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Baby gang di immigrati a caccia di bambini italiani: “Mio figlio pestato per essersi ribellato”

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Parliamo dei video dei pestaggi in Valbisagno, diventati virali sui social:

Ragazzina italiana pestata da immigrati perché non parla con loro – VIDEO CHOC

Sembra che la ‘ragazzina’ sia invece un bambino.

Parla il padre. E le sue parole spiegano perché è stato una vittima.

Sentite le prime testimonianze, l’ipotesi investigativa fa raggelare il sangue: i filmati erano una sorta di iniziazione dei ragazzi che aspiravano a far parte della gang. Una prova che li legava a doppia mandata ai capi e che metteva al riparo questi ultimi da denunce. Chi veniva ripreso mentre pestava un altro, poteva anche essere ricattato.

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E quindi stava zitto per non finire nei guai.Il muro di omertà è stato buttato giù da un genitore coraggioso: Franco ha 45 anni ed è il padre del dodicenne – che chiameremo con il nome di fantasia Federico – che viene preso a pugni e scaraventato a terra nell’aggressione di via Don Luigi Orione, a San Fruttuoso, immortalata da un telefonino e condivisa su Facebook e Tik Tok. “Quando ho visto il video in cui mio figlio viene picchiato selvaggiamente – dice -, mi è venuto un nodo in gola. Non cerco vendetta. Mi spiace non avere l’età di quei bulli perché soltanto così potrei dargli degli schiaffi. Da adulto dico di no, dico che non si fa. Fosse stato per me non sarei andato neppure dalle forze dell’ordine. Temevo di rovinarli. L’ho fatto quando la polizia mi ha detto che avevano dei precedenti“.

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È grazie a questo papà se la baby gang della Valbisagno è stata smantellata: tre ragazzini sono stati identificati e uno è stato trasferito in una struttura lontana dalla Liguria. Fine di un incubo, forse.L’uomo parla anche del secondo video, dove uno degli aggressori del suo bambino viene picchiato da un adolescente con il cappuccio della felpa in testa: “Qualcuno ha detto che quella è stata la nostra vendetta, ma non è così. Ho visto quelle immagini e so che sono state girate prima di quanto è accaduto in via Don Orione”.

Il quarantenne, suo malgrado, grazie all’attenzione che c’è stata sul caso è venuto a conoscenza di cose del figlio che non sapeva: “Io e mia moglie controlliamo tutto quello che fa, ma nonostante gli sforzi che un genitore può fare c’è sempre qualcosa che ti sfugge”. Il racconto è sconvolgente: “Federico non ha il Green pass e per questo non può fare sport. Così ultimamente avevamo deciso di fargli frequentare un campetto in corso Sardegna. Ed è lì che ha conosciuto quei bulli. È diventato loro amico, è andato in giro per il quartiere insieme a quella gang”. Rivela che forse anche il figlio ha fatto qualcosa di poco chiaro: “Non lo so se lo ha fatto, ma potrebbe averlo fatto. In un video di tre o quattro secondi c’è pure lui, non picchia nessuno ma è accanto a un coetaneo che è in terra”. Franco il filmato lo ha consegnato in commissariato. Quelle immagini, insieme al dialogo che si sente durante il pestaggio di via Don Orione, aprono uno squarcio inquietante: “Temo che quei video siano stati girati per ricattare chi veniva ripreso”. Lo sospettano anche gli inquirenti. Il dodicenne, prima di essere colpito, dice no a un invito che gli viene rivolto dal capo banda. “Aveva deciso di non andare più con loro. Aveva capito che quella era la strada sbagliata”. Gli ex amici gli danno il tormento prima di prenderlo a pugni. Arrivano fin sotto la sua scuola. Una prof si accorge che c’è qualcosa che non va e avverte la madre.

“Tempo un paio di giorni e Federico viene picchiato una prima volta”, rivela il papà. Nessuno riprende con lo smartphone quelle scene. Forse è un avvertimento. Il giorno dopo la banda lo aspetta in via Don Orione: in due alzano le mani, gli altri guardano e girano il video. “Probabilmente è l’iniziazione di quel ragazzo che sferra il primo pugno al mio bambino – continua il quarantenne -. Erano in sette intorno a lui, gli altri non si vedono”.

Con il dodicenne ci sono i compagni di scuola, ma scappano quando capiscono cosa sta per succedere: “Meglio così, avrebbero pestato pure loro”. Federico trova la forza di chiamare la polizia e di rifugiarsi in un negozio: “La gang era tornata per dargli un’altra lezione, ma le volanti e mia moglie sono arrivate in tempo”. Il genitore scopre la vicenda così: “Ma non sapevo del filmato, quello l’ho visto in un secondo tempo”.A San Fruttuoso la situazione precipita: viene aggredito e rapinato un quindicenne in piazza Solari.

Il commissariato arresta un quattordicenne che non riesce a scappare, come invece fanno i suoi complici (verranno identificati successivamente e denunciati). Franco ha un dubbio atroce: “Credo che volessero portare con loro anche Federico. Se avesse fatto una rapina lo avrei fatto arrestare, ce lo portavo io dalla polizia. Perché bisogna insegnare come stare al mondo a questi ragazzi”.

Franco ha la vita stravolta: “Da un giorno all’altro mi sono trovato gli agenti in casa, alla sera e alla mattina. Hanno anche interrogato mio figlio, che ha risposto come un adulto e forse ha aiutato le indagini. Spero che questa vicenda sia finita qui. Non cerco vendetta e chiedo agli altri di non cercarla. Prima di capire quello che era successo, credevo fosse una storia di ragazzini. Invece è tutto complicato”. Il dodicenne se ne starà per un po’ a casa: “Quando il Green pass non servirà più, potrà tornare a fare sport”.

L’articolo non spiega l’identità dei criminali. IL video è invece chiaro.




2 pensieri su “Baby gang di immigrati a caccia di bambini italiani: “Mio figlio pestato per essersi ribellato””

  1. Chi importa invasori è un criminale.
    Chi impedisce ai bambini di fare sport è un criminale.

I commenti sono chiusi.