Ius soli, le seconde generazioni di immigrati: baby gang che ci odiano

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La rivolta afroislamica di aprile, con la guerriglia di 300 figli di immigrati contro i blindati della polizia, è lo spartiacque.

Ragazze accerchiate: i rapper Baby Gang, Neima Ezza e Samy hanno guidato la guerriglia islamica a Milano

Il grande salto, dal quartiere islamico di San Siro alle gigantografie un mese dopo sui muri del centro di Milano con il volto di Neima Ezza per l’uscita del suo nuovo video.

Strano che Amadeus non li chiami a Sanremo insieme al travestito e la mezzosangue.

C’è il rap, la musica, l’occasione di riscatto sociale ed economico dalla vita inacidita di quartiere per un ragazzo di seconda generazione. Ma c’è anche una sorta di imprinting, quello che non se ne va anche se firmi contratti con le più importanti case discografiche. Qualcosa che rimane sulla pelle.

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Molti dei rapper della Seven sono cresciuti in famiglie sfasciate da separazioni o carcere, la maggior parte ha avuto grandi e piccoli guai con la giustizia, diversi sono passati dal «collegio» del Beccaria. Hanno facce simili, mezzi magrebini o albanesi, mezzi italiani. Ai vestiti firmati dei video preferiscono la tuta d’acetato. Parlano una lingua che è un misto di arabo, milanese e francese. Come quei rapper delle banlieu ai quali si ispirano e così tanto somigliano. Una vita tra via Zamagna e via Civitali che sembra il film «L’odio» più che la città da gangster che raccontano nelle canzoni. Milano è lontanissima da questo microcosmo dove anche chi ha pescato il jolly e attraverso la musica potrebbe volare altrove, resta piantato con le sue radici.

Nel volgere di qualche mese i rapper di San Siro sono diventati il nemico pubblico numero uno: perquisizioni, daspo, denunce. Sono finiti nel mirino del capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili e della squadra Mobile. Hanno replicato ai blitz all’alba pubblicando story su Instagram dove giocavano alla playstation mentre gli agenti gli rivoltavano la casa. Hanno deriso la legge, con la strafottenza dei vent’anni. Dalla questura, dopo un assalto con sassaiola all’Old fashion, è arrivato anche il divieto di esibirsi nei locali milanesi. Poi davanti ai provvedimenti che si sommavano e agli avvocati da pagare molti hanno deciso di cambiare aria. Rondo da Sosa, al secolo Mattia Barbieri, il più famoso dei rapper di San Siro è volato in Inghilterra. Altri, come Baby Gang (Zaccaria Mouhib), sono finiti nei guai con daspo dalla Riviera romagnola e da Lecco, sua città di nascita. O ancora coinvolti nelle indagini per le rapine all’Arco della Pace, come Sacki (Sami Abou El Hassan), che con Neima Ezza (Amine Ez Zaaraoui) ha collezionato una doppia denuncia per lesioni. Proprio Sacky insieme a Rondo finisce nella bufera politica quando incontra a Palazzo Marino il sindaco Beppe Sala. Foto su Instagram e polemiche istantanee.

Peccato le radici di questi delinquenti spacciati per cantanti siano in Africa. Non certo in Italia. Devono tornare a casa loro. Come milioni di altri figli di immigrati. La più grande minaccia la nostro futuro.

Perché non sanno chi sono. E chi non sa chi è odia. Ha odio etnico verso chi, invece, ha certezza della propria identità. Dobbiamo rispondere a questo odio con il superbo disprezzo che il superiore deve avere verso questa marmaglia invasiva e delinquenziale.

Le grandi città del nord stanno diventando città afroislamiche. Sono strozzate dalle banlieus islamiche che le circondano e minacciano di distruggerne il futuro.

Gli stupri di capodanno non sono che un assaggio di quello che potrà accadere se non li fermiamo. Perché, comunque, sta ancora a noi. E’ ancora tutto nelle nostre mani.




Un pensiero su “Ius soli, le seconde generazioni di immigrati: baby gang che ci odiano”

  1. Direi che una prima misura da attuare, in contesto di crescita graduale delle riforme, sia quella di togliere la cittadinanza a questi ‘signori’ e rimpatriarli al volo.
    Di solito hanno la doppia cittadinanza, perché noi siamo così moderni da consentire anche le triple e quadruple cittadinanze, come se la fedeltà possa prostituirsi a più nazioni, mentre, in verità, è solo il mondialismo che avanza, e se si è cittadini del mondo, come negare a qualcuno di essere cittadino di più paesi?
    L’agente che stiamo subendo, nella sua mostruosità, è perfettamente coerente e logica. E dovremmo rispondere allo stesso modo, ovviamente, con le dovute cautele. Chi, anche qui nei commenti, invoca misure drastiche, o è reduce da qualche discussione da bar, o capisce poco, oppure lo fa per rendere inattuabile qualsiasi riforma.
    In questo caso si deve almeno rispedire al mittente chi ha commesso reati penali contro persone e patrimoni, come costoro. Anche sbarcandoli in un paese terzo. Sarebbero numeri contenuti, l’opinione pubblica non protesterebbe, a parte i soliti sciagurati traditori e prezzolati.

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