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Soluzione Finale: “Eliminare il popolo italiano con l’immigrazione”

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Il sogno della sinistra post-moderna è l’incubo dei popoli: annientare le differenze attraverso la globalizzazione e un’integrazione forza di masse montanti di immigrati.

Il progetto lo ha sintetizzato perfettamente uno dei sacerdoti del progressismo colto e criminale, Scalfari: “La sinistra crei un popolo mondiale unico grazie al meticciato”.

Gli adepti ormai delineano pubblicamente il Piano Kalergi

“…Ma se invece di ragionare su un processo millenario ragioniamo di un processo di pochi secoli, allora l’Africa diventa un elemento positivo, che va aiutato in tutti i suoi problemi. E non solo l’Africa, ma tutti i popoli migranti che hanno di mira Paesi di antica ricchezza, con i quali convivere nel tentativo di ridurre le disuguaglianze. La vera politica dei Paesi europei è quindi d’essere capofila di questo movimento migratorio: ridurre le diseguaglianze, aumentare l’integrazione. Si profila come fenomeno positivo, il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della sinistra europea e in particolare di quella italiana”.

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Come vedete, non si nascondono. Mettono nero su bianco il progetto di un genocidio con altri mezzi. L’equivalente moderno della Conferenza di Wannsee. Solo che, questa volta, l’oligarchia, l’elite corrotta al potere, non mira alla soluzione finale contro un popolo, ma contro tutti i popoli. Non più attraverso lo sterminio, ma attraverso il ‘meticciato’. Che è solo un’altra forma di sterminio: più definitivo di quello fisico, perché da quest’ultimo, come una radice sopravvissuta ad un incendio, un popolo può recuperare, le radici infette, invece, sono perde per sempre.

Perché siamo in presenza, non di un progetto politico, ma di una nuova religione, unica e globale, che non mira più soltanto alle anime, ma anche all’identità biologica dell’individuo. Non vuole convertire, come tutte le religioni monoteistiche mirano naturalmente a fare, ma mutare l’individuo sul piano biologico: in modo che non possa esserci più alcuna resistenza alle Globalizzazione. Alcun recupero. Alcuna rinascita. Il meticciamento è il ‘genocidio definitivo’.

Il loro obiettivo, e si può intravedere anche nei finanziatori delle Ong come Soros, è la creazione di una umanità senza identità. Una massa ‘marrone’, razzialmente indistinta, sessualmente confusa e quindi intellettivamente e moralmente incapace di ribellarsi. Ma attenzione: loro, membri dell’élite, non si mischieranno. Rimarranno razzialmente puri e domineranno una società globale senza identità.

Devono essere fermati. Tutti i popoli devono ribellarsi a questa Soluzione Finale.




6 pensieri su “Soluzione Finale: “Eliminare il popolo italiano con l’immigrazione””

  1. “Una massa ‘marrone’”?Diciamolo in tutta franchezza…”Una massa di MERDA”

  2. La hybris ci sta facendo schiantare all’inferno, come al solito.

    Questa estate, su Radio Radicale, ho sentito Luciano Canfora affermare che, nonostante la Germania degli anni 20 e 30 fosse la più colta delle nazioni, i nazisti presero il potere.

    Ebbene, Luciano Canfora è il più colto degl’intellettuali, eppure è favorevole al genocidio del popoli europei mediante il sesso interraziale.

    Perché succede ciò?
    Perché è sufficiente essere tracotanti per rovinare tutte le proprie qualità.

    Hominem te memento esse.
    Ricòrdati che sei un uomo.

    Se vogliamo salvarci dobbiamo comprendere il significato di questa frase. Le difficoltà ci costringeranno a capirla.

