Milano assediata da baby gang di immigrati: “Mi hanno spaccato il naso, massacrato in 10 contro 1”

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Milano, quattro di mattina di sabato. Michele, lo chiameremo così per proteggere la sua identità, sta rientrando a casa in una via della periferia Sud-Est di Milano. È in monopattino, dopo una serata passata allegramente con gli amici. Poco distante dal portone del suo appartamento incrocia un gruppetto di dieci ragazzini, in teoria innocui, nella pratica una delle piaghe di questa città. Oggi Michele ha il naso fracassato, la faccia piena di ematomi, escoriazioni a destra e a manca. Il riassunto che fa è un po’ crudo, ma perfettamente realistico: “Tutta colpa di queste baby gang del cazzo”.

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Nei giorni scorsi è emerso un un rapporto segreto, realizzato dagli investigatori dei carabinieri, che mappa le zone di influenza di 13 baby gang operative a Milano. La Z2 è l’incubo della metro verde, la Z4 si muove in zona Calvairate e Città Studi, la Z4 Gang a Crovetto, la K.O.Gang verso il quartiere Adriano. Ogni isolato, la sua piaga. San Siro e Baggio devono convivere i Z7 Zoo, via Ripamonti con l’omonima gang M5, l’hinterland con i GangDuomo o i Barrio Banlieue, che poi si riversano nel fine settimana in centro città. “Comandano nel loro quartiere e cercano di esportare il loro potere in alcune zone del centro città”, racconta un investigatore. Inutile nasconderlo: “Nel 70-80% dei casi i loro componenti sono ragazzi stranieri o italiani di seconda generazione provenienti dal Maghreb. Tantissimi minorenni, tutti o quasi con la musica trap a rap nelle orecchie”. Marocchini, algerini, egiziani. I dati parlano chiaro: in Lombardia, tra indagati e arrestati, uno su due è straniero.

“Le vittime e i testimoni – racconta un carabiniere – hanno ormai paura ad esporsi”. Per il prefetto Renato Saccone, per ogni denuncia si stimano tre reati sommersi. L’alcol (e a volte le droghe) sono uno dei collanti di queste bande, ma anche un ricorrente status delle vittime. Michele, quella sera, aveva bevuto un po’. Eppure si ricorda chiaramente cosa è successo. “Stavo tornando a casa in monopattino intorno alle 4 del mattino quando incontro un gruppetto di ragazzini”, spiega al Giornale.it. Sono una decina. “Uno di loro mi corre accanto e mi butta giù a terra. Poi in un secondo mi accerchiano e mi chiedono i soldi. Però non avevo con me il portafogli e loro, senza nemmeno controllare, iniziano a riempirmi di botte. Mi hanno spaccato il labbro, ho contusioni ovunque e ho il naso rotto in più punti”. Il bello, o il brutto, è che Michele si sente anche fortunato. “Considerato che spesso finiscono con accoltellare le vittime con i taglierini, o spaccano loro i denti, mi è andata abbastanza bene”. Il volto tumefatto non racconta la stessa storia. Ma sono punti di vista.




2 pensieri su “Milano assediata da baby gang di immigrati: “Mi hanno spaccato il naso, massacrato in 10 contro 1””

  1. Classico coglione milanese col monopattinino.Se eri in auto al mussulmano lo spedivi dal MAIALE DI ALLAH.

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