Il rapper marocchino Baby Gang «è pericoloso» ma non lo espellono: ha ispirato gli stupri di Capodanno

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Il trapper marocchino Zaccaria Mouhib (nome d’arte: Baby Gang) ha già ricevuto fogli di via dalle città di Lecco, Milano, Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini e Bellaria Igea Marina. Agli atti le «frequentazioni» con spacciatori e pregiudicati. Noto per avere guidato diverse violenze a Milano.

E’ l’ispiratore, attraverso le sue ‘canzoni’, anche degli stupri di Capodanno in piazza Duomo. Protagonista di molteplici reati non lo espellono. Anzi, le toghe rosse ci vogliono costringere a pagare chi ne caga degli altri:

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È «socialmente pericoloso» ed è una persona «dedita alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica». Per questi motivi la Questura di Sondrio ha chiesto l’applicazione di una misura di «sorveglianza speciale» per due anni a carico di Baby Gang, nome d’arte del rapper ventenne Zaccaria Mouhib, già protagonista di diversi fatti di cronaca e destinatario di numerosi provvedimenti giudiziari. Davanti alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese, presieduta da Fabio Roia, è stata discussa la misura richiesta dalla Questura per il giovane figlio di immigrati marocchini, difeso dall’avvocato Niccolò Vecchioni, e l’udienza è stata aggiornata all’8 febbraio. La domanda è sempre la stessa: rapper o bandito? Rapper e bandito?

Baby Gang, si legge nelle oltre 300 pagine di atti in cui vengono riportate tutte le varie accuse a carico del 20enne, è «un rapper» molto «seguito dai giovani sui vari social network» e ha «utilizzato la sua influenza per promuovere in zone aperte al pubblico delle riunioni non autorizzate che sono sfociate in scontri con le forze dell’ordine, creando in tal modo situazioni di serio pericolo per la sicurezza». Negli atti, tra le molte vicende, si ricorda pure quanto accadde il 10 aprile del 2021 a Milano quando Baby gang per «registrare un videoclip» musicale con un altro rapper, Neima Ezza, aveva radunato «circa 300 giovani» nella zona di San Siro. E il tutto, poi, si era concluso con un lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, intervenute per gli assembramenti, e con Mouhib che avrebbe detto agli altri «se arrivano gli sbirri nessuno scappa».

Tra il 2020 e il 2021, il rapper è stato «deferito — scrive la Questura — per i reati di diffamazione e violazione della proprietà intellettuale, istigazione a delinquere, porto abusivo di armi, vilipendio della Repubblica, delle istituzioni e delle forze armate, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale». E ha ricevuto fogli di via dalle città di Lecco, Milano, Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini e Bellaria Igea Marina. In più negli atti le «frequentazioni» con presunti spacciatori e «pregiudicati».

Dei vilipendi non ci interessa, anche se sarebbe opportuno andasse a farlo a casa propria. Ma c’è un filo nero che lega questi ‘rapper’ e gli stupri di Capodanno. E le altre violenze quotidiane commesse da orde di nordafricani come loro.




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