Record di clandestini in hotel: +82mila ospiti a spese nostre, bollette comprese

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Incredibile. Ci sono duemila immigrati clandestini negli hotel dell’accoglienza in più rispetto all’inizio del mese. Ospitiamo più di 82mila clandestini:

E non sono inclusi gli ucraini. Ovviamente, a loro le bollette le pagano i contribuenti.




8 pensieri su “Record di clandestini in hotel: +82mila ospiti a spese nostre, bollette comprese”

  1. Orosio, subito dopo essere fuggito in Africa dall’invasione visigotica della Spagna, si dichiara orgogliosamente apolide:
    «L’ampiezza dell’Oriente, l’abbondanza del Settentrione, le fertilissime sedi delle grandi isole hanno le mie leggi e il mio nome, poiché romano e cristiano giungo tra romani e cristiani. […] Un unico Dio, che ha voluto quest’unità del regno per i tempi in cui gli è piaciuto manifestarsi, da tutti è amato e temuto; le medesime leggi, sottoposte a un unico Dio, regnano ovunque; dovunque giungerò, sconosciuto, non avrò da temere violenza improvvisa come chi è senza protezione. Tra romani, come ho detto, romano, tra cristiani cristiano, tra uomini uomo, mi appello allo Stato in base alle leggi, alla coscienza in virtù della fede, alla natura in nome dell’uguaglianza.»
    Storie contro i pagani, V, 2, 6.

    ://youtu.be/RrYDoc0glXU

    1. L’odierna classe dirigente, assai di più del regime fascista, è afflitta dalla stessa miserabile e truculenta pazzia di Orosio.

      1. ://youtu.be/x7yTSTOSbf8

        ://youtu.be/NR4wipToefE

        ://youtu.be/o_EBeLtCxT0

        ://youtu.be/0DLNG5Ijfgo

        ://youtu.be/gY5QGaU0H_c

        Gl’Israeliti hanno dimostrato quanto vulnerabili siano gli apolidi.
        Eppure noi facciamo di tutto per diventare apolidi, mediante il meticciamento in maniera irreversibile.

    2. La nostra felicità, di cui parla il Leopardi, ci si ritorce contro in questa epoca, non ci fa vedere i pericoli, le catastrofi imminenti che si stanno per scagliare con inaudita violenza sulla Patria provenienti dall’Asia e dall’Africa.

    3. Il regime fascista e l’Associazione nazionalista italiana di Enrico Corradini e Luigi Federzoni, che NON era nazionalista, reincarnavano l’universalismo di matrice nazionale di Plinio il Vecchio, di Rutilio Namaziano e, in parte, di Orosio.
      La matrice nazionale dell’universalismo, secondo cui una nazione deve costruire l’impero affinché, mediante l’assimilazione degli stranieri, si raggiunga la salvezza, ci confonde tragicamente, ci fa identificare questo universalismo col nazionalismo, i quali sono antitetici.

      Da questi brani di Giovanni Papini si evince molto bene l’errore, dalla cui correzione dipende la Salvezza d’Italia:
      ”Civiltà italiana non vuol dire xenofobia cinese nè particolarismo provinciale. L’Italia ha superato il puro Nazionalismo [ossia il vero Nazionalismo] per giungere all’Impero; ha dato a ogni popolo, colla Chiesa la luce della fede e col Rinascimento la luce dell’arte.
      Di tribù disperse e di nazioni stanche, di popoli silvestri e di relitti d’imperi fece altrettanti convitati della «Civitas», associati alla sua grandezza; i ribelli ricondusse all’intelligenza della legge, gli eretici alla pace dell’unità, i tiepidi all’incendio dell’amore. Non a caso la metropoli della religione universale fu designata e stabilita nel centro medesimo di questa terra che non è soltanto la patria nostra ma di tutti i coloro che credono nella verità divina e nella grandezza umana.
      […]
      uno dei segreti dell’anima unitaria e universalista
      del popolo italiano.”
      Italia mia, Vallecchi, Firenze, 1941, pagine 51-3.

      ”Perchè lo spirito italiano fu portato sempre a sentire e a pensare universalmente, ad assumere missioni europee o addirittura terriane. Gl’imperatori accordarono la cittadinanza romana ai popoli più lontani; la Chiesa Romana ha sempre voluto esser cattolica cioè universale”
      Ibidem, pagina 140.

