Migrante stupra bambina e le taglia il viso: “Se lo racconti uccido tua mamma”

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Dopo l’aggressione, le minacce: «Se mi rovini, farò del male a te e tua madre». L’episodio risale al 2017, l’immigrato è stato condannato a 6 anni e 3 mesi di carcere per violenza sessuale, lesioni e violenza privata.

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All’inizio era lusingata all’idea di aver attirato l’attenzione di un adulto. Lei aveva solo 16 anni, lui 31 e per lungo tempo l’ha corteggiata, aspettandola fuori da scuola, invitandola al cinema e a fare lunghi giri in macchina. Ma ogni volta che l’uomo si faceva più audace, la ragazzina lo respingeva. Solo in qualche occasione la giovane aveva accettato da dargli un bacio. Poi una sera lui non ha più accettato un no come risposta: all’ennesimo rifiuto si è accanito contro l’adolescente colpendola più e più volte, fino a sfregiarla in volto con la linguetta di una lattina di birra.

È successo nel gennaio 2017, nel bagno di un locale di via Belfiore. L’aggressore, un peruviano, è stato condannato a sei anni e tre mesi di carcere per violenza sessuale, lesioni e violenza privata. Anche la vittima è peruviana e dopo il pestaggio è tornata nel proprio Paese d’origine: una scelta obbligata, perché il connazionale minacciava lei e la sua famiglia.

«Mi ha scritto che se lo rovinavo, lui avrebbe fatto del male a me e a mia madre», ha raccontato di fronte ai giudici. Per la ragazzina (assistita dall’avvocato Michele Polleri) non è stato facile denunciare. La madre l’aveva messa in guardia da quel ragazzo e nell’estate del 2016 l’aveva rispedita in patria per le vacanze, proprio per allontanarla da lui. «Mamma lo chiamò e gli disse di starmi alla larga». Ma quando la giovane rientra per l’inizio dell’anno scolastico, il peruviano ricomincia a cercarla e a tessere la tela che avrebbe dovuto metterla in trappola.

Fino a una notte di gennaio: i due escono con alcuni amici, fanno un giro per locali. Lei beve qualche bicchiere di troppo e anche lui esagera. L’uomo ha un piano in mente e quando la giovane decide di tornare a casa perde le staffe: la trascina in bagno, la palpeggia, cerca di violentarla. La sedicenne si ribella, lui la massacra di botte. All’inizio l’adolescente tenta di nascondere l’accaduto e racconta di essere stata aggredita da una sconosciuta. Poi, però, la madre scopre la verità e l’accompagna a fare denuncia. La giovane è reticente, teme il giudizio del genitore che aveva cercato di proteggerla. Poi, però, capisce che non può più mentire. E di fronte al pubblico ministero Laura Ruffino racconta i dettagli.

Ripercorre le volte in cui è uscita di nascosto con lui e spiega che in principio quel corteggiamento l’aveva trovato divertente: «Io non volevo fidanzarmi con lui. Gliel’ho detto, pensavo saremmo stati amici. Lui ha moglie e quattro figli». Invece, il connazionale aveva ben altre intenzioni. Dopo la denuncia, l’uomo ha cercato di mettersi in contatto con lei per minacciarla. Un amico di lui, un italiano che è stato condannato a quattro mesi per violenza privata, ha lanciato qualche avvertimento attraverso gli zii della vittima. Insomma, una situazione che ha spinto la giovane a lasciare l’Italia. Nel nostro Paese è tornata solo un paio di anni fa, quando è diventata maggiorenne e ha deposto in aula dopo essersi costituita parte civile.