Ritrovata in Italia la tomba di una neonata morta 10mila anni fa: la prima al mondo

Condividi!

Erano più evoluti gli abitanti dell’Italia di diecimila anni fa degli abitanti dell’Africa di oggi.

L’hanno chiamata Neve. E’ morta intorno ai 40-50 giorni di vita, circa 10mila anni fa, nella prima fase del Mesolitico. I suoi resti – che fortunatamente non erano stati individuati dagli scavatori clandestini che avevano saccheggiato il sito di reperti – sono stati trovati all’interno della grotta Arma Veirana nell’entroterra di Albenga, in Liguria: si tratta di una scoperta eccezionale, “un unicum”, precisa il professor Stefano Benazzi, docente di Antropologia fisica al dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna, che guida il Bones Lab, il laboratorio di Osteoarcheologia e Paleoantropologia che ha analizzato i resti di Neve. Si tratta di un unicum sia perché il ritrovamento appartiene a un’epoca “di cui sono note poche sepolture”, sia perché il rito funerario riguarda una neonata, dunque un soggetto femminile di pochi giorni, cui era stato riconosciuto, almeno in apparenza, un trattamento egualitario rispetto agli altri membri della comunità.

Si tratta della scoperta della più antica sepoltura di una neonata in Europa. E’ stata pubblicata oggi su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature; il team di studiosi è coordinato da ricercatori italiani (dell’Università di Bologna, di Genova e di Ferrara) e vede la partecipazione di scienziati americani, canadesi e tedeschi. Il Mesolitico è stato un periodo storico che ha portato grandi cambiamenti sociali nelle popolazioni umane, stimolati o indotti dalla fine dell’ultima era glaciale. Durante gli scavi nella grotta, che si è rivelata ricchissima di reperti, dai manufatti di 50mila anni fa rinvenuti all’imboccatura a resti riconducibili a raccoglitori-cacciatori vissuti 16mila anni fa) “è stata trovata una sessantina di conchiglie forate”, spiega Benazzi, che hanno aperto la strada all’ipotesi di una sepoltura: intervenendo con estrema cautela e delicatezza, con strumenti da dentisti e un piccolo pennello, i ricercatori hanno portato alla luce i resti di una piccola calotta cranica e i primi elementi del corredo della neonata: le perline in conchiglie forate, quattro ciondoli, e un artiglio di rapace.

Una scoperta importantissima, insiste Benazzi, “perché degli individui femminili di quell’epoca non sapevamo praticamente nulla”. Esiste infatti “una buona documentazione di sepolture riferibili alla fase media del Paleolitico superiore e alle sue fasi terminali, ma non sono frequenti le sepolture riferibili al Mesolitico e sono comunque particolarmente rare per tutte le epoche considerate quelle attribuibili a soggetti infantili”, puntualizza Benazzi. “Per questo la scoperta di Neve ci aiuterà a colmare molte lacune, gettando luce sull’antica struttura sociale e sul comportamento funerario e rituale di questi nostri antenati”.

I resti di Neve sono stati analizzati nel Bones Lab dell’Università di Bologna, che si occupa di studiare resti provenienti da contesti italiani e internazionali, “dal Paleolitico ai giorni nostri, potremmo dire, perché talvolta siamo chiamati a intervenire in ambito forense”. Dallo studio dei resti i ricercatori sono in grado di ricostruire il profilo biologico dell’individuo, ma anche a ricostruire alcune caratteristiche della sua quotidianità. A partire dall’analisi delle gemme dentarie di Neve – è stato possibile capire non solo il sesso e la tenerissima età in cui è morta, ma anche alcune caratteristiche della madre: per esempio che si nutriva seguendo una dieta a base di prodotti derivanti da risorse terrestri (animali cacciati) e non marine (attraverso la pesca o la raccolta di molluschi), e che durante la gravidanza aveva subìto alcuni stress fisiologici. “I denti sono un archivio biologico di importanza notevole”, rimarca il professor Benazzi. Il Bones lab è in grado di lavorare su questo tipo di resti, “attraverso protocolli molto rigidi”, sia attraverso campionamento sia in digitale: è stato quest’ultimo il caso di un dente, rinvenuto in Iran, attribuito a un neanderthaliano, e che non poteva essere spedito all’estero per analizzarlo.

Seppellivamo i neonati diecimila anni fa. Oggi li abortiamo prima che nascano. Non un grande saldo evolutivo.

E non è un grande salto evolutivo neanche andare a dissacrare la tomba di una bambina. Non vedete con quanto amore l’hanno sepolta?




Un pensiero su “Ritrovata in Italia la tomba di una neonata morta 10mila anni fa: la prima al mondo”

  1. BRAVO! Pensavo che sarei stato l’unico a sollevare la questione della bassezza della profanazione di questi luoghi di sepoltura, e sono lieto di constatare che la cosa è stata presa in considerazione anche da altri. Si noti che gli stessi che praticano o sostengono le operazioni di profanazione di tipo “archeologico” sono spesso quelli che ululano non appena viene sfiorata una lapide di altra provenienza.

    Non è solo la distruzione delle tombe a determinare la sconcezza. Ancora peggiori sono le manipolazioni dei resti e, orrida, la loro esposizione sotto forma di “reperti”. Non sono reperti, sono quel che resta della tragedia vissuta dal defunto e dalla sua famiglia.

    Abbiamo numerosi esempi di questi orrori anche solo in Italia. Esempi? Mi vengono in mente il museo egizio di Torino, le tombe etrusche in Toscana, l’intera Pompei, le catacombe romane… devo andare avanti?

I commenti sono chiusi.