Stupri di Capodanno, ha tentato di salvare amica aggredita da 50 nordafricani: gli hanno fratturato un dito

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C’è un’altra vittima della follia del branco di nordafricani. Un ragazzo di appena diciottenne – compiuti pochi giorni prima di Natale – che nella notte di Capodanno si trova in piazza Duomo insieme alle sue due amiche, poco più grandi di lui. È lui il primo a soccorrerle quando si accorge che vengono accerchiate dai “quaranta, cinquanta” nordafricani che le aggrediscono.

“Ho tentato di salvare la mia amica aggredita, mi hanno colpito e fratturato un dito”, racconta.

Abdallah Bouguedra, 21 anni, uno dei due arrestati, quello nato in Italia, si era messo a capo del un branco di suoi veri conterranei. Dopo aver sollevato come un bilanciere da palestra una delle ragazze inseguite e acciuffate tra la folla di piazza Duomo, aver partecipato a spogliarla urlando in arabo in un misto di esaltazione e follia, ha picchiato il diciottenne che aveva cercato di fermare da solo quella ferocia afroislamica, cercando di difendere la giovane, sua amica.

Lui arriva nel cuore dei festeggiamenti con altri amici. Gravitano intorno al Mc Donald’s della piazza perché è lì che hanno appuntamento con le ragazze per festeggiare il nuovo anno. “Avevano rubato il cellulare a una di loro – dice quando viene ascoltato negli uffici della squadra mobile – eravamo convinti che fosse stato un ragazzo di origine marocchina perché si era avvicinato e l’aveva spostata, prendendola per i fianchi. In quel momento le hanno rubato il telefono. Lei però se ne è accorta soltanto dopo”.

Il peggio però deve ancora accadere. Il ragazzo si allontana dalle due amiche per qualche minuto. Quando torna davanti a loro ci sono due nordafricani. Uno, per il testimone, è quello che sarà riconosciuto come Abdallah Bouguedra, fermato due giorni fa a Torino. “Poteva avere sui 25 anni e l’altro venti o ventuno. Il più grande, alto circa un metro e ottanta, coi capelli di colore nero tirati indietro col gel, indossava una giacca in pelle di colore verde scuro, l’altro era poco più basso, aveva i capelli ricci, rasati ai lati e il ciuffo in avanti di colore castano con le punte di colore scuro”. Vede le amiche chiedere aiuto, interviene e allontana la prima delle due. “Loro iniziano a insultarmi in arabo”.

Poi tutto accelera improvvisamente. Il ragazzo e l’altra giovane vengono travolti da un gruppo di coetanei, sopraffatti da un’onda di corpi e di mani in cui resta intrappolata una delle due diciottenni. Lui cerca di non perdere contatto con l’amica, viene colpito e si spezza un dito della mano destra nel tentativo di salvarla. Intanto il branco si stringe sempre più intorno alla vittima. Soltanto l’arrivo della polizia disperderà gli aggressori in mille direzioni. “La mia amica era lì che cercava di coprirsi con il giubbino stretto sul petto – riferirà l’altra diciottenne – non aveva più indumenti addosso, era senza reggiseno, senza slip, rannicchiata per terra piena di lividi, coi pantaloni abbassati fino alle caviglie, Un poliziotto l’ha aiutata a rialzarsi, poi è stata soccorsa da un’ambulanza e accompagnata in ospedale”. Anche l’amico delle vittime è finito in ospedale. “Avevo la mano che mi faceva male. Il giorno dopo sono andato al pronto soccorso e mi è stata riscontrata la frattura del pollice. Poi ho fatto denuncia”.




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