Prete accoglione regala 480mila euro a famiglia di immigrati: “Sono stato raggirato”

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CITTADELLA. Un solo cenno nel corso dell’omelia. Un passaggio secco, eppure denso di significato, su ciò che ha subito. Vittima di raggiri che lo hanno privato di 480 mila euro, l’ex arciprete del Duomo di Cittadella don Remigio Brusadin ha celebrato ieri mattina la messa nella chiesa della Madonna del Carmine in Borgo Padova, di cui è rettore.

Prima della celebrazione passa da lui don Luca Moretti, il suo successore alla guida della parrocchia all’ombra delle mura. Pochi minuti. È una giornata uggiosa, Borgo Padova è semideserto, un gruppo di suore prende il treno dalla vicina stazione dei treni, ci sono parcheggi liberi, le persone alla spicciolata entrano nella piccola chiesa del Carmine igienizzandosi le mani, in attesa del canto iniziale si recita il rosario.

Don Remigio presiede, non cambia nulla, legge il Vangelo, c’è il dialogo fra Gesù e Pilato, il cuore è la dialettica fra i due regni, con la logica cristiana che stravolge la violenza del potere, una logica “altra” rispetto alla Storia umana: Dio regna perché si fa servo e non dominatore. Di don Remigio sono note la raffinata ars oratoria e la cultura, e quindi trova le parole – sobrie, miti – anche per affrontare la fatica della sua vicenda personale. Nell’omelia narra di questo mondo e di quello di Cristo, che è regno di amore, giustizia e verità.

Un concetto chiave, quello della verità, al centro della domanda senza risposta di Pilato. «Nel regno di questo mondo», dice a un certo punto il sacerdote 75enne, «siamo vittime di menzogna». E poi aggiunge, dopo una breve pausa: «Lo sono stato». Anche lui vittima di menzogna. Non serve aggiungere altro, un brevissimo riferimento, che le persone in chiesa – una trentina, il massimo che il Carmine può accogliere – colgono subito.

Al termine dell’Eucaristia, don Remigio ringrazia «per la preghiera e la vicinanza». Chi ha orecchie per intendere, intenda. Poi va tra i banchi a salutare. Fuori alcuni fedeli discutono, si domandano. I sentimenti sono molteplici, si mescolano rammarico, tristezza e sconcerto. E si resta in attesa di quella chiarezza che potrà portare la verità processuale. La procura di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio di tre persone: Mirela Ciurariu, 40 anni, Ileana Florica Caldaras, 34 anni, e il 31enne Robii Vilii Caldaras, tutti residenti nel Vicentino. L’udienza preliminare sarà celebrata il mese prossimo.

Nel 2014 don Remigio si è trovato di fronte la Ciurariu, che si è presentata come una povera badante, con un figlio malato di tumore, vittima di stupro, con un hotel andato a fuoco e poi chiuso. Una sventurata, che aveva promesso avrebbe restituito i prestiti al parroco, poi affiancata dalla complice Caldaras. Oltre a 30 mila euro in contanti, i tracciati dei movimenti attraverso Postepay hanno certificato che sono usciti prima 311 mila e poi 56 mila euro a favore della Ciurariu; la Caldaras invece è stata beneficiata di tre movimenti di 33 mila, 38 mila e 7 mila euro.




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