Gli sbarchi sono un’invasione islamica: i dati lo dimostrano

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UN FLUSSO ININTERROTTO DI INVASORI ISLAMICI. NESSUNO PROVENIENTE DA PAESI IN GUERRA.

Basta guardare i dati sulla nazionalità degli sbarcati in Italia fino ad oggi:

Quindi non solo il numero, triplicato rispetto al 2020 e decuplicato rispetto al 2019, è un problema. Anche e soprattutto la ‘qualità’ di chi sbarca.

Non che gli ucraini debbano essere accolti in Italia, visto che la guerra è limitata in una regione del Paese e, anche se fosse in tutto il territorio, mica è obbligo degli altri accogliere le mogli di chi vuole fare la guerra per impedire a regioni russe di essere tali.




7 pensieri su “Gli sbarchi sono un’invasione islamica: i dati lo dimostrano”

  1. Intorno al 440, Salviano, un prete di Marsiglia, scrisse:

    ”Perché il Signore ha consentito che diventassimo la più debole e sventurata di tutte le tribù? Perché ha permesso che fossimo sconfitti dai barbari e soggiogati dai nostri nemici?”
    Il governo di Dio, IV, 12, 54

    ”Dov’è ora lo splendore, la dignità degli antichi Romani? Essi erano potentissimi, noi siamo senza forze. Erano temuti; ora siamo noi che temiamo. I barbari pagavano loro tributi; ora siamo noi i tributarii dei barbari. I nostri nemici ci fanno pagare perfino la luce del giorno, e dobbiamo comprare il diritto alla vita. Oh, le nostre sofferenze! Come siamo caduti in basso! Dobbiamo addirittura ringraziare i barbari per il diritto di riscattarci! Cosa c’è di più miserevole e umiliante!?”
    Ibidem, VI, 18, 98-9

    I nostri antenati percepivano l’umiliazione, noi neanche quella.
    Oggi la Germania paga il tributo alla Turchia per fermare una parte dei Siriani: nessuno dei capi di stato o degl’intellettuali che faccia notare quanto vergognoso sia cedere al ricatto.

    1. I nostri antenati percepivano che gl’invasori erano barbari, noi no!
      Anzi, lo straniero è sacro.
      È delitto respingerlo.
      Il ne,gro è il nuovo messia.
      Non nominare il nome di Dio invano.
      Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, lo definiscono ”n-word”, ”la parola colla enne”.

    2. Le invasioni germaniche distrussero quel grande carcere che era l’impero romano.
      Le invasioni odierne distruggeranno il carcere dell’impero euroamericano per instaurarne uno molto più tetro.

      1. L’Europa occidentale e il nord America sono un mondo effimero, destinato alla notte eterna, nel quale le razze si scontrano (Arabi, Turchi, Cinesi, ne,gri) per il predominio globale.
        Il tramonto del mondo classico e la notte dell’alto medioevo furono seguiti dall’alba di una nuova era di nazioni.

        L’odierna decadenza è l’ultimo crepuscolo prima dell’eterna tenebra.

        Prima saremo seviziati dal negrume, poi saremo incatenati dai Cinesi.

    3. Noi, come i sudditi del basso impero, continuiamo a gozzovigliare.

      ”Il popolino, senz’arte né parte, passa la notte nelle bettole oppure dorme sotto quei tendoni che ricoprono gli anfiteatri, che Càtulo per primo, imitando la mollezza dei Campani, fece stendere durante la sua edilità. Oppure con accanimento giocano a dadi e provocano turpi rumori ritirando l’aria nelle strepitanti narici. Infine, e questa è l’attività prediletta, si vede questa gentaglia dalla mattina alla sera, che piova o faccia sole, estenuarsi in dibattiti sui meriti e i demeriti del tale cavallo e del talaltro cocchiere. Ed è incredibile vedere così tanti plebei, invasi da una passione divorante, aspettare solo una corsa di carri. Queste ed altre stupidaggini si fanno a Roma, e nient’altro degno di nota.”
      Ammiano Marcellino, Storie, libro XIV, capitolo 6, paragrafi 25 e 26.

      La prima idea che venne in mente agli abitanti di Treviri, all’indomani del saccheggio dei Franchi, fu la ripresa degli spettacoli:
      ”Tu, abitante di Treviri, chiedi dunque dei giochi pubblici? E dove li vuoi celebrare, di grazia? Sui roghi e sulle ceneri? Sulle ossa e sul sangue della popolazione massacrata?
      […]
      Non vedi forse il sangue sparso, i corpi sul suolo, le membra strappate dei cadaveri fatti a pezzi?
      Ovunque è lo spettacolo della città occupata dal nemico, ovunque l’orrore della prigionia, ovunque l’immagine della morte.
      I miseri resti del popolo giacciono sulle tombe dei loro morti e tu chiedi i giochi!
      La città è ancora nera d’incendio e tu pretendi di darle una parvenza di festa!”

      Salviano di Marsiglia, Il governo di Dio, VI, 69 e 89.

      1. «Nel momento in cui una comunità non sa più ragionare con il senso della storia, non sarà la storia a sparire ma quella comunità.»
        Romano Ferrari Zumbini, Il grande giudice. Il Tempo e il destino dell’Occidente, Roma, 2019, Luiss University Press, p. 319.

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