L’emendamento grillino: raddoppiare il reddito di cittadinanza agli immigrati

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Fu la Lega ad imporre i 10 anni di residenza, rimasti anche col Conte II, e la verifica di proprietà estere che rendeva impossibile agli extra ottenerlo, poi cassata dal Conte II. Ora il M5s vuole ampliare la platea dei 300mila scrocconi stranieri dimezzando il tempo minimo di residenza e quindi raddoppiando il numero dei parassiti e il totale dei soldi che i contribuenti italiani versano agli invasori. Una tassa all’invasore.

Uno schiaffo in faccia agli italiani costretti a pagare per gli immigrati: l’ultima trovata dei Cinque Stelle è il reddito di cittadinanza agli stranieri che sono in Italia da almeno 5 anni. Spunta un emendamento del Movimento 5 Stelle alla manovra che prevede di ridurre i tempi per l’ottenimento del Reddito di cittadinanza per gli stranieri.

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L’emendamento del M5S, infatti, prendendo spunto dalle osservazioni presentate dal Comitato scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza e “per mitigare la proposta” prevede di ridurre il requisito della residenza da 10 a 8 anni per il 2022 e da 8 a 5 anni per il 2023. E subito scatta la polemica all’interno del governo con la Lega.

”I 5 stelle stanno distruggendo l’etica del lavoro con un provvedimento che rasenta il voto di scambio – sbotta il parlamentare di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone. – Se fossimo al governo aboliremmo il reddito di cittadinanza per finanziare un vero cuneo fiscale che possa produrre veri posti di lavoro e abbattere il costo fiscale del lavoro”.

“Aumentano le bollette, milioni di italiani rischiano di rimanere al freddo e senza lavoro, ma il M5s si concentra a dimezzare i tempi per far avere il Reddito di cittadinanza agli stranieri“: è il commento dei capigruppo di Camera e Senato della Lega Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. “Solo quest’anno – rilevano – sono stati spesi oltre 9 miliardi per una misura che troppo spesso ha regalato soldi a finti poveri e furbetti. La Lega lavora invece per aiutare in concreto famiglie e imprese. Recuperando risorse attraverso una riforma del Reddito di cittadinanza che deve rimanere un sussidio destinato a chi realmente ne ha bisogno e non un incentivo a non lavorare. Questione di priorità”.

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