Italiani accoltellati a NY perché bianchi, sopravvissuto: “Voleva ucciderci tutti e due”

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Bizzarra la domanda del giornalista, fatta perché voleva una risposta negativa. Non poteva certo sapere fossero italiani, ma di certo sapeva che erano bianchi. A parti invertite si urlerebbe al razzismo, invece per il membro di una gang afroamericana si parla di ‘psichiatria’.

«Non ho fatto nemmeno in tempo a percepirlo, e mi ha accoltellato sul fianco destro». La voce di Roberto Malaspina è chiara e forte, per fortuna. Parla dal letto dell’ospedale Mount Sinai Morningside dove è ricoverato, senza l’emozione di chi solo il giorno prima ha rischiato di essere ammazzato. Ma il ventisettenne di Perugia rivela particolari importanti, per capire la verità sull’attacco di Vincent Pinkney contro lui e Davide Giri.

Come sta?
«Condizioni stabili. Molto poco gravi, al momento. Tra un paio di giorni mi dimetteranno, sono stato decisamente fortunato».

Perché è a New York?
«Ero arrivato il primo dicembre. Sono un dottorando alla Statale di Milano e ho sei mesi di ricerca alla Columbia University, su film e media studies».

Che cosa ricorda dell’aggressione?
«Assolutamente ingiustificata. Camminavo da un locale verso casa, lungo il Morningside Park. Questa persona è arriva da dietro e mi ha accoltellato sul fianco destro. Poi mi ha spinto a terra in mezzo alla strada e ha tentato di sferrare altri colpi. L’ho allontanato con i piedi, ma è riuscito a ferirmi sulla schiena, il braccio e una mano. Poi si è allontanato, e sono arrivate polizia e ambulanza».

L’ha colpita senza motivo?
«Senza dire nulla, nel più completo silenzio. Non abbiamo avuto alcun tipo di dialogo. Ha cercato di ferirmi il più possibile, in maniera molto veloce. Sembrava un raptus».

Lei è caduto dopo il primo colpo?
«Non mi sono reso conto del taglio, forse per l’adrenalina. Ha cercato di colpirmi da sopra. Sono riuscito a respingerlo un minimo con i piedi, ma è riuscito a ferirmi. Non so in quale momento, ma ho tre tagli abbastanza importanti sulla schiena».

E poi è andato via?
«Sì, da solo. Io ho urlato, chiedendo aiuto, e lui ha iniziato a correre. Si sono fermate alcune persone che mi hanno aiutato, chiamando ambulanza e polizia».

Lo ha visto in faccia?
«Purtroppo no. Aveva il cappello abbassato fino agli occhi, e la giacca alzata sul naso».

Ha temuto di morire?
«All’inizio in ospedale non era chiarissimo. Mi hanno detto che la ferita principale era importante e che avevo perso molto sangue. Quindi un momento di dubbio c’è stato».

Terrore, più che dubbio.
«Lì per lì, dal punto di vista psicologico è stato un momento abbastanza pesante».

Sapeva di Giri?
«No. All’ospedale mi hanno detto che c’era stata un’altra aggressione a uno studente italiano, mi ha sconvolto. Solo stamattina ho saputo dell’esito tragico, una cosa terrificante».

Ha un messaggio per la famiglia di Giri?
«Non ci sono parole adeguate in momenti di questo tipo».

Vi ha aggrediti perché italiani?
«No, è stato puro caso. Non poteva sapere che ero italiano. Penso sia stato un raptus, di una persona che suppongo abbia problemi psichiatrici. Non credo che la nazionalità fosse il movente».

Davide Giri, dottorando italiano alla Columbia, è stato ucciso a New York
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli
03 Dicembre 2021

Che cosa farà ora?
«Punto a rimanere, sia per l’occasione di studio, sia perché è importante non farsi affossare da queste situazioni traumatiche».

Non teme il ritorno della criminalità a New York?
«Non ho gli strumenti per un’analisi sociale. Certo c’è una situazione generale di grande tensione, che si esprime anche in atti di violenza».

Farà causa al comune, alla polizia, o alla Columbia?
«Allo stato attuale no. Ma sono anche sostenuto da quel punto di vista, quindi prenderò ogni tipo di necessaria conseguenza sul piano legale».




7 pensieri su “Italiani accoltellati a NY perché bianchi, sopravvissuto: “Voleva ucciderci tutti e due””

  1. Se fossi in lui primo ringrazierei Dio, che mi è andata bene, secondo mi costituire parte civile contro tutte le varie associazioni blm e chiederei pure la responsabilità penale, ammesso che si possa fare, terzo, andrei da lady boldrini e lady ovunque ad obbligare ad inginocchiarsi per il nostro connazionale ucciso barbaramente e far loro mangiare la commissione Segre, perché scritta così come è, nei confronti di occidentali, bianchi e cristiani, non vale niente, quando siamo noi le vittime.

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