Marocchino massacra la moglie, giudice applica la sharia in Italia: “E’ la sua cultura”

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Un musulmano marocchino che vessava e teneva segregata la moglie in provincia di Perugia è stato denunciato dalla consorte dopo anni di abusi.

Ma il giudice ha archiviato il procedimento “perché è la sua cultura”.

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Secondo il magistrato, infatti, il comportamento, «non condivisibili in ottica occidentale» del marocchino rientra comunque «nel quadro culturale dei soggetti interessati». Picchiare e segregare tua moglie si può, quindi, perché la sharia lo consente.

I due si erano sposati nel 2014. Dopo il matrimonio la coppia si era trasferita in Italia, a Tuoro in provincia di Perugia. Dall’unione nascono tre figli.

La donna ha raccontato alla polizia l’inferno a cui il marito la sottoponeva. «Quando usciva mi chiudeva in casa e si portava via le chiavi». Secondo il marocchino «La donna può uscire di casa solo per andare dal medico o in ospedale a partorire. E, una volta nati i figli, per accompagnarli a scuola». Un episodio, in particolare, tratteggia l’assoluta mancanza di umanità del consorte: «Dopo aver partorito il primo figlio sono rientrata da sola a casa alle 4 e 30 del mattino. Mio marito allora ha preteso che gli preparassi la colazione. Io ero ancora dolorante. Lui mi diede uno schiaffo iniziando a dire che era buona a nulla».

A un certo punto il marocchino si stanca della vita famigliare e decide di lasciare la moglie in Italia, partendo per il Paese d’origine. E qui compie l’ennesima scorrettezza, portandosi via i documenti sanitari dei tre figli per mettere in seria difficoltà la moglie. A cui rimane, come unica forma di sostentamento, il bonus per madri senza lavoro erogato dall’Inps: ci scaricano in Italia moglie e figli da mantenere, ennesima dimostrazione.

Ora sarà anche peggio:

Souad Sbai, presidente della Onlus Acmid Donna, marocchina da 40 anni residente in Italia: «Segna dieci passi indietro per quanto riguarda il diritto e la violenza contro le donne. Ed è una sentenza che rischia di diventare un precedente grave», commenta. «È una sentenza discriminatoria. Ha denunciato il sequestro, la violenza, la segregazione. E la risposta è stata questa: nulla. Allora non ci lamentiamo quando accade quello che è accaduto a Saman…». Sbai si reputa offesa dalle parole del giudice, che «offendono anche la nostra cultura di origine. Sono una minoranza i musulmani che indossano il burqa. Io non lo porto. Se domani quell’uomo lapida sua moglie in una piazza, cosa diciamo? Fa parte della sua cultura? Dobbiamo decidere quale legge seguire. Aspettiamo il morto?».

Infatti, ognuno resti a casa propria.




9 pensieri su “Marocchino massacra la moglie, giudice applica la sharia in Italia: “E’ la sua cultura””

  1. Se e’ vero mo chi glielo fidce alla sboldracca che in italia deve iniziare a chiudere bocca perché le donne come lei per i cammellieri, non capiscono un cazzo, e pure per noi, ecco un cazzo in bocca beduino in eterno ci vorrebbe per sta rimbambita spaccazzi

  2. Se cambiano gli uomini, cambiano le leggi.
    Popoli diversi, mentalità diverse, leggi diverse.
    Se non fermiamo l’invasione anche le Italiane dovranno indossare il burqa.

    Da notare che i soggetti che accusano di mentalità retrograda patriarcale e anacronistica i sindaci che proibiscono i vestiti succinti, sono quegli stessi che incentivano o accettano l’immigrazione e i costumi islamici.

  3. Gli uomini Italiani, proprio perché Italiani, devono comportarsi in un certo modo, devono accettare certe idee.

    Agli africani, mediorientali, sudamericani, rumeni, proprio perché non Italiani, non si può chiedere. Son quel che sono. Immaturi.

    1. O immaturabili. È per questo che vogliono che ci meticciamo.

      Gli odierni imperialisti hanno sostituito l’ideologia imperiale tradizionale dell’unificazione per sottomissione del diverso, coll’ideologia dell’unificazione per accoglimento del diverso

  4. L’ islam di per se va a braccetto con i regimi illiberali.
    E’ utile alla loro causa.
    Infatti massoni e fratelli musulmani ( l’ ala piu radicale dell’ islam ) hanno fatto um patto di non belligeranza in cui la falsa chiesa di bergoglio si fa promotrice di una religione unica.

    1. Esatto Nikolas, quello che io ho “battezzato”, come barconesimo.
      Suad Sbai è una donna che sta facendo molto per combattere l’islam radicale e quanto detto sopra, forse lei è una delle poche persone ha una cultura laica. La laicità della sua cultura lo disse lei in una trasmissione, quando l’anno scorso ci fu il caso di Silvia /Aisha. Lei si che sa distinguere la religione come fatto privato e le leggi italiane da rispettare. Infatti è stata anche minacciata di morte da certi musulmani. Normalmente tutti i giorni lei legge cinque giornali in lingua araba, quindi sa benissimo quello che dice e fa. Inoltre ha studiato tantissimo qui la nostra storia e cultura.

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