I parlamentari coraggiosi che hanno disertato l’adunata di Zelensky

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«Ai parlamentari italiani che non saranno in aula dico solo che ne risponderanno ai loro elettori», aveva minacciato poco prima del video-collegamento la sorosiana Emma Bonino.

Come se il Parlamento avesse il dovere di ascoltare le stupidaggini di un leader straniero.

Non è dato sapere se le sue parole abbiano indotto qualche parlamentare dubbioso a rivedere le proprie posizioni. Di certo c’è, ad esempio, il dietrofront del grillino Nicola Grimaldi, lo stesso che aveva immaginato una sorta di par condicio tra leader belligeranti proponendo un collegamento anche con Putin dopo quello con Zelensky. Manco fosse una tribuna elettorale.

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Non c’era il forzista Matteo Dell’Osso. «Trovo imbarazzante – argomenta – che il Parlamento dia tutto questo spazio a questo presidente, a un ex comico che, con le sue parole, spinge verso la terza guerra mondiale. Io non vado in aula perché non voglio essere complice di questa situazione. Io – conclude – ragiono con la mia testa».

Più o meno analoghe le motivazioni addotte dai parlamentari della neonata componente di ManifestA, di cui è leader l’ex-sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

«Zelensky – sostengono – non è un leader pacifico, usa metodi che non condividiamo, sia interni che esterni al suo paese, invoca da settimane una no fly zone, asserendo che la terza guerra mondiale presto travolgerà tutti. Dichiarazioni pericolose». Di «spettacolo teatrale», parla invece l’ex-grillino Pino Cabras, ora in Alternativa. «Noi siamo solidali con il popolo ucraino – premette -. Ma i Parlamenti sono luoghi in cui si deve discutere e fare domande. Non staremo lì a fare arredo di uno spettacolo teatrale a farci dettare l’agenda da Zelensky».

C’è chi dice no.




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