Draghi e la Lega accelerano su esproprio spiagge per dagli agli stranieri

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Draghi è al governo per svendere l’Italia. Lo vuole la Ue. Lo ordinano i suoi poteri globalisti. Il primo passo è smantellare tutte le ridotte ‘nepotiste’ che a differenza di altri Paesi difendono l’Italia da una invasione totale di stranieri.

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Il ‘nepotismo’ è venduto dalla narrativa anglosassone come ‘male’. Ma è innanzitutto solidarietà etnica. E questo non è permesso nel nuovo ordine mondiale che vi sta vendendo l’idea della ‘meritocrazia’ come se fosse la soluzione, invece significa solo che lo squalo più grosso vince. E in questo caso lo squalo più grosso sono le multinazionali.

«Dai documenti del governo la messa all’asta delle concessioni balneari non c’è nel Pnrr. Siamo molto preoccupati per le decisioni dell’esecutivo sull’accelerazione di esproprio degli stabilimenti a 30mila piccoli imprenditori che danno lavoro a circa 300mila addetti, frutto di anni di sacrifici e investimenti». Lo dichiara il viceresponsabile del Dipartimento Imprese e Mondi produttivi di Fratelli d’Italia, Lino Ricchiuti.

«Tutto questo andrà a favorire le multinazionali. Le nostre spiagge sono anche i nostri confini e in un momento delicato come questo non mi sembra proprio il caso di svendere i nostri confini nazionali. Tra l’altro vi è mancanza di reciprocità».

I confini italiani sono da decenni appaltati agli stranieri.

Lino Ricchiuti puntualizza: «Le Pmi italiane non possono partecipare alle aste in Spagna, Portogallo e Croazia ma loro con questa legge potrebbero partecipare alle nostre. Vanno inoltre rispettati contratti e accordi. Se qualcuno ha preso una spiaggia qualche anno fa e gli accordi dicevano che la concessione sarebbe durata fino al 2033 non puoi cambiare le regole in corsa, dopo che si è investito, messo a norma, valorizzato un tratto di costa che molto probabilmente era disastrata. Questo è un pessimo segnale per chi vuole investire in Italia. Uno dei tanti pessimi segnali per chi fa impresa in Italia. Non si tratta di difendere dei privilegi ma di rispettare un principio».