Patriarca Kirill: “Russi e Ucraini sono lo stesso popolo”

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“La russofobia si sta diffondendo nel mondo occidentale a un ritmo senza precedenti”. Lo scrive il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill in una lettera al Consiglio mondiale delle Chiese, organismo ecumenico con sede a Ginevra di cui la Chiesa ortodossa russa dal 1961 fa parte. Nei giorni scorsi il segretario generale ad interim Iaon Souca aveva inviato un appello al Patriarca di Mosca perché alzasse anche lui la sua voce per invocare la fine del conflitto. Il Patriarca ha risposto. “Questo conflitto non è iniziato oggi – esordisce Kirill nella lettera riportata dal Sir -. Sono fermamente convinto che i suoi iniziatori non siano i popoli di Russia e Ucraina, che provengono dal fonte battesimale di Kiev, sono uniti in una fede comune, hanno santi e preghiere comuni e condividono uno stesso destino storico. Le origini del confronto risiedono nei rapporti tra Occidente e Russia”.

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“Negli anni ’90 – scrive Kirill – alla Russia era stato promesso che la sua sicurezza e dignità sarebbero state rispettate. Tuttavia, col passare del tempo, le forze che consideravano apertamente la Russia come loro nemica si avvicinarono ai suoi confini. Anno dopo anno, mese dopo mese, gli Stati membri della Nato hanno rafforzato la loro presenza militare, ignorando le preoccupazioni della Russia che queste armi un giorno potessero essere usate contro di essa”. Secondo il Patriarca Kirill, le forze politiche hanno lavorato in questi anni per “rendere nemici i popoli fraterni – russi e ucraini – e non hanno risparmiato sforzi, né fondi per inondare l’Ucraina di armi e istruttori di guerra. Tuttavia, la cosa più terribile non sono le armi, ma il tentativo di ‘rieducare’, di trasformare mentalmente gli ucraini e i russi che vivono in Ucraina, in nemici della Russia”.

Quindi il duro j’accuse di Kirill al Patriarca ecumenico: “Lo scisma ecclesiastico creato dal patriarca Bartolomeo di Costantinopoli nel 2018 persegue lo stesso fine. Ha messo a dura prova la Chiesa ortodossa ucraina”. Nella sua analisi, Kirill torna al 2014, “quando il sangue veniva versato a Maidan a Kiev e ci furono le prime vittime. Fu allora che scoppiò un conflitto armato nella regione del Donbass, la cui popolazione difendeva il proprio diritto a parlare la lingua russa, chiedendo il rispetto della propria tradizione storica e culturale. Tuttavia, le loro voci sono rimaste inascoltate, così come migliaia di vittime tra la popolazione del Donbass sono passate inosservate nel mondo occidentale. Questo tragico conflitto è diventato parte della strategia geopolitica su larga scala. volto, in primo luogo, a indebolire la Russia. E ora i leader occidentali stanno imponendo sanzioni economiche alla Russia che saranno dannose per tutti. Rendono palesemente ovvie le loro intenzioni: portare sofferenze non solo ai leader politici o militari russi, ma in particolare al popolo russo”.

La lettera si chiude con un invito alla preghiera: “Prego incessantemente che con la Sua potenza il Signore aiuti a stabilire al più presto una pace duratura e basata sulla giustizia. Chiedo a voi e ai nostri fratelli in Cristo, uniti nel Consiglio, di condividere questa preghiera con la Chiesa ortodossa russa. Caro padre Ioan, esprimo la mia speranza che anche in questi tempi difficili, come è avvenuto nel corso della sua storia, il Consiglio ecumenico delle Chiese possa rimanere una piattaforma per un dialogo imparziale, libero da preferenze politiche e da un approccio unilaterale. Possa il Signore preservare e salvare i popoli della Russia e dell’Ucraina!”.