Lo studio sui tamponi fatti ai migranti: “Uno su due sbaglia”, sbarcati 30mila falsi negativi

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I tamponi rapidi, che sono utilizzati per le migliaia di clandestini che sbarcano in Italia, non sono affidabili: sfuggono una quantità enorme di positivi al Covid-19.
Lo sapevamo ed era noto, ora esce un nuovo studio su Future Virology, in cui emerge il dato preoccupante che mette in luce come, addirittura, quasi un caso su due non venga rilevato dando origine ad una marea di falsi negativi.

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Immaginate cosa significa su oltre 60mila sbarcati dall’inizio dell’anno che, secondo Lamorgese, sono positivi nel 10 per cento dei casi. Significa che la metà dei negativi sono in realtà positivi: parliamo quindi di circa 30mila positivi che sono stati liberati sul territorio come falsi negativi a diffondere il contagio. Ecco come il virus circola in Italia nonostante vaccini e restrizioni, che valgono solo per gli italiani.

“Sono il vero tallone d’Achille, perché nel migliore dei casi lasciano scoperto un 30% di falsi negativi, quindi infetti che acquisiscono il green pass e contagiano mediamente tra le 6 e le 7 persone, determinando un meccanismo di crescita”, ha affermato a Repubblica Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute. Gli fa eco il Prof. Broccolo dell’Università Bicocca di Milano, che ha spiegato come la sensibilità dei tamponi rapidi sia estremamente bassa “tanto che i casi positivi sono attualmente rilevati dallo 0,2% dei test rapidi e dal 6% dei molecolari. Inoltre abbiamo oltre il 50% di falsi negativi”.

Ne ha parlato il prof. Crisanti, affermando che uno studio italiano peggiora il quadro: un tampone su due “indovina” e l’altro no, mentre i test salivari sono ancora meno sensibili scovando soltanto il 20-30% di casi.




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