Ragazze accerchiate: i rapper Baby Gang, Neima Ezza e Samy hanno guidato la guerriglia islamica a Milano

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Dalle parole ai fatti. Dai testi che esaltano storie criminali alle rapine nella vita reale. Dai fucili-giocattolo che tengono in ostaggio passeggeri-attori su un treno al branco di ragazzi che isola e circonda coetanei per derubarli. Dalla rabbia anti-sistema che esonda nei video da milioni di visualizzazioni su Youtube ai raid con pitbull al guinzaglio nel cuore della movida. Una pericolosa contaminazione tra finzione e realtà che alimenta un interrogativo che si fa via via più retorico: quelle strofe rap che ambiscono a scoperchiare il disagio della Generazione Z rappresentano una provvidenziale scorciatoia per “arrivare in alto” o vanno irrimediabilmente rubricate ad autobiografia di chi le declama a ritmo incalzante?

Nella terra di mezzo ci camminano da un pezzo (scusate la rima) gli artisti Baby Gang e Neima Ezza, che lo scorso 14 maggio hanno lanciato il singolo “Rapina”: blitz ambientato su un regionale partito da Lecco (città natale del primo), gente con le mani alzate in segno di resa, catenine strappate e portafogli svuotati dai banditi col passamontagna. “Tratto da una storia vera”, recita il primo fotogramma. Fin troppo, vien da dire.

Sì, perché ieri i due sono stati arrestati in un’operazione congiunta di carabinieri e polizia: il ventenne Zaccaria Mouhib, bandito fino all’estate del 2023 da tutti i locali di Milano e destinatario di fogli di via da mezza Riviera romagnola, è stato bloccato dai carabinieri della Compagnia di Pioltello, guidati dal capitano Francesco Berloni, e portato in carcere; il coetaneo Amine Ez Zaaraoui e l’amico Samuel Matheew Dhahri alias Samy (che proprio mercoledì ha compiuto 19 anni) sono stati messi ai domiciliari dai poliziotti dell’Ufficio prevenzione generale della Questura, guidati dal dirigente Giuseppe Schettino e dal vice Gianluca Cardile. Il triplo blitz, finalizzato a notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Manuela Scudieri su richiesta del pm Leonardo Lesti, è arrivato a valle di due indagini parallele confluite in un unico fascicolo.

I militari si sono concentrati sull’agguato andato in scena il 12 luglio scorso a Vignate, nel primo hinterland est: due studenti, che pensavano di incontrare due conoscenti per acquistare una piccola dose di hashish, si sono ritrovati sotto il tiro di una pistola (quasi certamente finta), “perquisiti” da Mouhib e da un complice non ancora identificato e derubati di soldi, auricolari e delle chiavi della Clio a noleggio (per fiaccare eventuali propositi di inseguimento); poi la fuga sulla Mercedes Gle intestata a un parente di un trentunenne albanese, indagato per il quale il giudice non ha ravvisato la presenza dei gravi indizi di colpevolezza. In quel caso, Baby Gang è stato “tradito” dalla sua popolarità: “È lui, è lui”, la certezza messa a verbale dagli universitari finiti nel mirino.

Gli agenti dell’Investigativa delle Volanti si sono invece focalizzati sui quattro episodi avvenuti tra le Colonne di San Lorenzo, piazza Vetra e il chiosco di Sant’Eustorgio: dei tre alla fine formalmente contestati, due sono andati in scena in rapida successione tra le 21.30 e le 22.30 del 22 maggio, il terzo la sera dopo. Stesso modus operandi: vittima fermata con una scusa (sigaretta o accendino) o accerchiata dal branco, depredata dell’oro che portava al collo e minacciata con frasi tipo “Non ti muovere, altrimenti finisce male”. Neima Ezza era presente in almeno due occasioni, con ruolo da protagonista; forse c’era pure Baby Gang il 23, ma le celle agganciate dal suo cellulare raccontano altro. Di sicuro, stando all’inchiesta, c’era Samy, che nel primo caso avrebbe preso in consegna la refurtiva per farla sparire. Già, Samy Free, come si è ribattezzato lui stesso ribaltando il titolo della canzone (“Free Samy”) che Rondo da Sosa gli dedicò nel 2019, quando il ragazzo di via Nikolajevka finì dentro per il possesso di un etto di marijuana. E così arriviamo proprio a Rondo, il leader del collettivo Seven 7oo, ricevuto a Palazzo Marino insieme a Sacky dal sindaco Giuseppe Sala dopo la rivolta islamica di via Micene.

Nonostante si sia di recente trasferito in Inghilterra, a suo dire per sfuggire alle limitazioni imposte dal Daspo Willy biennale che gli ha inflitto il questore Giuseppe Petronzi per il blitz (con Baby Gang) del 12 agosto all’Old Fashion, quel nome continua a risuonare in piazzale Selinunte e dintorni: qualche giorno fa, il rapper 24K lo ha tirato in ballo in un’intercettazione come presunto mandante della spedizione punitiva che ha portato alla sparatoria di piazza Monte Falterona e al fermo per tentato omicidio (di un ventiseienne egiziano) del narcotrafficante Carlo Testa; una pista che al momento non ha trovato alcun riscontro, anche se il gip che ha convalidato il provvedimento sull’ex ras di via Fleming non ha escluso lo scenario che porta a una possibile faida per accaparrarsi lauti contratti con una major discografica.

Ancora ‘musica’ e violenza che si mischiano. Ancora quella temibile osmosi che si è disvelata in tutta la sua virulenza il 10 aprile, riaccendendo le luci sulla San Siro “sbagliata” e riportandola al centro dell’agenda politica (almeno a parole e in vista della campagna elettorale per le Comunali). Quel pomeriggio, 300 nordafricani si ritrovarono in strada per fare da comparse in un videoclip, dando vita ad una guerriglia: all’arrivo delle forze dell’ordine, il branco si sparpagliò, salvo poi ricompattarsi per dar vita a un lancio di bottiglie, assi di legno e sassi arginato a fatica dai lacrimogeni. I capi branco? Baby Gang e Neima Ezza.

Le grandi città del nord hanno un problema: i figli degli immigrati. Intanto i politici dementi italiani giocano al Quirinale.




2 pensieri su “Ragazze accerchiate: i rapper Baby Gang, Neima Ezza e Samy hanno guidato la guerriglia islamica a Milano”

  1. Questi bastardi islamici di merda sono PERICOLOSI socialmente,per la sicurezza della Nazione e la sua integrità.DEVONO essere allontanati e rispediti al loro paese del cazzo.

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