Consulta disarma i poliziotti locali: il taser è anticostituzionale

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Nuova bizzarra sentenza della Consulta. Quell’organo che in una democrazia non dovrebbe esistere.

La Corte Costituzionale con la sentenza 126 del 6 aprile ha dichiarato «l’illegittimità costituzionale» della legge regionale che prevedeva la dotazione alla polizia locale dei «dissuasori di stordimento a contatto»: in quanto «armamenti» cadono sotto la competenza dello Stato e non delle Regioni.

Addio al taser, la pistola elettrica che paralizza temporaneamente la persona, per la polizia locale in Lombardia. La detenzione delle armi da offesa, in base all’articolo 117 della Costituzione, è esclusiva dello Stato e delle sue polizie: per questo la legge lombarda del 25 maggio 2021 (in particolare l’articolo 5 della legge di revisione ordinamentale) che ne prevedeva l’utilizzo per le polizie locali dei comuni è incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza 126 del 6 aprile, visionata dal Corriere, e depositata ieri.

Solo due giorni fa, il 23 maggio, il governatore Attilio Fontana aveva auspicato che la «sperimentazione» del taser in atto nelle grandi città fosse estesa a tutti gli agenti della polizia locale in Lombardia: «La sperimentazione nelle grandi città continua e le cronache di questi giorni stanno confermando quanto utile e necessaria sia la dotazione del taser alle forze dell’ordine — scriveva il governatore su Facebook il 23 maggio scorso —. Solo pochi giorni fa, a Milano, un uomo ubriaco e armato di coltello è stato fermato anche grazie all’utilizzo della pistola elettrica. In Lombardia siamo al lavoro per fare in modo che anche tutti gli agenti della polizia locale che operano nella nostra regione siano dotati di taser».

Su cosa si basa la sentenza della Corte Costituzionale? Sulla definizione di taser in quanto «armamento».
Facciamo ordine: l’art. 5 della legge regionale del 25 maggio 2021 recita: «… I corpi e i servizi di polizia locale possono altresì dotarsi di manette, giubbotti antitaglio, giubbotti antiproiettile, cuscini per il trattamento sanitario obbligatorio (TSO), caschi di protezione, guanti tattici imbottiti antitaglio, dissuasori di stordimento a contatto, pistole al peperoncino, termoscanner portatili, mefisti, mascherine, previa adeguata formazione, e altri dispositivi utili alla tutela dell’integrità fisica degli operatori». Questo passaggio, secondo la sentenza della Corte Costituzionale, «si porrebbe in contrasto con l’art. 117 della Costituzione, che riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di armi. Il legislatore statale», infatti, «avrebbe operato una summa divisio tra “armamento” vero e proprio ed altri “mezzi e strumenti operativi” di cui la polizia locale può essere provvista», rimettendo «alle Regioni la disciplina riguardante gli “altri strumenti operativi”. Motivo per cui la legge regionale «invaderebbe la competenza statale»: i «dissuasori di stordimento a contatto (ossia i taser) sono dispositivi rientranti nella categoria delle “armi comuni ad impulso elettrico”. Anche secondo quanto affermato dalla giurisprudenza della Corte di cassazione, lo storditore elettrico andrebbe considerato, a tutti gli effetti, come arma comune, trattandosi di strumento naturalmente destinato ad offendere l’eventuale aggressore».

È pur vero – si legge nella sentenza – «che l’art. 19 del d.l. n. 113 del 2018 ha previsto la possibilità di una sperimentazione, da avviare presso la Polizia locale, avente ad oggetto le armi comuni ad impulso elettrico, ma ciò sulla base di condizioni predefinite e all’esito di una procedura che vede coinvolta la Conferenza unificata (ossia la Conferenza Stato-città ed autonomie locali e la Conferenza Stato-Regioni) e l’adozione di un apposito decreto ministeriale. Al di fuori di tale procedura, per converso, gli operatori della Polizia locale non avrebbero la possibilità di utilizzare i dispositivi in questione.

Queste sono le motivazioni per cui la giudice della Corte Costituzione Maria Rosanna San Giorgio «dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 5 della legge della Regione Lombardia 25 maggio 2021, n. 8 (Prima legge di revisione normativa ordinamentale 2021), limitatamente alle parole «dissuasori di stordimento a contatto».

Dal punto di vista strettamente costituzionale si può anche essere d’accordo. Sostanzialmente è una sentenza delirante. Idealmente la Consulta non dovrebbe nemmeno esistere e per questioni di legittimità costituzionale dovrebbe essere sovrano il Parlamento. Meglio ancora il popolo.




4 pensieri su “Consulta disarma i poliziotti locali: il taser è anticostituzionale”

  1. Topo Gigio ha colpito ancora.Non è bastato il prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani del ’92?

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