Roma, il PD vuole meno bambini italiani: via i manifesti anti-aborto

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Ecco per cosa combattono gli ucraini.

Per le femministe il «diritto» ad abortire è sacro, mentre quello di dichiararsi contro questa pratica va soppresso e chi non è d’accordo va silenziato: succede infatti che a Roma l’associazione Libera di abortire (sic) ha chiesto all’amministrazione di sbarazzarsi dei manifesti di Pro Vita e Famiglia affissi in occasione dell’8 marzo, Festa della donna. E il comune, sull’attenti, ha obbedito.

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I manifesti incriminati erano rei di promuovere una campagna contro l’aborto in occasione della Giornata Internazionale della Donna. «Potere alle donne? Facciamole nascere», recita lo slogan stampato sulle affissioni. «Ogni anno nel mondo decine di milioni di donne vengono soppresse nel grembo materno», spiega Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita. «Solo perché e in quanto donne. Questa discriminazione strutturale rende oggi l’aborto il principale nemico dell’uguaglianza di genere».

Non la pensano così le femministe, che si sono immediatamente messe a berciare contro la campagna anti aborto. «Il loro obiettivo però è sempre lo stesso», spiegano in comunicato. «Spostare indietro l’asticella del compromesso tra i diritti della donna e i diritti del cosiddetto nascituro, mentre dovremmo compiere solo passi in avanti». Si aggiungono al coro gli immancabili radicali, nella persona di Leone Berilli: «I manifesti delle associazioni antiabortiste in maniera subdola attaccano il diritto della donna all’interruzione volontaria di gravidanza». Il bello è che, pur coccolati dalle istituzioni, si permettono pure di fare le vittime: il 7 marzo l’associazione sarà accolta dal Ministro della Salute Roberto Speranza «per chiedere attenzione verso le testimonianze delle donne che continuano a subire violenze e a vedersi ostacolato l’accesso ai servizi abortivi nel nostro Paese». Del resto, ammazzare bambini nel grembo materno è più semplice che creare le condizioni sociali perché una madre possa averne.

Detto, fatto, il comune annuncia che questa campagna pubblicitaria non s’ha da fare. Lo fa sapere l’assessore capitolina alle Pari Opportunità Monica Lucarelli: «Abbiamo disposto la rimozione dei cartelloni. L’esposizione pubblicitaria il cui contenuto contenga stereotipi e disparità di genere, veicoli messaggi sessisti, violenti o rappresenti la mercificazione del corpo femminile e il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici è vietata». Messaggio sessista e violento? Che gustosa ironia: tra le due parti non è di certo Pro Vita a fare il tifo perché i feti vengano fatti a pezzi negli uteri delle donne. L’associazione promette battaglia. «Siamo pronti a denunciare il Comune di Roma in sede penale per il reato di asportazione. Distruzione o deterioramento di stampati, se proveranno a rimuovere i nostri manifesti».




5 pensieri su “Roma, il PD vuole meno bambini italiani: via i manifesti anti-aborto”

  1. Però qua non si specifica la razza. Credo che se fosse accaduto le risposte sarebbero state diverse o articolate.

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