Bufale di regime sull’Ucraina: dai forni crematori ai morti viventi dell’Isola dei Serpenti

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Ormai è noto che le guerre si combattono anche mediaticamente con una guerriglia di propaganda. Ciò è diventato un fenomeno ancor più dilagante con la comparsa di internet e dei social network. Per questo motivo, non deve stupire che il presidente Vladimir Putin abbia bloccato in Russia alcune piattaforme occidentali, come Facebook e Twitter perché “discriminano i giornali russi”. La decisione è arrivata dopo che, nei giorni precedenti, quei social network avevano limitato l’accesso agli account del canale televisivo Zvezda, dell’agenzia di stampa Ria Novosti, di Sputnik, di Russia Today, di Lenta.ru e di Gazeta.ru. Tale severo provvedimento è arrivato in seguito all’annuncio della Commissione europea che bandiva due media russi multilingua, Russia Today e Sputnik da “tutti i mezzi di trasmissione e distribuzione, come via cavo, satellite, IPTV, piattaforme, siti web e App”. Anche sul fronte ucraino non manca la censura di Stato. Il 2 febbraio scorso, il presidente Volodymyr Zelensky ha reso attuativa la decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina di imporre sanzioni per cinque anni ai canali televisivi di opposizione. Già nel settembre 2019, i canali ucraini 112.Ukraina e NewsOne erano stati privati del diritto alla trasmissione digitale a causa dell’uso della lingua russa nei loro programmi. Anche la guerriglia mediatica viene combattuta anche a colpi di fake news. Se ciò è capibile per le parti che si fronteggiano sul campo, diventa una pericolosa arma di ipnosi di massa quando a divulgarle sono i media occidentali, soprattutto ora che è stata censurata completamente l’informazione dalla Russia.

Perché a Bucha dovrebbe essere andata diversamente? Perché i media di regime diffondono notizie palesemente false accusando poi gli altri di farlo? C’è una componente psichiatrica, di proiezione nell’altro dei propri difetti, ma c’è, soprattutto, un complesso mediatico militare organizzato.

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