Immigrato riempie di botte moglie e figlia: «Siete donne, non dovete parlare»

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«Sei una donna: non devi parlare». L’incubo andava avanti dal 2009. Da quando cioè la moglie e i figli di un 56enne albanese residente a Varese lo avevano raggiunto in Italia. L’uomo, assistito dall’avvocato Corrado Viazzo, oggi, giovedì 12 maggio, è stato rinviato a giudizio con le accuse di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. L’avvocato Elisabetta Brusa rappresenta i famigliari costituitisi parte civile.

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti almeno due o tre volte a settimana il 56enne rincasava ubriaco (oltre a quello dell’alcol l’uomo avrebbe anche l’abitudine del gioco) e se la prendeva con la moglie e la figlia.

La compagna, che in più occasioni sarebbe stata costretta a subire rapporti sessuali contro la sua volontà, veniva costantemente insultata e minacciata di morte. Così come la figlia. “Ree”, entrambe, di essere donne e di non avere dunque diritto di parola su niente. La moglie, in particolare, subiva le ire del 56enne finendo per essere picchiata con calci e pugni e presa a morsi in numerose occasioni. In un caso il 56enne le avrebbe persino stretto le mani al collo tentando di soffocarla. Obiettivo di tanta violenza era quello di ottenere soldi per giocare e bere. E quando il figlio maschio, colpito dal padre con un appendiabiti un testa con tanto di cicatrice in fronte permanente, interveniva in difesa di madre e sorella si sentiva dire con disprezzo «Come uomo non vali niente». Per il 56enne è arrivato adesso il momento del giudizio.

Botte a moglie e figlia: «Siete donne, non dovete parlare»




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