    1. Siamo universalisti fin nel midollo.

      «[…] e ancora altre erbe da altre zone: erbe che vengono importate ed esportate in ogni parte del globo a beneficio della salute degli uomini, grazie alla sconfinata maestà della pace romana, che fa conoscere tra loro non solo gli uomini di terre e stirpi diverse, ma anche le montagne e le loro cime che sconfinano nelle nubi, e i loro prodotti, e anche le erbe!»
      Plinio il Vecchio, Storia naturale, libri 20-7, botanica, Volume III, tomo 2, Einaudi, 1985.

      «La terra [l’Italia] che è figlia e al tempo stesso madre di tutte le altre terre, prescelta dagli dèi per rendere più luminoso il cielo stesso, per riunire imperi divisi, per addolcire i costumi, per unificare, con la diffusione della sua lingua, i linguaggi discordi e rozzi di tanti popoli e portare la cultura all’uomo e divenire in breve tempo l’unica patria di tutti i popoli di tutto il mondo.»
      Plinio il Vecchio,
      Storia naturale, III, 38-40

      Il fardello dell’uomo universalista, col suo immenso peso, fa precipitare in atrissimi e profondissimi baratri.

      Orosio, subito dopo essere fuggito in Africa dall’invasione visigotica della Spagna, si dichiara orgogliosamente apolide:
      «L’ampiezza dell’Oriente, l’abbondanza del Settentrione, le fertilissime sedi delle grandi isole hanno le mie leggi e il mio nome, poiché romano e cristiano giungo tra romani e cristiani. […] Un unico Dio, che ha voluto quest’unità del regno per i tempi in cui gli è piaciuto manifestarsi, da tutti è amato e temuto; le medesime leggi, sottoposte a un unico Dio, regnano ovunque; dovunque giungerò, sconosciuto, non avrò da temere violenza improvvisa come chi è senza protezione. Tra romani, come ho detto, romano, tra cristiani cristiano, tra uomini uomo, mi appello allo Stato in base alle leggi, alla coscienza in virtù della fede, alla natura in nome dell’uguaglianza.»
      Storie contro i pagani, V, 2, 6.

      Tuttavia, gli Ebrei hanno mostrato quanto vulnerabili siano gli apolidi.

      ://www.youtube.com/watch?v=x7yTSTOSbf8

      ://www.youtube.com/watch?v=o_EBeLtCxT0&t=7s

      «Prestami ascolto, bellissima regina del mondo
      interamente tuo,
      accolta fra le celesti, Roma, volte stellate.
      Prestami ascolto, tu madre degli uomini, madre degli dèi:
      grazie ai tuoi templi non siamo lontani dal cielo.
      Te cantiamo e canteremo, sempre, finché lo concedano
      i fati,
      nessuno può essere in vita e dimentico di te.
      Potrà piuttosto scellerato oblio affondare il sole
      prima che il tuo splendore svanisca dal nostro cuore,
      perché diffondi grazie pari ai raggi del sole
      per ogni terra, fino all’Oceano che ci fluttua
      intorno.
      Per te si volge lo stesso Febo che tutto abbraccia
      e i suoi cavalli, sorti da te, in te ripone;
      non ti fermò, sabbia di fuoco, la Libia,
      né ti respinse, armata del suo gelo, l’Orsa:
      quanto si estese fra i poli, propizia alla vita, la natura
      tanto si aprì la terra al tuo valore.
      Hai fatto di genti diverse una sola patria,
      la tua conquista ha giovato a chi viveva senza leggi:
      offrendo ai vinti l’unione nel tuo diritto
      hai reso l’orbe diviso unica Urbe.

