Sharia a Brescia: ustionata con ferro da stiro perché non è velata

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E’ stata maltrattata per mesi, forse per anni tra le mura di casa: la madre l’avrebbe addirittura ustionata con il ferro da stiro, il fratello oltre a picchiarla sarebbe arrivato a colpirla con un bicchiere di vetro. Una vicenda che ha ora portato a una condanna di 3 anni per il fratello maggiore e di 4 mesi per la madre: a processo anche la cognata, che invece è stata assolta.

Così ha deliberato il Tribunale di Brescia nel processo, per maltrattamenti e lesioni, in merito alle indagini scattate a seguito della denuncia (nel 2019) di una ragazzina di origini pakistane all’epoca appena quindicenne.

La ragazzina, vittima delle vessazioni dei parenti islamici, sarebbe scappata di casa più volte fino a denunciare quello che stava accadendo. In seguito sarebbe stata affidata a una comunità protetta: nella casa di famiglia avrebbe anche cercato di togliersi la vita. A detta della pubblica accusa, rappresentata dal pm Donato Greco, i maltrattamenti sarebbero proseguiti per mesi. Sempre negati, invece, dai familiari: anche se alla fine i giudici hanno riconosciuto le loro responsabilità.




3 pensieri su “Sharia a Brescia: ustionata con ferro da stiro perché non è velata”

  1. sarebbe bello se ogni volta che una di queste merde venisse condannata, espulsione immediata con tutta la famiglia, che è complice e che non denuncia !
    sarebbe un bel deterrente te ne torni nelle caverne con le capre da dove vieni!
    se tu fai lo stronzo e non ti denuncio cacciano pure me, quindi io tiro dritto e ti denuncio tu vai fuori ed io resto a lisciare il bel pelo delle occidentali!
    ma qua abbiamo spastici al governo e quindi continuiamo a sognare!

  2. Lorenzoblu il problema è che noi italiani siamo diventati talmente succubi della tolleranza e del razzismo, che purtroppo non abbiamo più il coraggio di denunciare anche noi i fatti che non vanno bene o meglio, sono contro la legge, per paura di ritorsioni, in quanto chi dovrebbe garantire la legge lo fa solo verso di noi.
    Ad esempio nella scuola di mio figlio, la mamma di un alunno gira “intabarrata con il niquab”, a causa di suo marito, imam della moschea del mio piccolo paese. Sì in ogni luogo hanno i loro centri culturali e o moschee e non si sa cosa dicano e chi li frequenta. Mentre tutte le altre musulmane girano a vto scoperto, con anche solo lo chador in testa, lei è tabarrata, cioè rivestita così ed anche quando era obbligatorio l’uso della mascherina, lei non la portava. Abbiamo i volontari che regimano il traffico davanti la scuola, ma nessuno l’ha mai obbligata a girare a volto scoperto : sia perché dice “io no capire italiano”, sia perché loro on sono i vigili e qualcuno potrebbe dire che sono razzisti. Di queste cose io mi “sono rotta in bocca”, cioè stancata e proverò a dire alla donna di andare a volto scoperto. La legge che vieta di andare in pubblico a volto coperto esiste, ha la mia età : io gli anni li compio il 18 aprile, la legge il 13 od il 15 maggio. Abbiamo “entrambe” 47 anni.

    1. Prorio ieri stavo andando in quel cesso che è mestre….Alla fermata del tram salgono 2 donne:una a capo scoperto,l’altra intabarrata con l’abito islamico presentando solamente gli occhi che si vedevano da una stretta fessura.Quella stronza poteva indossare una cintura esplosiva con altro esplosivo legato nelle gambe e su quel mezzo pubblico poteva verificarsi una strage.In Quella città di merda ovunque giri ci sono scritte in arabo molte sono lettere arabe,ma la maggior parte sono numeri di contatti telefonici.Una di queste è impressa su un muro appena fuori dal porto.

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