar in zona scale mobili che non voleva somministrare alcol al gruppo.

Viene insultato: “Ciccione di m… vieni qua” gli dicono mostrando il coltello. “Ti si sfonda il locale e gli si dà fuoco”. La “voglia di violenza e sopraffazione” fine a se stessa, scrive il pm Focardi, è su livelli alti. E il 9 settembre si esprime anche a Casa Volpi in occasione di una festa: un giovane viene pestato per il gusto di attaccare briga e imporre il proprio dominio. “Tu non sai chi c… sono io”, gli dice il capo a brutto muso. Esercitavano anche una capillare attività di spaccio, i Montana, contesta la procura minorile. Un giorno spunta anche una borsa contenente hashish a cui tutti attingevano. E poi gli oggetti per offendere: tirapugni e lame. Le foto con le armi. Quella volta che pestarono un barbone. L’aggressione al giovane cieco: c’è un processo in corso. Il gruppo tendeva ad allargarsi e irrobustirsi. Squadra Mobile e Polizia Municipale hanno posto lo stop. Il capo – cantante trap – ormai da un po’ è inoffensivo, ai domiciliari, al nord presso la mamma. Diventare un Montana era qualcosa di speciale. Un giovane appena entrato nella famiglia, sui social scrisse: “Ora ho un motivo per non fermarmi mai, voglio un patrimonio esteso”. Il pm Focardi sintetizza tutti gli elementi dell’associazione a delinquere: “La guida di un leader, la gerarchia interna, il controllo di un territorio, la coesione e l’appartenenza al gruppo, la rivalità e gli scontri con gli altri, l’elemento caratterizzante: Montana”. Padroni del territorio: “una porzione ben individuata del centro di Arezzo caratterizzato dalla zona di Piazza Sant’Agostino piazza guido Monaco, Piazza Duomo, il Prato”. Conosciuti e temuti, i Montana. Ora davanti alle loro responsabilità.




2 pensieri su “La baby gang dei nuovi italiani che massacra gli italiani: “Non sapete chi siamo””

  1. “voi non sapete chi siamo”….Forse loro non sanno chi siano gli italiani.Compreso quella testa di cazzo che assomiglia al trapanatore di capocce di Bagdad.

  2. Con altre parole chi mi ha preceduto ha detto la stessa cosa che avevo pensato. Grazie comunque a tutti quelli che stanno favorendo la nostra sostituzione etnica ed a Bologna esiste già una sorta di ius culturale, lodata dal sindaco Lepore, come modello d’integrazione. Se l’Italia è l’ombelico del mondo, Bologna è….un’altra parte anatomica, che non si può dire..

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