      «[…] e ancora altre erbe da altre zone: erbe che vengono importate ed esportate in ogni parte del globo a beneficio della salute degli uomini, grazie alla sconfinata maestà della pace romana, che fa conoscere tra loro non solo gli uomini di terre e stirpi diverse, ma anche le montagne e le loro cime che sconfinano nelle nubi, e i loro prodotti, e anche le erbe!»
      Plinio il Vecchio, Storia naturale, libri 20-7, botanica, Volume III, tomo 2, Einaudi, 1985.

      «La terra [l’Italia] che è figlia e al tempo stesso madre di tutte le altre terre, prescelta dagli dèi per rendere più luminoso il cielo stesso, per riunire imperi divisi, per addolcire i costumi, per unificare, con la diffusione della sua lingua, i linguaggi discordi e rozzi di tanti popoli e portare la cultura all’uomo e divenire in breve tempo l’unica patria di tutti i popoli di tutto il mondo.»
      Plinio il Vecchio, Storia naturale, III, 38-40

      Il fardello dell’uomo universalista, col suo immenso peso, ci sta facendo precipitare in un atrissimo e profondissimo baratro.

      «Prestami ascolto, bellissima regina del mondo
      interamente tuo,
      accolta fra le celesti, Roma, volte stellate.
      Prestami ascolto, tu madre degli uomini, madre degli dèi:
      grazie ai tuoi templi non siamo lontani dal cielo.
      Te cantiamo e canteremo, sempre, finché lo concedano
      i fati,
      nessuno può essere in vita e dimentico di te.
      Potrà piuttosto scellerato oblio affondare il sole
      prima che il tuo splendore svanisca dal nostro cuore,
      perché diffondi grazie pari ai raggi del sole
      per ogni terra, fino all’Oceano che ci fluttua
      intorno.
      Per te si volge lo stesso Febo che tutto abbraccia
      e i suoi cavalli, sorti da te, in te ripone;
      non ti fermò, sabbia di fuoco, la Libia,
      né ti respinse, armata del suo gelo, l’Orsa:
      quanto si estese fra i poli, propizia alla vita, la natura
      tanto si aprì la terra al tuo valore.
      Hai fatto di genti diverse una sola patria,
      la tua conquista ha giovato a chi viveva senza leggi:
      offrendo ai vinti l’unione nel tuo diritto
      hai reso l’orbe diviso unica Urbe.

      Riconosciamo tuoi capostipiti Venere e Marte,
      la madre degli Eneadi e dei Romulidi il padre,
      la violenza delle armi è raddolcita dalla clemenza usata
      nella vittoria,
      entrambi i nomi esprimono il tuo cuore;
      qui la tua buona gioia dello scontro come del perdono,
      vincere chi si è temuto, amare chi si è vinto.
      Colei che inventò l’olio, colui che scoprì il vino
      sono adorati, e il ragazzo che primo premé al suolo
      l’aratro;
      ottenne altari con l’arte di Peone la medicina
      e, forte della sua nobiltà, è dio l’Alcide:
      così anche tu, che abbracci il mondo con trionfi
      che portano leggi
      e fai che tutto viva sotto un comune patto.
      Te, dea, celebra te, romano, ogni angolo della terra
      portando sul libero collo un pacifico giogo.
      Tutte le stelle nelle loro orbite eterne
      non hanno visto mai impero più bello.
      Ne avevano congiunto uno simile gli Assiri
      quando i Medi piegarono i loro confinanti?
      I grandi re dei Parti e i tiranni Macedoni
      si conquistarono gli uni gli altri con sorti alterne.
      Né tu, nascendo, avevi più animi e braccia
      ma più saggezza e più discernimento:
      per guerre giuste e una pace non superba
      la tua nobile gloria ha attinto la più alta potenza.
      Tu regni e, ciò che vale ancor di più, meriti il regno:
      tutte le grandi imprese superi con le tue.»

      Rutilio Namaziano, Il ritorno, a cura di Alessandro Fo, Einaudi, versi 47-92.

      1. L’odierno universalismo vigente in Europa è di matrice multinazionale.
        I popoli europei, tutti insieme, dovrebbero costruire gli Stati Uniti d’Europa, i quali, secondo alcuni, sono prodromici degli Stati Uniti del Mondo.
        Il cristianesimo, l’islam, l’universalismo dantesco, l’internazionalismo socialista, il comunismo, l’europeismo, il globalismo e il meticcionismo sono universalismi di matrice multinazionale, secondo il quale i popoli devono, insieme, per forza o per amore, costruire l’impero.

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