      Riconosciamo tuoi capostipiti Venere e Marte,
      la madre degli Eneadi e dei Romulidi il padre,
      la violenza delle armi è raddolcita dalla clemenza usata
      nella vittoria,
      entrambi i nomi esprimono il tuo cuore;
      qui la tua buona gioia dello scontro come del perdono,
      vincere chi si è temuto, amare chi si è vinto.
      Colei che inventò l’olio, colui che scoprì il vino
      sono adorati, e il ragazzo che primo premé al suolo
      l’aratro;
      ottenne altari con l’arte di Peone la medicina
      e, forte della sua nobiltà, è dio l’Alcide:
      così anche tu, che abbracci il mondo con trionfi
      che portano leggi
      e fai che tutto viva sotto un comune patto.
      Te, dea, celebra te, romano, ogni angolo della terra
      portando sul libero collo un pacifico giogo.
      Tutte le stelle nelle loro orbite eterne
      non hanno visto mai impero più bello.
      Ne avevano congiunto uno simile gli Assiri
      quando i Medi piegarono i loro confinanti?
      I grandi re dei Parti e i tiranni Macedoni
      si conquistarono gli uni gli altri con sorti alterne.
      Né tu, nascendo, avevi più animi e braccia
      ma più saggezza e più discernimento:
      per guerre giuste e una pace non superba
      la tua nobile gloria ha attinto la più alta potenza.
      Tu regni e, ciò che vale ancor di più, meriti il regno:
      tutte le grandi imprese superi con le tue.»

      Rutilio Namaziano, Il ritorno, a cura di Alessandro Fo, Einaudi, versi 47-92.

      L’odierna classe dirigente, assai più del regime fascista, è afflitta dalla stessa miserabile truculenta pazzia di Orosio.
      Inoltre, il Partito fascista e l’Associazione nazionalista italiana di Enrico Corradini e Luigi Federzoni, che NON erano nazionalisti, reincarnavano l’universalismo di matrice nazionale di Plinio il Vecchio, di Rutilio Namaziano e, in parte, di Orosio.
      La matrice nazionale dell’universalismo, secondo cui una nazione deve costruire l’impero affinché, mediante la sottomissione e l’assimilazione degli stranieri, si raggiunga la salvezza, ci confonde tragicamente, ci fa identificare questo universalismo col nazionalismo, i quali sono antitetici.

      L’odierno universalismo vigente in Europa è di matrice multinazionale.
      I popoli europei, tutti insieme, dovrebbero costruire gli Stati Uniti d’Europa, i quali, secondo alcuni, sono prodromici degli Stati Uniti del Mondo.
      Il cristianesimo, l’islam, l’universalismo dantesco, l’internazionalismo socialista, il comunismo, l’europeismo, il globalismo e il meticcionismo sono universalismi di matrice multinazionale, secondo il quale i popoli devono, insieme, per forza o per amore, costruire l’impero.

      Da questi brani di Giovanni Papini si evince molto bene l’errore, dalla cui correzione dipende la Salvezza d’Italia:

      ”Civiltà italiana non vuol dire xenofobia cinese nè particolarismo provinciale. L’Italia ha superato il puro Nazionalismo [ossia il vero Nazionalismo] per giungere all’Impero; ha dato a ogni popolo, colla Chiesa la luce della fede e col Rinascimento la luce dell’arte.
      Di tribù disperse e di nazioni stanche, di popoli silvestri e di relitti d’imperi fece altrettanti convitati della «Civitas», associati alla sua grandezza; i ribelli ricondusse all’intelligenza della legge, gli eretici alla pace dell’unità, i tiepidi all’incendio dell’amore. Non a caso la metropoli della religione universale fu designata e stabilita nel centro medesimo di questa terra che non è soltanto la patria nostra ma di tutti coloro che credono nella verità divina e nella grandezza umana.
      […]
      uno dei segreti dell’anima unitaria e universalista del popolo italiano.”

      Italia mia, Vallecchi, Firenze, 1941, pagine 51-3.

      ”Perchè lo spirito italiano fu portato sempre a sentire e a pensare universalmente, ad assumere missioni europee o addirittura terriane. Gl’imperatori accordarono la cittadinanza romana ai popoli più lontani; la Chiesa Romana ha sempre voluto esser cattolica cioè universale”
      Ibidem, pagina 140.

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