Sbarca a Lampedusa e stupra un’italiana: subito sconto di 1/3 della pena

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Ha raccontato: «Non pensavo di uscirne viva». Un pensiero alle figlie: «Supererò tutto questo schifo per loro». Si è rivolta alle altre donne «che hanno subito un torto così grande», un torto come il suo: «Possiamo farcela, possiamo uscire anche da una notte così buia». Lei è la giovane di 26 anni che è stata violentata vicino al San Raffaele il 9 agosto 2021, nel sentiero tra la fermata del metrò di Cascina Gobba e l’ospedale.

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Lo stupratore, Haitham Mahmoud Abdelshafi Ahmed Masoud, 31 anni, irregolare, l’egiziano che si fece un selfie davanti al Duomo appena arrivato in città, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione. Era sbarcato a Lampedusa un paio di mesi prima e Lamorgese lo aveva graziosamente accompagnato a Milano.

Stava andando a lavorare, la vittima. È una mamma: la prima figlia (avuta a quasi 17 anni) quest’anno ne compirà 9, la piccola ne ha 7. Il violentatore? «Della sua sorte non mi importa nulla», ha detto lei al Corriere. «Non voglio né vederlo in udienza né lo potrò mai perdonare. La sola cosa che desidero è che resti in carcere. La sola cosa che voglio sapere di lui è quanti anni rimarrà dentro». Haitham Mahmoud Abdelshafi Ahmed Masoud era stato arrestato due settimane dopo lo stupro, al termine di una indagine delicatissima. Il primo marzo 2022 la decisione del giudice al processo con rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo sulla pena).

Nell’ordinanza con cui aveva disposto il carcere, nell’inchiesta della Squadra mobile e del pm Rosaria Stagnaro, il gip Tiziana Gueli aveva messo in luce che il «quadro probatorio» nei confronti dell’uomo, sbarcato a Lampedusa nel maggio 2020, era molto «solido». Tra gli elementi la «granitica» prova del Dna, che aveva portato al «match» tra quello di Mahmoud Abdelshafi Ahmed Masoud e il materiale genetico rintracciato sul luogo della violenza, e anche il riconoscimento da parte della vittima. Gli investigatori erano arrivati ad individuare l’uomo dopo un lungo lavoro di verifica sulle immagini e sulle celle telefoniche. Il pm aveva chiesto una condanna a 8 anni di carcere per violenza sessuale aggravata dalla «minorata difesa» e dai futili motivi (quest’ultima aggravante è stata esclusa dal giudice). Disposti dal gup anche 3 anni di libertà vigilata come misura di sicurezza a pena espiata.

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Dopo il fermo di fine agosto, eseguito in un appartamento in via Tartini, zona Dergano, erano stati svolti nuovamente, e stavolta con la formula dell’accertamento irripetibile, gli esami genetici e avevano confermato la corrispondenza tra i Dna. L’egiziano nel corso dell’interrogatorio di convalida si era avvalso della facoltà di non rispondere. Si era trattato, come avevano spiegato in Procura, di una «storia di violenza orribile» da cui era arrivato un segnale importante, perché «fa capire alle donne che non sono sole».




4 pensieri su “Sbarca a Lampedusa e stupra un’italiana: subito sconto di 1/3 della pena”

  1. Stamane il covis è a pagina 27 del Corriere.
    Che brutta fine, poverino…

  2. probabile che chi finanzia giornaletti provocatori come open fanpage facta butaLax la stampa sia lo stesso che inneggia a Bandera e alla croci uncinate di “ripulire dalla faccia russa” il donbass….mi gioco i cocones…

I commenti sono chiusi.