I tre rapper islamici vogliono la scarcerazione: “Ora sono ricco, non rapino più gli italiani”

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I tre membri della gang afroislamica che ha terrorizzato Milano e preso parte a violenze varie, un paio dei quali ha anche guidato la guerriglia islamica contro poliziotti e carabinieri, chiedono la scarcerazione dai domiciliari.

Loro “non c’erano” alle rapine delle quali sono accusati. A noi interessa molto poco: questi nordafricani vanno prelevati a tonnellate e rispediti a casa. Non importa se hanno commesso reati. Il reato è la loro presenza in Italia.

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Anche Amine Ez Zaaraoui, noto come Neima Ezza, e Samuel Matthew Dhahri, detto Samy, così come aveva già fatto il loro collega rapper Baby Gang, nome d’arte del ventenne Zaccaria Mouhib, hanno negato di aver commesso le rapine contestate in un’inchiesta della Procura di Milano che nei giorni scorsi ha portato all’arresto dei tre giovani. I due, ai domiciliari, sono stati sentiti oggi dal gip Manuela Scudieri nell’interrogatorio di garanzia.
In particolare, la difesa di Neima Ezza, col legale Gaia Scovazzi, ha prodotto foto e video tratte dal suo profilo Instagram che proverebbero che il 20enne “non era sul luogo delle due rapine” che gli vengono contestate: una in concorso con Samy (del 22 maggio, bottino due collanine d’oro strappate dal collo di un ragazzo) e un’altra assieme a Baby Gang, secondo la Procura, ma che il gip per quest’ultimo non ha riconosciuto.
Agli atti, ha fatto notare la difesa di Neima, ci sono solo i riconoscimenti delle vittime “non validi” perché effettuati “praticamente solo con le foto degli indagati”. Pure i dati delle celle telefoniche dimostrerebbero, per il difensore che ha chiesto al gip la revoca dell’ordinanza cautelare, l’innocenza del 20enne.
Anche Samy, come riferito dal 19enne nell’ interrogatorio, assistito dall’avvocato Robert Ranieli, “non c’entra nulla” con i due ‘colpi’ che gli sono stati attribuiti, entrambi del 22 maggio tra Porta Ticinese e le Colonne di San Lorenzo. “Ero da un’altra parte, ero in Porta Romana”, avrebbe spiegato davanti al gip e il suo legale, che punta alla revoca della misura, produrrà i tabulati e i dati delle sue ‘storie’ postate sui social. Intanto, Baby Gang aveva spiegato al gip di aver “cambiato vita” e di non essere più la stessa persona che viveva di reati, anche perché non ne ha più “bisogno”. Il suo legale Niccolò Vecchioni ha già chiesto la scarcerazione.




Un pensiero su “I tre rapper islamici vogliono la scarcerazione: “Ora sono ricco, non rapino più gli italiani””

  1. La “cultura” che viene propagandata a questa gente è la stessa che viene portata avanti negli Stati Uniti per la popolazione nera.

    Se vi prenderete la briga di ascoltare qualsiasi pezzo di “musica” che viene spacciato a questa gente i concetti fondamentali sono quelli che vediamo applicati in questa vicenda.
    Allo stesso modo ai nostri giovani propongono lesbiche che non usano il bidet, hamburger di blatta con salsa di soia, luci accese anche di giorno e mascherina sempre.

    Com’è che diceva “quello là”?

    “io vi mando come pecore in mezzo ai lupi”

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